Una giornata speciale

Il sorriso, chi ce l’ha, non lo perde mai” (Marì)

Ehi Marì tutto bene?

Io e Noise ti volevamo ringraziare della bellissima gita di mercoledì che proprio come tu dici: è stata una giornata speciale! Padova ci ha colpito, l’avevamo già vista, andammo ad una mostra sulla pittura dell’800 parigino, ma poi non siamo andati a zonzo per la città, invece con te abbiamo avuto modo di approfondire un po’.

Gli scavi romani, la Cappella degli Scrovegni, il bellissimo parco dove ci hai portato, le architetture, il Palazzo della Ragione che purtroppo non abbiamo visitato. Magnifici borghi rinascimentali e sai che, quando parliamo di Rinascimento, io sono qui! Padova ha avuto l’influenza della scuola di Giotto, Donatello e Mantegna, tra il XIV e il XV secolo non si è capito niente.

Non ti vedevo da 20 anni, dall’estate del 2005, perciò 21, l’immagine che ancora avevo di te era fortemente radicata in quel di Ascea tra spiagge e tramonti africani, vedendoti a Padova mi hai spiazzato. Un détournement.  Oltre questo, non sei cambiata per niente. Noise è rimasta contenta sia di Padova che nell’averti conosciuta. Tu e tuo figlio Ettore siete stati una bella sorpresa e mi sono piaciuti anche gli interventi WA di Alfredo.

È vero! I ricordi sono bellissimi, ma come dici, si vive il presente, effettivamente ci vogliono nuovi ricordi e questo è possibile soltanto nuove vite.

Comunque, non mi sono stancato, la spalla va bene, sai, ho ripreso a suonare la mia amata Ibanez folk, ci voleva. Spero che il libro ti sia piaciuto, la t-shirt che mi hai regalato è una bomba! A parte le foto, le esperienze dei membri del TILT sono peculiari, è formativo quanto fantastico come un teatro, un piccolo palcoscenico indipendente, possa raccontare tanto. La regista de Il ragazzo dai pantaloni rosa ha cominciato proprio qui.

Racconti di vita, Marì, umanità, una parola che il mondo sta dimenticando sempre di più.

La calamita di Zenone poi è una chicca! Ma come ti è venuta? Zenone di Elea. Mi fai venire in mente Parmenide, la scuola eleatica di Parmenide. Non sono un filosofo, non mi permetto, ho fatto qualche ricerca, i miei filosofi preferiti sono Parmenide e Leonardo. Mi dirai, ma: Leonardo da Vinci?

Si! Per me Leonardo è stato il più grande filosofo del proprio tempo, lui sì che aveva “amore per la conoscenza”, ha scritto e disegnato su tutto.

Nostos – nostoi

Il viaggio di ritorno è stato un’odissea, abbiamo sbagliato strada, lasciamo stare, non siamo amanti della macchina, siamo topi di treno, l’autostrada ci disorienta, ci porta verso distorsioni psichedeliche mai viste prima, ma siamo giunti a destinazione.

Marì! Ti sto scrivendo questa piccola lettera, questo nuovo ricordo, con accanto la mia chitarra. È sera. Quelle cose del tipo che mentre scrivi fai un break e suoni qualcosa che ti piace. Non ho mai capito, ad esempio, perché, non appena prendo la chitarra parto con “Karma Police” dei Radiohead. Sbareo così, tutto in power chord, se non sai cosa sono, Gabriele può farti chiarezza.

Una vera giornata speciale, anche il pullman mi è piaciuto, è stata la gita che comincia la mia vacanza, perché sono e mi sento in vacanza. Dagli stasimi dello scorso anno, credo, che una vacanza ci voglia proprio.

Ulisse era un fico è uno dei miei libri preferiti, lo preferisco all’Ulisse di Nolan che è un capolavoro.

