Aagga Label

A Pesaro frequentavo lo studio di Mario, Vinileviola Seconda Fondazione. Con Mario, il produttore di Seconda Fondazione, registrammo un intero album noise prendendo suoni da DVD, chitarre distorte e non ricordo da altro cosa, ma non solo. Mario era costantemente in produzione coinvolgendomi nei suoi progetti dove contaminava pop, elettronica e rock. Molti dei suoni che missava mi ricordavano il trip hop di Bristol.

Scrissi una canzone, un brano indie abbastanza spedito di composizione pop, decisi di volerlo registrare tutto in analogico e, avendo trovato Luigi come batterista, mi misi alla ricerca di uno studio che registrasse chitarra, basso e batteria alla vecchia maniera. In verità, a Pesaro, gli studi di registrazione non mancavano, ne contattai diversi, studi con sale prove, ma nessuno mi convinceva.

Luigi era il batterista dei Pluton Day, e Nicolò, il cantante armonicista, mi consiglio lo studio di Luca che si trovava non lontano da dove abitavo. Contattai quest’ultimo, andai a vedere quello che aveva e come lavorava. La cosa mi piacque. Da questo piccolo brano volevo girarci un videoclip, ne scrissi il soggetto.

Nel primo decennio del 2000, festival per video e cortometraggi spuntavano come i funghi, ci fu un grande boom oltre alle nascenti potenzialità di YouTube. Stanco di realizzare video prendendo la musica di altri, simpatica era l’idea di fare tutto in proprio e poi, sempre di più, con i video , volevo darci un taglio. Mario e Luigi mi incoraggiarono a riprendere la chitarra e così è stato, ma la cosa non fu immediata. Cominciai a scrivere diari e così canzoni.

Oggi Mario vive da tutt’altra parte e né io né Luigi siamo più a Fano, perciò il brano non lo registrammo. Nel 2018, sei anni dopo, scrissi Immaginario e, ricordandomi dell’Aagga, ricontattai Luca e da qui, un andare e venire Imola – Fano che mi ha portato a registrare una quindicina di brani che sono su SoundCloud.

L’Aagga Label di Fano esiste da circa vent’anni, poco meno. Quando conobbi Luca era più che un ragazzo, dopo informatica aveva messo su questo studio guidato dalla sua passione per la musica, una passione di famiglia.

A partire dal 2018, tra una registrazione e l’altra, è nata una vera e propria collaborazione e preziosi sono stati i suoi consigli tecnici durante le sessioni. L’ultima registrazione l’abbiamo fatta un paio di anni fa.

Partire la mattina presto da Imola e raggiungere Fano per andare a registrare è un sogno che si ripeteva ogni volta. Piacenza – Ancona FS.

Era più il viaggio che le registrazioni.

Luca è fonico, produttore, tastierista e da quello che ho capito anche roadie, si è preso un furgoncino niente male. Si occupa di impianti live e ha un sacco di strumentazione, è molto competente. Non sono poche le band, come gli artisti, con cui lavora, è sempre in attività. Ha avuto a che fare con personaggi che hanno suonato con Vasco, credo che sia in un giro niente male. È affidabile. Ora mi devo soltanto organizzare con Luigi e incastrare gli impegni delle nostre vite.

Voce, chitarra e batteria.

Tutto si complica, le cose devono essere affrontate, sennò che vita è? Ultimamente, a Napoli città, ho tenuto una mostra che prosegue fino al 20 settembre ad Ottaviano da Sciusciante, la cosa più bella che abbia fatto fino ad oggi, ma forse perché la desideravo da tempo. I sogni esistono, specialmente se realizzati. Se tenessi un’altra esposizione, mi piacerebbe presentarmi non più con opere, ma con una performance, con dei brani, anche cover, qualcosa di immateriale che rimane nei cuori e niente rimane più della musica. Ma non vado di fretta, non ho più bisogno di scatti e stampe, ma di un’azione che diviene nell’ascolto, come faceva Pollock con la tela a terra. La musica è una cosa che vola e noi voliamo poco. La musica è scrittura, in un testo di tre minuti puoi raccontare tutta una vita.

È sera, come tutte le sere, sto finendo di scrivere questo pezzo pensandomi seduto su un marciapiedi come è nel mio stile, perché soltanto vivendo le cose possiamo vedere lontano.

