Stranger
Stranger
“Dove si sarà cacciato?… Ma che mi importa? – Avete dimenticato che le impronte digitali vi avrebbero acccusato?“
“Questa catapecchia! Perché non mettono una luce più forte?“
Dal progetto: Il sogno di Isak.
(Da “Lo sconosciuto del terzo piano”. USA 1940. Foto TV Donato Arcella)
Io ti salverò
“Ora ci racconterà quello che ha sognato. Ecco perché c’entrano i sogni. Essi descrivono ciò che cerchi di nasconderti, ma lo descrivono in modo enigmatico e confuso. Il problema di chi analizza è di mettervi ordine, e ricostruendo il quadro per intero, capire che diavolo hai cercato di rivelare a te stesso.”
Dal progetto: Il sogno di Isak.
(Da “Spellbound” di A. Hitchcock. USA 1945. Foto tv Donato Arcella)
La lettera
La lettera è un progetto, ci vogliono alcune cose per prepararla, almeno nel mio caso. C’è chi prende carta e penna e scrive grandi cose, chi cartoline, c’è chi fa Mail-art, nel mio caso, spedisco fotografie accompagnate da un pensiero o una citazione. Alle volte scrivo anche una vera e propria lettera però, le immagini sono bellissime, per questo spedisco frames e scatti vari. Ma non è solo questo, la cosa principale è che una lettera, proprio nel senso di busta e contenuto, è un qualcosa che viaggia, ma che viaggia veramente. Un piccolo libro illustrato che ti arriva improvvisamente. È un oggetto fisico, un regalo che rimane al destinatario e che in quanto cosa, può far piacere come anche no. Le lettere si scrivono a mano: ma c’è anche il pc.
Un tempo c’erano gli scrivani, che sballo! Quelli che scrivevano lettere a pagamento: Felice Sciosciammocca. Scrivere era un mestiere, una cosa che non si dava per scontata. Attenzione! Non sto rivalutando nessuna attività estinta, ma semplicemente un valore, perché sì! Se una lettera è un qualcosa di surreale, provate ad immaginare uno scrivano.
Oggi una lettera è un’opera d’arte, è una cosa originale, almeno per gli affetti. Se la scrittura è una tecnologia (a detta di Gadamer), una lettera ne è la sua performance, un qualcosa che richiede movimento, azione, una preparazione che la porta da qualche parte… temeraria, avventurosa, instabile.
È una cosa facile, la prepari e la imbuchi, per il resto ci pensa la Posta, continua il tuo lavoro, realizza il senso per cui l’hai fatta. Bellissimo!!! Surreale. Fantascientifico. Alternativo. Ci proiettiamo verso il futuro ed eccolo! Una lettera sai dove la imbuchi ma non sai con certezza se arriverà a destinazione, è un’azione dispersa nello spazio e nel tempo, un concetto per noi impossibile, per questo una passione che diventa attesa.
Tutte le lettere che ho spedito sono giunte a destinazione, ma un po’ di paura c’è sempre, come nella vita, non puoi mai sapere come evolve, ma sai che le cose nello spazio e nel tempo viaggiano. Esiste questa rete alternativa che è sopravvissuta alle cabine telefoniche ma che non tiene testa a WhatsApp, ma certo! Ma credo anche che siano due sistemi di comunicazione distinti: il primo è veloce, la lettera, invece, è Romantica.
Donato Arcella
(autoritratto con casella postale)
Samantha
Da “Electrical Storm” degli U2. Regia di Anton Corbijn. 2004. Foto TV Donato Arcella.
Samantha Morton
It’s no good (Dickpowell)
“Durante le tournée la peggiore nemica è la noia.” (Martin Gore)
Ho un nuovo personaggio si chiama Dickpowell. Deve scoprire un grosso furto di gioielli. Si sospetta già qualcuno. Li ritroveremo a Cape Town.
Dick è stato ingaggiato giù la metro, sette piani sotto, l’ha ingaggiato la signora Gene. C’è una voice-over che lo racconta. Dick ha una casa, ma vive in metropolitana, è reperibile soltanto sullo smart, i suoi ingaggi avvengono all’aria aperta. Si chiama Dickpowell, come l’attore americano, è il nickname del suo wa. Non ha la patente, ma porta la macchina benissimo. È sposato, ma piace a Gene, una bella signora sulla quarantina.
Dick è nomade non vuole complicazioni. Conosce un sacco di gente, è il tipo che entra in polemica. Alle volte manca di saggezza, ma serve in questo lavoro, la semplicità è la maniera più facile per essere eroi.