Abbiamo assaggiato i fusilloni alla genovese del fast in piazza, perché non assaggiare la cucina di Marì? Perciò, ci auguriamo di vederci presto, un motivo per conoscere meglio Gabriele e la sua Telecaster. E come è scritto sulla calamita:

Il più lento non sarà mai raggiunto nella sua corsa dal più veloce…” (Zenone di Elea)

Io e Noise vi auguriamo una buonanotte e a presto!

Un abbraccio. Donato.

Performer

Il performer è un astratto in divenire, non ha bisogno di niente, la sua sola anima adempie all’intera voce.

Non ha mestiere, ha istinto, passione, riesce a raccontare le percezioni, trasforma i sensi, li concretizza. I performer sono spettacolari, dall’originalità giungono al genio. Ci fanno sentire le passioni, ce le raccontano con sincerità, creano inimicizia tra noi e ciò che ci circonda. Sono poeti. Ci commuovono perché fanno cose che gli altri non fanno. Usano il distorsore, cambiano voce, diventano sonici per Bellezza.

Hanno ancora la verginità nel cuore.

È una catarsi sul palco, un nuovo stato di cose, non sono profeti, sono espressionisti. Hanno vanto, si esibiscono, esordiscono ad ogni live. Sul palcoscenico ci sono soltanto loro, ma è quello che vogliamo. Sono folli. Sanno a cosa vanno incontro.

Accendono il fuoco in un momento, spiazzano cedendo all’evento.

Davanti a migliaia di persone non tremano. Scorrono, trovano nuove strade, non aspettano, corrono verso la cascata. Ma nella quiete del gran finale sentono gli applausi. Nel profondo della notte, si riflettono nella normalità delle stelle, osservano il firmamento dal punto più alto della città. Vedono il mondo si addormentano al suono dei venti.

Sono performer, hanno questo istinto, hanno scoperto il proprio cuore, è da qui che nasce il genio. Quanti desideri può esaudire un genio? Soltanto tre, oltre, è pericoloso.

Donato Arcella

(Jimi Hendrix alla Woolsey Hall di New Haven. 1968.)

Sciusciante

Gentili utenti, per quelli che hanno piacere di seguirmi, la mostra “Cosa c’è in quel rumore?”, da Gino Ramaglia in Napoli, si sposterà a Ottaviano (NA), da Sciusciante, del collezionista partenopeo Michele Franzese, sempre sotto la curatela dell’artista visivo Domenico di Caterino. Ringrazio di cuore Enzo e Marco Ramaglia di avermi dato la possibilità di realizzare questo sogno e ringrazio il signor Franzese di darmi la possibilità di continuarlo.

Per la realizzazione di questi chitarristi, il progetto Selbstdarstellung (autopresentazione), ho sperimentato la performance. Ho preso la mia Stratocaster e mentre suonavo mi sono fotografato. Sono partito dalla storia del rock, la storia che ha fatto il secondo Novecento, era il 2017, tutto è partito da uno studio, per poi realizzarlo, oggi, in una personale. Ora, dalla storia del rock, ritorno alla storia dell’arte e il percorso continua non più con la chitarra, ma da solo. Non più a teatro, ma tra i luoghi, davanti allo specchio, in un tempo come il nostro dove l’uomo ha perso la propria identità e, l’unico Rinascimento possibile (rinascimento personale) è il selfie: io e il kosmos.

I selfie si fanno con lo smartphone, ma non si tratta soltanto di me stesso, si tratta anche delle persone che mi circondano, dei luoghi che frequento, casa mia, la stazione di Napoli, la stazione di Bologna, la scrittura, domande e paure di quello che vivo. Forse Nolan ha ragione, siamo alla fine di una civiltà, ma ciò che non si impedisce è il viaggio. Se non si può essere re si può essere esploratori. Per quanto tempo non lo so, ma per certo nessuno può impedirci di cercare con fede.

Ringrazio vivamente Marco Rallo per la realizzazione del poster per la mostra da Sciusciante, molto psichedelico, mi ricorda i poster di Wes Wilson e Victor Moscoso nella San Francisco della Summer of Love. Nel link qui sotto potete vedere il comunicato.