Donato Arcella

Fano

Una bella vacanza.

Fuggire è scappare, un’esperienza che si risolve sempre in un viaggio, breve o lungo che sia.

Fano è la mia quarta Tortuga, non credo ci sarà una quinta. Napoli, Bologna, Castellammare e Fano. Napoli e Bologna sono le città, Castellammare si trova dall’altra parte del Vesuvio e Fano, località marittima di fondazione romana sul mare di Adria.

Una piccola città archeologica, Roma e Malatesta si incontrano: l’Arco di Augusto, il Palazzo Ducale e il Rinascimento. Le spiagge tipiche della riviera romagnola sono arricchite da lidi, alberghi e localini. Nella zona della pescheria, non lontano da Piazza XX Settembre, hanno ritrovato la basilica di Vitruvio, ci andavano dietro da 30 anni. Città di pescatori, singolari e tipici sono i ristoranti di pesce azzurro con i loro piatti di freschezza e alta qualità.

Qui è cominciato tutto, avevo 29 anni. L’anno prima, ad Urbino, capitale dei Montefeltro, fu dura, poi, tra graduatorie e posti disponibili capitò Fano dove ho vissuto la mia prima vera casa a 50 metri dal mare. La trovò mia madre con il suo solito intuito, zona lido, da Vittorio, mi appassionai così tanto che imparai a lavare i pavimenti e il bagno.

Ospitai Tommaso che era in tournée con un macchinista.

Fino a quel tempo avevo vissuto a Napoli, città stimolante e sterminata, ma anche frenetica e confusionaria, a Fano trovai quella pace che non conoscevo e che poi si è rivelata un vantaggio. Mi piace andarmene in giro per i luoghi a scattare foto, mi comprai una Coolplix, le prime sul mercato, e andavo in lungo e in largo a raccogliere immagini dimenticando una volta e per tutte la pellicola. Ma non come oggi, oggi registro informazioni per scrivere, prima, invece, volevo fare i video, per questo oltre a cercare luoghi, cercavo un linguaggio. Me ne andavo in giro pomeriggio e notte, un cacciatore di immagini senza quella paura tipica delle metropoli. Raccoglievo materiale che poi confluiva in storyboard, ne ho realizzati tanti, sulla carta avrò progettato una ventina di video, ne realizzerò, invece, un numero assai esiguo. Ma non me ne fregava niente, avevo trovato il mio linguaggio, la motivazione di tutto quel girovagare e di tutte quelle foto.

Certamente non mancavano le scappate metropolitane tra Napoli e Bologna oltre ai viaggi con Ruocco, un pullman che prendevo di notte alla stazione di Pesaro che mi riportava in Campania in ore sterminate di viaggio tra gente che non dormiva.

Con Mimmo e Luigi andammo al Dylan Dog di Rimini.

Sul Tirreno puoi ammirare i tramonti infuocati, sul Adriatico osservi le albe argentate.

Conobbi Noise che venne a vivere con me, non eravamo lontani dal molo. Di notte, in inverno, quando c’era tempesta, sentivamo la sirena che si confondeva con le urla del mare, sembrava di stare su un vascello. Il mattino dopo c’era odore di salsedine ovunque. Ho imparato ad essere un romantico, tra rock e fotografia, fotografavo qualsiasi cosa, girammo un video con Luigi, Micòl e Flavio, fu una bella esperienza.

Provavo le inquadrature in spiaggia.

In un precedente post scrissi che il periodo PU fu il mio medioevo ellenico, riflettendo non fu così. Ecco a cosa servono i diari. Le complicazioni sono venute dopo. Ora bisogna avere fiducia.

Ricordo che scrissi una piccola canzone, uno speed rock, cercavo uno studio di registrazione ed ecco che conobbi Luca, il fondatore dell’Aagga Label, lo studio dove, tra una sessione e l’altra, chitarra e voce, ho registrato materiale per un album e proprio questa mattina, l’ho rincontrato davanti la sua label. Che piacere. Mi ha riaccompagnato in albergo con il suo piccolo tour bus, abbiamo un progetto in corso.