Gene è stata vittima di un grosso furto, un’eredità. È convinta che sia stata un’amica. Le indagini non stanno portando a niente allora Gene ha trovato Dick. Dick non ama i salotti, ama il ferro dei regionali, a modo suo è uno snob, però è in questi ambienti che può chiedere di più. Dickpowell è famoso è uno che fa bene il suo lavoro. Dorme sui treni, gli piacciono le poltrone comode. Poi torna a casa, deve farsi la barba, c’è Noise, sua moglie.
È l’alba. Dick ha le dita sporche di inchiostro, prende appunti. Gene è altolocata ha conosciuto una certa Ida (o Tina, dipende dalle occasioni). Maledetta gioventù, la quale saggezza non esiste. A Cape Town Ida/Tina conosce le persone giuste, soltanto qui certe rarità hanno un prezzo. È un bel momento. Dick è al Polo Sud, in Africa, quegli ambienti li conosce. Gene riconosce Ida. Dick entra in polemica con il capo e questa cosa non va bene. I gioielli ora fanno parte della bisca e Dick non sa giocare, ma la signora Gene sì. Nel locale c’è un bel bar.
Il capo è troppo forte, i suoi giocatori sono i migliori del porto. Dick ha sonno, ha un’autostrada sul corpo, quando cambia il tempo gli dà fastidio. Non si può risolvere tutto con una partita. Allora Dick entra in polemica con il capo, ma la cosa non va bene. Ida l’ha pagata cara. Forse toccherà anche a Dick e Gene, ma come in tutti i film c’è un evento imprevisto. Non sappiamo cosa ha combinato il dj, dalle casse del locale parte un Larsen da sfondare i timpani. Dickpowell conosce quel suono, prende Gene e scappano.
Il porto è un labirinto di container, alcuni di questi vengono dal mare. Attento Dick! Il porto è la casa del capo. Ma Dick vive tra i labirinti delle linee metropolitane, ha trovato il modo di depistare il mondo. Li stanno cercando ovunque. Da una scala a chiocciola fatta dal mare, Dick e Gene scendono giù, non li ha visti ancora nessuno, sono nel cuore della trappola, ingenui, le onde del mare sbattono più forte di una tempesta. È notte, è molto umido, le ferite gli fanno male, non ci sono le poltrone dei regionali.
Dick e Gene sono scomparsi.
È giorno, c’è un silenzio molto strano, una mattinata sospesa. Ida l’ha pagata cara, ma li ha trovati e ripuliti. Dick è Gene sono a mani vuote, ma ripartono. Tina a Cape Town tornerà in strada e poi chissà. A Fiumicino è sera, Gene se ne va. Dickpowell è seduto davanti ai riflessi, osserva lo scintillare dei neon nella notte. Gli fanno male le ferite, si vede che le poltrone dell’aereo non gli sono piaciute. Vuole starsene seduto.
Noise, lo osserva già da un po’, così Dick si gira e la guarda.
Donato Arcella
L’età del ferro
“Mai avrei io potuto trovarmi nella quinta generazione di uomini, ma più tosto morire prima o nascere dopo, poiché ora c’è la stirpe del ferro…
… quando i bambini nasceranno con le tempie canute, e il padre non sarà più simile al figlio o i figli al padre, e l’ospite ripudierà chi l’ha ospitato e l’amico l’amico, e il fratello non sarà più caro al fratello, com’era una volta. Offenderanno i genitori appena diventeranno vecchi, li oltraggeranno con parole insolenti, scellerati, incuranti dello sguardo divino, non vorranno nutrire i genitori invecchiati e si faranno giustizia con le loro mani, distruggendosi le città tra loro. Non si renderà onore a chi rispetta i giuramenti, né esisterà più rispetto, il peggiore danneggerà l’uomo migliore con false parole e pronunciando spergiuri. L’odiosa invidia dalla lingua amara, contenta dei mali, accompagnerà tutti gli uomini: …
… e agli uomini resteranno soltanto tristi dolori, e al male non vi sarà più rimedio.“
(Da Opere e giorni di Esiodo)
Projection
Ultra
Projection forma
Il vento tra i miei capelli mi fa capire / Quanto è bello vivere stanotte / E non mi sono sentito così vivo per anni / La luna splende nel cielo / Ricordandomi tantissime altre notti / Ma non come questa notte... (Depeche Mode)
Dal progetto: Il sogno di Isak.
(Frames da “It’s no good – projection tour” di Anton Corbijn, 1997. Foto TV Donato Arcella)
Whatever happened to shoegazing?
Da Still in a Dream: A Story of Shoegaze.