In questo spazio espositivo non ci saranno soltanto i chitarristi, ma si amplia di altre mie opere che ritraggono luoghi, frames e persone.

Grazie!!!

Vostro.

Donato.

Il sogno del Cretto

Ho fatto un sogno.

Ho sognato di realizzare un cortometraggio con Flavio e Silvia, eravamo giovani o almeno più giovani di ora, siamo già sul luogo: un grande spiazzale tutto in cemento, molto simile al Cretto di Burri. È un corto d’azione, c’è molta velocità dove ogni scena crea un immaginario.

È il sogno stesso che definisce il soggetto.

Flavio e Silvia non si sono mai conosciuti, rincorrono due individui non identificati che a fatica, riparano attraverso un’uscita quadrangolare, raggiunta attraverso una scaletta di legno dove a stento vi entrano.

Questa porta nel buio ti spinge fuori dal sogno.

Durante le riprese alloggiamo in un hotel dalle stelle incerte per 40 euro a persona, ho insistito nel voler prendermi a carico le spese dei due protagonisti. All’interno dell’albergo, Flavio si lamenta e Silvia è in stanza ad occuparsi della toilette. Guai a chi tocca la colazione di Flavio.

La signora dell’albergo è molto gentile, ogni volta che parla le stanze cambiano colore. Colori forti e psichedelici. Le inquadrature sono fatte di campi lunghi. Domina il campo lungo.

È la stessa prospettiva lineare che vediamo nella Scuola di Atene.

Ovunque ti giri ti perdi all’orizzonte, tutto è gigante, olimpico, oniricamente ideale.

Siamo tutti e tre nella mia stanza a fare colazione, una bella colazione piena di brioche, le prepara proprio la signora, è bravissima. Mancano ancora alcune scene, il Cretto è enorme. Poi, di improvviso mi sveglio e rimango in dormiveglia nel cuore della notte.

Non sono deluso, mi è piaciuto, soltanto che non riesco a riprendere sonno, perciò, prendo carta e penna e scrivo questa pagina.

Donato Arcella

Zoom h2n

Registrarsi è la cosa più difficile al mondo, specialmente quando si vive una condizione complessa. È vero, un’opera d’arte non descrive soltanto l’opera in sé, ma descrive la condizione che l’artista vive. L’arte è un’espressione dell’anima, dell’uomo, quella cosa che scopre l’artista e fa capire chi è. Perciò, l’uomo cosa vive. E non bisogna averne paura. L’opera che vedete qui sopra è quella che mi ritrae di più, ma non l’ho fatto apposta. È un’opera non recente, è uno studio fatto a teatro, ho avuto la possibilità di avere un teatro a disposizione dove ho avuto il tempo di studiarmi e posizionare luci, partorendo un lavoro più scientifico che espressivo, che poi alla fine rivela un mal d’essere e oggi la complessità che sto vivendo e combattendo. Difficile.

Qui mi propongo come chitarrista elettrico che in qualche modo fa giungere un suono, i suoni sono complessi. A parte che, come si è deformata la chitarra, sembra una Jaguar quando invece è una Stratocaster, è divertente. Un bn. Anche quando feci questa fotografia era un momento complesso della mia vita, non come oggi, ma forse anche sì. E nascondersi per non guardare è da codardi, invece bisogna affrontare, c’è chi mi ha fatto ragionare, soltanto in questo modo si può vivere bene giorno per giorno. Come dice Gesù nei suoi insegnamenti: a ciascun giorno bastano i suoi problemi. È inutile che ci mettiamo a pensare al futuro, non lo conosciamo. Infatti, questa immagine è quel rumore dell’adesso e ora. Oltre questo è una bella fotografia, mi piacciono le foto mosse, un autoritratto mosso.