Sono a Fano, tra i bellissimi viali alberati della zona lido, come nel mio stile sono seduto sul marciapiedi a scrivere questo pezzo, non lontano dall’Astoria, un tre stelle che vi consiglio vivamente! Domani tornerò ad Imola, in questi giorni andrò al Disco d’Oro di Bologna, sono alla ricerca di un vinile, lo troverò? Chissà. Mi piacciono le piccole canzoni, quelle canzoni che si imparano al primo ascolto, le cose facili.

Donato Arcella

Adria

L’immagine che vedete qui sopra è un frame che ho tratto da “Lo sconosciuto del Terzo Piano”, un film americano del 1940 diretto da Boris Ingster per la fotografia di Nicholas Musuraca, la prima pellicola noir della storia del cinema. Questa immagine sarà la cover di Garage che, insieme a Tu Ragazza, sarà il mio secondo singolo dopo Ciò che mi resta che ho registrato un po’ di tempo fa con gli F.T.LOW.

Garage e Tu Ragazza sono due canzoni indie che ho scritto in questi ultimi anni dopo il 2020 e che ho deciso di registrare con una band, due brani pop rock le cui sonorità me le sono andate a cercare negli anni ’90 del Novecento. Sono molto legato a queste due canzoni. Di Garage ne ho parlato qualche post fa, di Tu Ragazza invece ho accennato poco e niente. È un brano che nasce da un ricordo su mia madre che, quasi quarantenne, madre e professoressa, l’ho sempre vista “vecchia”, un giorno però mi sorprese.

Fine anni 1980.

Una domenica di primavera decidemmo di andare in gita sul monte Taburno nel beneventano, un picnic in famiglia, mia madre, che l’avevo sempre vista con tailleur e giacche con spalline, per l’occasione si mise in jeans e T-shirt e, legandosi i capelli all’indietro, si rivelò per quello che veramente era: una ragazza. Sicuramente non sarà stata la prima volta, ma fu in quel giorno che me ne accorsi, oltre questo, la canzone prosegue il suo discorso ampliandosi nelle complessità familiari.

Ho sempre amato le canzoni orecchiabili dai contenuti sensibili, brani come: 29 settembre, Hanno ucciso l’uomo ragno, About a Girl, 50 Special poi, certo, ci sono gli album, ma mi sono sempre andato a cercare le “piccole” canzoni, quelle che si imparano al primo ascolto. La canzone del sole di Lucio Battisti è un brano così universale che la paragono a Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan.

Ora, non ci permettiamo di paragonarci a tali opere, proprio no, ma quanto è bello ascoltare semplici canzoni.

Nel mio immaginario questo progetto è un personale omaggio al Novecento, secolo controverso, ma anche il secolo in cui sono nato e che nei ’90 l’ho vissuto da ventenne. Un secolo che insegno a scuola e che ho visto attraverso la videoarte di Anton Corbijn e Jonathan Glazer. L’omaggio principale partirà proprio dalla cover, i quali noir, insieme al neorealismo italiano, sono stati l’ABC del cinema moderno.

Il grande cinema narrativo! Il cinema di John Huston, Alfred Hitchcock e Vittorio De Sica.

Curiosità.

Gli storici affermano che l’arte moderna si conclude negli anni 1940 e che nei ’50 inizia l’arte contemporanea. Un’autorevole pubblicazione, abbastanza recente, afferma che l’arte contemporanea inizia intorno al 1980. Ma scusate! Se l’arte moderna finisce negli anni ’40 del Novecento e l’arte contemporanea inizia nel 1980, l’intervallo che intercorre tra il 1945 e il l980 che arte è? Non è più facile dire: arte dell’Ottocento e arte del Novecento punto e basta? L’Ottocento, ad esempio, è un secolo che comincia con William Turner e finisce con Vincent van Gogh, il Novecento inizia con Pablo Picasso e finisce con Kurt Cobain.

Tornando a noi.

Registreremo a Fano (PU) nello studio del fonico Luca Uguccioni che ho battezzato, senza il suo permesso, “Aagga Label” (in somalo significa zona lido). Saremo io, chitarra e voce, e Luigi Russo alla batteria, Luca sarà il produttore. Progetto Negli spazi del Lolli. Mi piacerebbe fare un buon lavoro, magari da recensione. La mia chitarra è la Stratocaster. Il singolo non lo stamperemo, sarà tutto in digitale, è più facile. Vedremo di mettere i brani su qualche piattaforma per il download, speriamo che venga una bella storia.

