Dai miei diari: Gradini a Sé

Un’occasione come un’altra per essere visionari.

Era un bel pomeriggio d’estate, anno 1998, Angelo e Giovanna mi vennero a prendere a Napoli P.zza Garibaldi per portarmi a Salerno. Li aspettavo con l’amplificatore di Daniela e la mia chitarra blu. Nanni mi prestò lo Zoom e Marylù mi aveva appena spezzato il cuore.

Avevano organizzato una performance ispirandosi alla Scuola di New York, The Irascibles, un action painting su una grande tela.

Il luogo della performance? La strada!

Scelsero una piccola piazza della città nel centro storico, non ricordo quale.
Negli anni dell’Accademia mi recavo spesso da Angelo, il treno Napoli-Sapri per me era la via della mitologia. Quel treno, oltre Salerno, ti portava nel Cilento raggiungendo Paestum.

Gradini a Sé, questo fu il nome del progetto o dell’evento, non ricordo il perché di questo titolo e di quanti ne fossero convinti, ma da quel che so fu l’unica performance di questo collettivo. Angelo, Giovanna, Tullio, Alessandra e Michela dipingevano in dripping una grande tela stesa a terra ed io, con la mia Sakura (una chitarra elettrica dal valore irrisorio di 100 mila lire), li accompagnavo con i miei suoni: in realtà era più rumore che altro.

Ricordo che Angelo approfondiva molto Pollock, io invece ascoltavo un sacco di Alternative, praticamente unimmo le cose. Mi divertiva quel nome: “Sakura”. Niente a che vedere con Lamù, semplicemente mi piaceva quel rimando Gutai che nell’occasione ci stava bene. Nei giardini dell’Accademia io, Angelo e compagni parlavamo solo ed esclusivamente di arte contemporanea: l’astrazione, l’installazione, il video, il compromesso della figura, Basquiat, le capriole già famose di Riccardo, i collettivi che diventavano sempre più numerosi. Duchamp e Warhol artisti contemporanei e la cultura Alternative su Rete A (Mtv era su Rete A). Studiavamo Scenografia ma della scenografia non ce ne fregava un bel niente, unica fonte di ispirazione era la Storia dell’arte.

Angelo agli esami era impeccabile.


Tra preparazione ed esibizione l’occasione durò tutto il pomeriggio fino a tarda sera, indimenticabile!

Intermedia – alla stazione, Giovanna e non ricordo chi, incontrarono Tullio De Piscopo.

Ad agosto, pieno di quell’esperienza sonica, a Paestum, con mia sorella e amici, ad un raduno di centauri andammo al Metallo non Metallo tour dei Bluvertigo. Non ho mai capito cosa ci facesse una pop band ad un raduno di motociclisti metallari. Noi tutti (non i centauri), compresa la band, eravamo circa in 20, seguimmo l’intero concerto seduti su una staccionata. Giulia, un’autoctona tanto bella, per tutto il concerto non mi filò per niente. Morgan e compagni furono fantastici.

Con Gradini a Sé quel discorso di dripping, indierock ed happening mi piacque veramente tanto, peccato che finì lì. Non ricordo un altro collettivo con lo stesso discorso.

Sognavamo i miti d’Oltreoceano

Ci fu una documentazione video di questa performance, forse la VHS ce l’ha ancora Angelo.

Ora suono un’altra chitarra il cui valore è un po’ più alto, ma ogni volta che guardo quella chitarra blu, affiora sempre quell’odore sonico di trincea. Non ricordo chi scattò questa foto, l’ho trovata per caso mentre cercavo tutt’altro, ma quanto basta per raccontarne la storia.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.