Ho sempre avuto dentro di me un forte rumore che ho cercato di esorcizzare ma che ho soffocato dentro e ora basta! Ogni complessità porta un insegnamento e ogni insegnamento è un tesoro da portare con sé, un bagaglio che può servire ad altri e a te stesso, un bagaglio che serve ad affrontare meglio altre cose più piccole e più grandi. Però siamo umani, cediamo al pianto, allo sconforto, bisogna essere forti. Da quello che ho capito, nella mostra da Ramaglia, è l’immagine che più mi rappresenta e che forse piace di più, è anche una delle mie preferite, infatti la voglio stampare per me. Ma farne altre no! Il passo successivo è il selfie dove mi guardo allo specchio in istantanea e mi dico: Donato no! Tu sei qui e ora, sei colui che vive questo giorno, domani è un altro giorno. Infatti, sto cercando di farmi un selfie al giorno, è una cosa che voglio fare. Il selfie, guardarsi allo specchio con lo smartphone, fotografia! È molto duro parlare a sé stessi, quando si affronta una complessità si è soli, è così, c’è chi ti sostiene con amore incondizionato, però si è soli.

I silenzi aiutano, a me, ad esempio, aiuta molto il dormiveglia, magari che ne so, è notte fonda, fuori piove e io dormo, è una cosa che mi dà sicurezza. La mattina mi sveglio e comincio un’altra giornata. Siamo qui per vivere, per affrontare le cose, non possiamo fare altrimenti. Bisogna avere fiducia. Sempre meglio. Questa sarà la mia prossima lettera, il mio prossimo articolo, è un ragionamento, parlo a me stesso è mi registro. Registrarsi con uno zoom è una cosa molto divertente. Vorrei dare un nome a quest’immagine ma credo che già lo abbia, già c’è. Tutt’al più un titolo a questo articolo, lo chiamerò: Un articolo. Proprio così. Ok! Ascoltiamo e andiamolo a scrivere.

Donato Arcella

Hic et nunc

Scrivere è fuorviante, vorrei [impararmi] poeta o scrivere in strada. Una comunicazione a contatto con le immagini, meno solo, nel combattere i tuoni – Tuoni che scivolano senza problemi. La scrittura mi è amica, mi tiene compagnia, mi dà ristoro. Ma i poeti sono coloro che hanno un gran coraggio, non hanno paura di scrivere, non amano il silenzio, prendono la penna e scrivono. C’è sempre un’occasione per scrivere, per questo esistono i cantanti. Il selfie è un confronto con il qui e ora, perciò, faccio lo smartmaker – scrivo in biblioteca, sul ciglio della strada, seduto in poltrona, durante un film. Ma non c’è rima. La scrittura scorre facile, apre lo spettacolo. Non aver paura sarò con te! Mi fiderò. Mi sembra impossibile. Intanto la terra gira. Piove. Sta cambiando il tempo è nel suono della notte c’è silenzio. È scaduto il giorno della pomata. Shere Kan mi segue tra i villaggi persi di giorno tra le ispirazioni mattutine. Cerco distrazioni in un commento all’entrata del fast, poco prima di piazza Spartaco, sui marciapiedi dove vendono le alici. Ho riascoltato le canzoni. Shere Kan mi vuole in strada, vuole che scriva per strada e difatti è così. È poesia – la cosa che non si capisce. C’è chi la poesia la contestualizza in una scienza, in una grammatica. È possibile? Come vedete, giunti all’entrata del fast, non c’è rima. Nuove cose. Servirebbe una città o meglio – un progetto.

Donato Arcella

Rossè!

L’analfabeta del futuro non sarà chi non conosce la scrittura ma chi ignora la fotografia(Benjamin)

È la mia mostra, da Gino Ramaglia, la mostra che stavo pensando da tempo e che finalmente si è realizzata, proprio tra i colori di Ramaglia, come la vedi, in pieno Centro Storico accanto all’Accademia, da uno dei coloristi più antichi di Napoli. Qui mi presento con i miei Selfie, con le mie chitarre, i miei bn e il colore: le mie fotografie.