Fano è bellissima, patria di Vitruvio, è una città romana sul mare di Adria.

Donato Arcella

Altamura – Bakery

Un altro bar che amo frequentare e che alle volte, ammetto, preferisco al Nicole, non per qualcosa, è Il Gusto di Altamura – Bakery. Il Bakery è un forno e pasticceria, infatti qui compro il pane. È tutta roba pugliese di produzione propria. Non è lontano dalla biblioteca comunale dove mi dedico alla lettura e all’ascolto di CD.

In questa biblioteca ho trovato “Figli di Annibale” e “The Psychedelic Sounds of The 13th Floor Elevators”.

Imola – BO.

A differenza del Nicole i clienti dell’Altamura sono gente da tavolino. Anche qui le etnie non mancano, ma anche se sulla strada, la condizione è un po’ meno stradaiola. Essendo una pasticceria anche la varietà cambia insieme ad una eccellente qualità. I tavolini fuori, poi, sono magnifici. Situata in Via Appia, che collega la stazione alla Via Emilia, c’è un bel passeggio che, in centro, architettura rinascimentale, fa la cosa molto caratteristica. Il pane a ciambella è quello che preferisco, mi ricorda il vicciddu cilentano. Per certo non mancano i pani, Altamura è famosa per questo.

Mangiare è una bella soddisfazione, peccato che andiamo sempre di fretta, gustiamo male la vita, ma l’uomo non è fatto di solo pane o meglio, non è fatto di solo stomaco, perciò, potremmo anche fermarci, sederci e “riflettere” su quello che mangiamo perché è più buono di quello che immaginiamo.

Donato Arcella

Nicole

Per motivi di privacy i luoghi che fotografo sono vuoti, tutto diventa metafisico.

Sono alla Conad davanti al Nicole Cafè, Segafredo. Vengo spesso qui, c’è il supermercato, la rosticceria, il ferramenta e i vespasiani. Incredibile! C’è anche il solachianiello (il ciabattino), credevo fosse un’attività estinta.

Sono al tavolo del bar, da buon napoletano mi sto prendendo un orzo, vado meglio. Imola (BO). Mi piace la gente del Nicole, non sto qui a parlarne, dico soltanto che non è gente da tavolino, sono convinto che se parlassi con ognuno di loro avrebbero da raccontarmi storie, come Rosario. Ma mai chiederle, preferisco immaginarle. Un po’ come la gente del Mexico.

Sto leggendo un libro interessante, un regalo che mi sono fatto in questi giorni: “No sex No drugs Only rock’n’roll – La storia degli Overlord, una band senza storia.” Proprio quello che mi interessa! Una indie rock band di Roma attiva tra la fine degli ’80 e gli inizi dei ’90, sarebbe l’autobiografia di Marco Marraccini, il cantante. Al momento una lettura piacevole. Mai avrei saputo l’esistenza di questa band se non fosse stato pubblicato il libro, non l’album, il libro, che poi c’è anche l’album, ma con tanta musica in circolazione ciò che mi interessano sono le storie, specialmente se rare. È un libro che ho trovato all’Ipercoop. Se l’arte contemporanea ha inizio intorno al 1980, la condizione degli Overlord è perfetta. Questa è la mia arte contemporanea.

Al Nicole c’è chi entra e chi esce: dalla Conad, da Pirazzoli, dal forno che fa delle brioche veramente niente male. Etnie di tutte le specie: pakistani, marocchini, rumeni, imolesi, cinesi, senegalesi, siciliani e napoletani non manca nessuno, tra questi ultimi ci sono anch’io! Dal cinese compro tutto quello che voglio, guai a chi me lo tocca. Non è tanto ciò che trovi, ma ciò che cerchi.

Amore baciami, guarda in faccia la realtà, siamo qui io e te di fronte al bar.

Sto scrivendo una “canzone”, questa è la mia canzone perché è scritta in un bar sotto casa. Nessun on the road, nessuna grammatica, ma qualcosa di stradaiolo, perché anche così si può essere pirati. Pirati! Non puoi fare altrimenti: “chiunque chiede riceve, e chi cerca trova.” (Luca)

Donato Arcella

Bologna

Non sono uno scrittore, ma un lettore di me stesso.

Bologna è la mia seconda Tortuga, la città del Disco d’Oro e del Palazzo Fava, la città del MAMbo e dell’Arte Fiera. La città dove ho girato Hydro-Gene con Enrica e Flavia. La città della Cineteca e del cinema Odeon. Con Davoli e Citti, Pasolini, ha girato l’Edipo re in Piazza Grande e sempre a Bologna, ha studiato Storia dell’Arte con Roberto Longhi. La città dei porticati, la città di Dalla e dei Disciplinatha, la città dove sono entrato in ruolo. In questa città Blu è diventato Blu. È qui che ho visto Tool e NIN, nella città dove sono giunti anche Da Michele e Sorbillo.

Donato Arcella

Raiss

Raiz o Raiss (come è scritto in’O bbuono e ‘o malamente), al secolo Gennaro Della Volpe, cantante, attore e poeta, è la più grande voce trip hop italiana e non solo, dal tono inconfondibile, è stato ed è il cantante degli Almamegretta, tra le band più iconiche della scena alternative contemporanea.

Oltre ad una lunga e prolifera carriera musicale, dove ha collaborato con artisti del calibro di Lino Cannavacciuolo, Enzo Avitabile, Pino Daniele, Fausto Mesolella e Teresa De Sio lo ritroviamo sul grande e piccolo schermo in veste di attore e compositore, le cui singolari performance hanno saputo conquistarsi un proprio seguito attraverso registi quali Manetti Bros, Farina e Careddu, Vullo e Turturro.

Voce rivoluzionaria del Mediterraneo, con Karmacoma dei Massive Attack (la Scuola di Bristol), Raiz, diventa strumento di un nuovo canto o stasimo, uscendo dal Mar Grande e dal mito, per raggiungere le polis globali.

I suoni quando sono autentici diventano eterni e riconoscono una terra nella sua versione universale raggiungendo qualsiasi orecchio, qualsiasi anima. Non siamo noi a migrare ma i suoni che filtriamo, perché ogni sensibilità sonica ha la possibilità di vibrare nell’aria e ciò che vola non scompare. Questo insegna la grande musica, anche in tempi così strani come i nostri dove Raiss e compagni ancora cantano.

LP come Animamigrante, Sanacore e Lingo fino a collaborazioni come I’ te sento in Pausilypon, Aizamm’ na mana in Black Tarantella e Dago Red rimangono nella propria educazione sia visiva che musicale.

Gli anni più forti dove ho “vissuto” Raiz è stato nel periodo di Mtv beccandolo, alle volte, tra Piazza Bellini e Piazza Dante.

Ha scritto “Il bacio di Brianna” edito dalla Mondadori.

Nella foto dell’articolo, scattata dalla pittrice stabiese Carmen D’Auria con lo smart, ‘o Raiz è in concerto con gli Alma al Parco Colonia Montana di Agerola sopra Castellammare. 28 luglio 2026.

Proprio in questi giorni mi sono fatto un regalo, il vinile di Animamigrante:

“Ce sta troppo rummore troppo casino lascia che ‘o Raiss ti parli da vicino pe te dicere tienelo a mmente chi è ‘o bbuono e chi ‘o malamente…”

Donato Arcella

B-Side

“Tutto va via come un treno nella notte. Contano solo due cose: tu e quella canzone. Tu sei il treno, quella canzone sono le luci nella notte.” (M. Cotto)

Non sono un collezionista o forse sì. Sono cresciuto con i cd. Il cd è un’opera completa tra musica, testi e artwork non gli manca niente, un’opera totale di identità assoluta composta in tutte le sue parti. C’è stato un tempo in cui, tra le nuove generazioni, i cd sono riusciti a sostituire i libri, la cultura pop passava da una mano all’altra. Poi è scomparso tutto, per questo anche una grossa fetta di cultura, un vero e proprio abbassamento di livello.

Oggi, mi piace collezionare vinili, sì, i dischi, sono caduto anch’io in questo stadio di cose, e come i collezionisti, vado alla ricerca di rarità, però, con una particolare esigenza: il sentimento, quell’affetto rivolto alla musica che mi piace e alle copertine che mi attirano. Per questo, non è possibile cercare su Internet, ci vuole un negozio.

La ricerca è un fare archeologico: come un archeologo scava nei siti, io scavo nelle fonoteche. 