Mi racconto in quanto performer, perciò non più dietro l’obiettivo ma davanti, ho preso coraggio tra strada e teatro. Da sempre, amante del rock e dei suoi feed, come della psichedelia anni ’60, non cerco musica ma immagini ed ecco il selfie. Non cerco perdizione ma riflessione, cerco me stesso, anche in rapporto con Dio, ritrovando non quello che avevo perso, ma quello che avevo dimenticato.

Rossè. La vita è dolce, ma anche salata.

Ho comprato un libro sulla storia del rock, di Ernesto Assante, ci sono delle magnifiche foto lo dovresti vedere, una gran bella edizione, per la WS. L’ho trovato in una libreria di Castellammare. Assante e Castaldo li andammo a vedere all’Anfiteatro degli Scavi in occasione di una didattica su Live in Pompeii. Sento ancora il sapore del Novecento, non ho mai voluto abbandonarlo, è un’idea, un’immagine che non voglio perdere.

Nella mostra omaggio Gennaro in uno scatto del 2012 quando non era ancora quarantenne. L’arte di Gennaro mi ha influenzato perciò mi premeva che fosse con me, doveva essere tra le mie opere, un fluo che non poteva mancare. Mimmo mi rappresenta nel suo stile inconfondibile, un’altra persona fondamentale nella mia formazione, ma chi altro poteva farlo.

Ho tanta paura Rossè!

Siamo artisti Rossè, possiamo scappare da qualsiasi cosa o quasi, ma non da questo: una insaziabile volontà di essere indie. Sono con l’arte davanti alle ombre, non posso fare altrimenti, sono qui a scriverti. È sera, come ogni sera.

Manuela, un’amica architetto, mi ha aiutato nella selezione delle opere, è stata capace di togliermi i dubbi, ha avuto una grande pazienza.

Non è più tempo di reflex, quel tempo è passato, ora me ne vado in giro con una penna, un bloc notes e uno smartphone, tutto è più leggero, più semplice. Niente è semplice, ma sono contento: questo ho chiesto e questo ho avuto.

È tardi, non ho sonno, ti sto scrivendo senza correzioni, ti scrivo punto e basta, come una pittura informale. Nonostante le difficoltà i sogni si possono avverare? Anche sì! Al momento, allora, basta questo.

Donato

(Foto di Domenico Di Caterino)

La colonna di sale

Quando guardò giù verso Sodoma e Gomorra e tutta la pianura, ecco cosa vide: un fumo denso saliva dalla terra come il denso fumo di una fornace!  (Genesi)

Il pittore Jules Laurens viene spesso associato alla scuola orientalista francese i cui rimandi esotici, nell’800, erano molto in voga. Allievo di Alexandre Cabanel, la sua ricerca, poi, si orienterà verso un paesismo d’ispirazione Barbisonniers. Infatti, l’immagine che abbiamo qui sopra è un paesaggio, che ci colpisce per la sua pelle materica e la profondità che ci catapulta nella narrazione sublime della scena. Ma ciò che domina l’intero quadro è la figura centrale che di spalle, attraverso i nostri occhi, “vede” il castigo di una città.

Nello scorrere le storie bibliche che, già in un precedente post esprimo la mia passione, mi sono sempre chiesto: ma quale è stato il peccato di Sodoma e in particolar modo, quale il peccato della moglie Lot?

Geografia.

La città di Sodoma era situata lungo il confine SE di Canaan che, menzionata spesso insieme a Gomorra, era la più importante di una pentapoli che si trovava nel Bassopiano di Siddim, cioè il Mar Salato, un distretto formato da Sodoma, Gomorra, Adma, Zeboiìm e Zoar. Si ritiene che i siti di queste città giacciano ora sotto le acque del Mar Morto.

Siamo al tempo di Abraamo, 1900 a.C.

Dal profondo storico, Dio, è sempre stata una persona nota e ben definita nella propria etica, confermata attraverso l’espressione di chi l’ha rappresentato nel corso del tempo. Personaggi come Enoc, Noè, Abraamo, Mosè e i profeti che avremo fino al Cristo, nella loro opera, hanno sempre spiegato la sua persona, la persona di JHVH*.