Ci sono molte attività di questo tipo, ma in quanto amante dell’indie, non mi accontento delle “major”, amo i piccoli negozi indipendenti che, oltre alle rarità, hanno qualità e B-Side a Forlì, ne è un esempio.

Forlì è una bella città, di fondazione romana, 188 a.C., siamo in Romagna lungo la Via Emilia, prende il nome dal console Gaio Livio Salinatore: Forum Livii, Foro di Livio. L’attuale nome ce lo detta già Dante nella Divina Commedia.

In via Maurizio Quadrio 4, potete trovare B-Side.

Il nome del negozio potrebbe alludere a qualcosa ma, entrando, non ci ho trovato niente di ambiguo, soltanto perle di musiva. Cerco di collezionare un preciso periodo, l’alternative, specialmente italiano e qui, da B-Side, c’è! Il negozio è situato in una bella piazzetta che, proseguendo, la sera, ci sono dei bei localini. Andando ancora oltre c’è la pizzeria “Casa Hirta” che fa la pizza napoletana: è lei!

B-Side è un’attività gestita con passione e ricerca, è un buco, ma trovate tanto. Come potete vedere, sopra, nelle immagini, c’è tanta varietà ma, andando oltre, troverete articoli un po’ più distinti. Per quello che cerco: Almamegretta, CCCP, CSI, Viaggio Senza Vento (live di Pedrini) e Litfiba, e ancora non soltanto made in Italy.

Ho scambiato quattro chiacchiere con il proprietario e mi è sembrato preparato, tipico di chi fa le cose con passione, mi ha detto che in gioventù andava a spendere al Disco D’Oro di Bologna, altra realtà indie e storica nella ricerca musicale, non lontano dalla Stazione Centrale. Al Disco D’oro volete l’ultima uscita dei Vanishing Twin? La trovate. Volete l’album dei The Wild Bunch? Lo trovate. Sono contento del fatto che in un periodo come il nostro, dove c’è tanta musica che non si ascolta, ancora persistono queste attività di ricerca che paragono alle biblioteche.

Ascoltare un buon disco è come leggere un buon libro. L’ascolto è un altro tempo, un’altra fruizione, cultura, quella che ti fa conoscere e crescere.

È il tempo che non conosciamo più, chi vuole leggere un libro o ascoltare un LP, non si mette a contare le pagine, semplicemente comincia a leggere, pagina per pagina e, canzone dopo canzone, finisce il libro ed ecco l’arricchimento. Ma con tempi così stretti cosa arricchisci?

Prima i viaggi erano iniziatici, il Grand Tour durava mesi, oggi siamo più esperti di aerei e stazioni che di costumi.

B-Side è una bottega sia dell’ascolto che del visuale, perché i vinili sono opere d’arte. Conosco un bar le cui pareti sono un’esposizione di LP di musica jazz, è come vivere in una collettiva di arti visive, perciò, la musica non è soltanto musica, ma tanto altro.  

Botteghe, ognuna con il proprio Verrocchio.

Qui al momento ho trovato Animamigrante degli Almamegretta e Viaggio Senza Vento, live in Milano, di Omar Pedrini. Due dischi che cercavo da un po’ e, rifiutando di cercare su Internet (mi piace Internet), ho avuto pazienza e li ho trovati a mano, mi piace così, è un atteggiamento che ho ritrovato e mi distrae.

Credo non possa esistere arte senza ricerca. Cercate come vi pare, basta che cercate e che sia un percorso emozionale. La cultura non deve essere una musica di fondo, un accompagnamento randomico. Cercate le cose che vi piacciono, ma cercatele, leggetele e rileggetele, ascoltatele e riascoltatele, non stancatevi perché è qui che si forma l’identità, non l’andare a zonzo tra reale e virtuale. Così…

prendendoci il nostro tempo, impariamo a scavare con le mani.

Donato Arcella

‘Na tazzulella ‘e café

‘Na tazzulella ‘e cafè e mai niente ce fanno sapè
Nui ce puzzammo e famme, o sanno tutte quante
E invece e c’aiutà c’abboffano ‘e cafè
‘Na tazzulella ‘e cafè, ca sigaretta acopp pe nun verè
Che stanno chine e sbaglie, fanno sulo mbruoglie
S’allisciano, se vattono, se pigliano o’ cafè

E nuie passammo e guaie, nuie nun putimmo suppurtà
E chiste invece e rà ‘na mano
S’allisciano, se vattono, se magnano a città
E nuie passammo e guaie, nuie nun putimmo suppurtà
E chiste invece e rà ‘na mano
S’allisciano, se vattono, se magnano a città

‘Na tazzulella ‘e cafè, acconcia a vocca a chi nun po’ sapè
E nui tirammo annanz che rulore è panze
E invece e c’aiutà c’abboffano ‘e cafè
‘Na tazzulella ‘e cafè ca’ sigaretta acoppa pè nun verè
S’aizano ‘e palazze, fanno cose e pazze
Ci girano, c’avotano, ci regnono e tasse

E nuie passammo ‘e guaie, nuie nun putimmo suppurtà
E chiste invece e rà ‘na mano
S’allisciano, se vattono, se magnano a città
E nuie passammo ‘e guaie, nuie nun putimmo suppurtà
E chiste invece e rà ‘na mano
S’allisciano, se vattono, se magnano a città

E nuie passammo ‘e guaie, nuie nun putimmo suppurtà
E chiste invece e rà ‘na mano
S’allisciano, se vattono, se magnano a città
E nuie passammo ‘e guaie, nuie nun putimmo suppurtà
E chiste invece e rà ‘na mano
S’allisciano, se vattono, se magnano a città

Pino Daniele

(Foto di Donato Arcella)

Libero D’Orsi

…sulla terra non c’è una sola pagina, una sola parola che lo sia, giacché tutte postulano l’universo, il cui attributo più noto è la complessità.” (J.L. Borges)

[Nella metro mi piace ritrarmi nei riflessi del vetro tra architettura e neon: il mondo sotterraneo, il sottobosco indie. Se avessi preso la Circumvesuviana delle 8:00 mi sarei fatto un giro al MANN. Riparerò tra qualche giorno al Museo Archeologico Libero D’Orsi di Castellammare di Stabia insieme a Carmen, Noise e Greta. Credo sia uno di quei pochi musei al mondo che fa il punto sulla pittura classica: la pittura pompeiana.]

L’arte contemporanea che veramente racconta l’uomo è l’archeologia.

La scoperta dei reperti che ci giungono, ci descrivono nella nostra storia che è fatta di luoghi, stoffe, manufatti, leggi e pensieri, ma in particolar modo di bellezza. L’uomo, per millenni ha raccontato la bellezza ed è questa che emerge dagli scavi: semplicità, bellezza e ingegno. Purtroppo, anche brutalità. Nel contemporaneo siti e musei sono tra i più frequentati, basti pensare Pompei, Angkor Wat e il British e capiamo che l’interesse dell’uomo moderno è l’uomo, e che gli artisti di oggi non sono più gli artistar, ma sono ricercatori e docenti il cui percorso è didattico. Insegnanti che si sporcano le mani sotto il sole e la pioggia per scoprire e dirci cose, scavando se necessario, con le unghie. I documentari di archeologia si sprecano e sono tutti bellissimi.

Verità sepolte.

Quando i turisti vanno ai templi di Agrigento o di Paestum, quanti conoscono l’architettura greca? Eppure, tutti ne restano affascinati. Quanti al M.A.N.N. si fermano davanti al Doriforo non sapendo che è una contraffazione in marmo di età romana per i giardini delle domus e non l’originale di Policleto che era in bronzo, eppure, molti rimangono colpiti da tale bellezza e studio delle proporzioni. Come per le opere di Michelangelo e Raffaello, i rinascimentali, gli antichi più prossimi che hanno superato i classici.

Ripeto, l’esigenza dell’uomo di oggi è capire l’uomo e l’unico veicolo possibile è la bellezza e chi ci insegna questo è l’archeologia, che in quanto scoperte contemporanee è arte contemporanea. Non credo sia un caso che Gombrich collochi Nuove scoperte come ultimo capitolo del suo libro più famoso. Ed io, in quanto amante dell’arte contemporanea non posso non amare l’archeologia nel senso più romantico del termine.

Il passato non fugge, si rivela tutto intorno a noi, se scopo dell’arte è raccontare l’uomo, l’archeologia è l’unico racconto possibile, perché moderno.” (D. A.)

Donato Arcella

(Foto dell’autore. Carro antico di Villa Arianna in Stabiae. I sec. a.C.)