Quando Abraamo liberò suo nipote Lot da Chedorlaomer re di Elam contro Sodoma, il patriarca, nel ritorno verso Mamre, gli uscì incontro Melchisedec re di Salem per onorarlo e quest’ultimo, oltre ad essere re era anche sacerdote dell’Iddio Altissimo. Perciò, come le divinità cananee erano note ad Abraamo e Melchisedec, la figura di Dio era ben nota ai cananei.

Nella Genesi è scritto: “il grido contro Sodoma e Gomorra è davvero grande, e il loro peccato è molto grave”.

Queste due città, come l’intero bassopiano, non erano in linea con la moralità di Dio. Praticavano la magia, gravi atti di immoralità ed erano violente, ma non erano le uniche. Anche le altre città cananee praticavano le stesse cose: perché allora Iah mandò dei messaggeri proprio a Siddim?

Gli abitanti di Sodoma erano malvagi ed erano grandi peccatori contro Dio.”

Come abbiamo già detto la persona di Dio era nota e le pratiche dei sodomiti, venivano svolte con un atteggiamento di sfida proprio per offenderlo. Infatti, quando gli angeli giunsero in città trovarono conferma e peculiare fu l’episodio che successe fuori la casa di Lot. Quando poi, Lot e famiglia, sollecitati dagli angeli uscirono da Sodoma, gli furono ordinati di non voltarsi verso il luogo di distruzione, ma mentre scappavano la moglie di Lot disobbedì e divenne una colonna di sale.

La moglie di Lot non si girò verso Sodoma per curiosità o altro, ma per insolenza, gli piaceva Sodoma. Con quel gesto, il suo cuore mostrò lo stesso grado di sfida e benché salva, fu condannata.

Come possiamo dirlo?

Un episodio raccapricciante.

Sulla carta, le due figlie di Lot, commiserò un peccato oltremodo importante, ma non ebbero come la loro madre una condanna.

L’aria di Siddim era pesante.

Quando uscirono da Sodoma, Lot e le figlie andarono nella piccola località di Zoar, poi ripararono nella regione montuosa andando ad abitare in una caverna. Per conservare la discendenza del loro padre, avanti negli anni, le due figlie, pensarono di inebriare Lot e avere rapporti sessuali con lui e così fecero, una notte l’una e una notte l’altra.

Praticamente le figlie di Lot stuprarono il loro padre.

Una perversione del genere dove l’avranno presa, dall’aria avvelenata di Sodoma? Non dimentichiamo che le due ragazze, i cui futuri mariti perirono con la città, sono cresciute proprio in quel borgo. Possiamo dire questo: la moglie di Lot con quel gesto si mostrò nemica di Dio, le figlie di Lot, invece, peccarono per ignoranza. Addirittura, da quei rapporti nacquero due nazioni.

Tutto questo mi fa pensare al tradimento di Gesù.

Gesù fu tradito da Giuda l’Iscariota e Pietro detto Cefa, soltanto che il tradimento di Giuda fu mirato, quello di Pietro invece fu una debolezza.

Conclusione.

Iah è un Dio d’amore, è leale con chi gli è leale, legge i cuori, cioè i pensieri degli uomini, da fiducia anche a chi è avvelenato da quest’aria, ma risponde agli insolenti, a chi si mostra nemico. In quanto creatore ha disposto dei limiti e una scadenza, perché sta seguendo la storia umana da quando è nata, i mali del mondo non possono essere eterni, per Dio l’eternità è tutt’altra cosa. A cominciare dall’ Eden, la quale causa, ha forgiato il mondo che conosciamo.

Così, quando distrusse le città della pianura, Dio tenne conto di Abraamo facendo fuggire via Lot da quelle città, quelle in cui Lot aveva vissuto.

Donato Arcella

*(JHVH è il tetragramma del nome proprio di Dio che attualmente si pronuncia Jehovah, la sua forma abbreviata è Iah)

Greta

In ogni modo, la radice di tutte le arti è l’uomo...

Non esiste il primo piano di volto, il volto è il primo piano… non sarebbero sufficienti le parole del poeta più ispirato e sensibile per esprimere ciò che esprimeva la mimica di Asta Neilsen quando tentava di truccarsi un’ultima volta il viso… (Balàzs)

Che cos’è il volto? È la rivelazione dello sguardo, lo svelamento del pensiero dove la scrittura, massima espressione del sentimento, è superata. Il volto, lo sguardo, appare in una totalità sospesa dove non esiste parola che possa tener testa e dove ogni commento è fuori luogo. Allora perché sotto quest’idea, questa immagine, sto scrivendo? Forse perché ispirato da una sorpresa, un volto ritrovato per caso tra gli hard disk. Non credo che qui ci sia recitazione né di per sé un’intenzione, ma puro sguardo. Lo sguardo di una donna senza veli che ha deciso di mostrarsi all’obiettivo con la propria verità oppure, se c’è recitazione, è la verità di una donna pericolosa perché troppo sincera, hypokrités, o più vera di quello che si possa pensare tanto da sfociare nell’enigma. Ma non siamo davanti la Monna Lisa. Qui abbiamo lo sguardo vero di una ragazza, un solo occhio che riesce a portarci in un dialogo, un momento di verità, di umanità. Uno sguardo sincero, quel sentimento che illeggibile diventa universale. Una dichiarazione di uomo vs uomo, di donna vs donna, di, io persona verso la persona. Una ragazza che guarda nel vivere sincero delle cose: poesia? Non lo so! Indagine? No! Sentimento di un’ombra che riflette un cosmo, tutto isolato e “scritto” fedelmente, privo di inganno. Un confronto assoluto tra un volto e il proprio sguardo. Una coscienza che vive nella costante crisi del divenire.

Donato Arcella

Absolutely Live

Mi piacciono i colori psichedelici.

Non c’erano stilisti né lookmaker: chi se li poteva permettere? Ecco perché le immagini degli anni ’60 e ’70 sono così autentiche.” (Mick Rock)

Non ascoltavo i Doors da tanto, poi gli eventi mi hanno portato ad approfondire gli anni 1960 a partire da Warhol ed ecco i Doors. Sto ascoltando Absolutely Live del 1970 e mi accorgo dell’incredibilità sonora di questa band tra poesia, blues e psichedelia. Ora capisco meglio Screaming Trees e Stone Temple Pilots, come della performance dei Doors alla Rock and Roll Hall of Fame nel 1993 con Eddie Vedder. Nei Doors poi c’era tanto jazz. Il Rock non va oltre i ’60, tutto si completa qui, il Progressive lo rovinerà e il punk, dopo un ritorno al do-re-mi che ci voleva, lo renderà oltraggioso. Originalità, spontaneità, semplicità e talento sarà tutto tra la Swinging London e San Francisco.

Pensando a quest’ultima, se posso, mi viene in mente l’ispettore Callaghan, è difficile credere che in una tale giungla, nel quartiere di Haight-Ashbury, c’erano gli hippie, dove abitavano i Grateful Dead e i Jefferson Airplane. Niente! Il mio è il rimando di un uomo europeo nato insieme al punk e che ha imparato questo momento storico attraverso musica, libri e qualche documentario.

Che cosa hanno avuto gli anni ’60? Hanno avuto la Seconda guerra mondiale.

È sera, come ogni sera. Mi sto addormentando. Cominciai a scrivere perché, tredicenne, mi innamorai dei Doors, divenni in qualche modo “cantante”. Ammetto che fu anche il film di Stone, ma quest’ultimo l’ho dimenticato. Con il tempo sono arrivati altri miti, nuovi miti, scomparsi anche loro, ma quella che poi ha contato è stata la musica.

Donato Arcella