“È merito di Manuela, l’architetto, se ho scelto determinate opere”
I palazzi rossi di Castellammare sono come quelli di Napoli, ad una certa ora della giornata, la luce del sole sospende tutto come se fossimo in una composizione di Paul Citroen. Le ville stabiesi, non le domus, architetture un po’ più “recenti”, caratterizzano il colore di questa città. E, andando oltre, ti ritrovi nella magia del lungomare dove iI profumo di salsedine è fortissimo. Stabia è Napoli in miniatura: vicoletti che sembrano Forcella, il golfo, il castello, lo stesso sole e i palazzi rossi. Con la differenza che Napoli è metropoli, e proprio qui, ieri mattina, ho consegnato le opere ad Artisti in Vetrina per la mia personale. I miei Selfie.
E’ un sogno che si realizza nel luogo che Mimmo, in un bellissimo post* dedicato a questo evento, chiama: “la stazione della nostra memoria“. Gino Ramaglia, da cento anni, a Napoli, non smette di osservare e promuovere avanguardie e contemporaneità.
Castellammare non scherza, la città che mi ha riportato all’intimità pittoresca di Posillipo, nei giorni feriali tra traffico e Circumvesuviana è un delirio!
Ma Napoli è Tortuga.
A Piazza Ferrovia incontro Rossella, parlo di lei in due articoli: Pass e I pittori di Stabiae. Non la vedevo da un sacco di tempo, mi ha fatto piacere specialmente alla luce di queste bellissime giornate, di questa seconda vacanza. L’ho trovata benissimo, con lei era anche suo figlio Luigi, ormai adolescente, e suo padre, l’ingegner Antonio. Attraversato il palazzo rosso, poco dopo la stazione, ci immettiamo sul lungomare per giungere al bar Di Nocera dove mangerò una zeppola spaziale.
Poco dopo ci raggiungerà Noise.
Le ville stabiesi, tra antichità e modernità, hanno visto tanto di questa baia tra le eruzioni del Vesuvio e i pittori dell’immaginario. Tra romantici e pescatori hanno conservato ancora qualcosa di sublime, si, è qui che ancora si trovano gli scorci di Gigante e Pitloo.
Tra un caffè e una zeppola, io e Rossella, ci raccontiamo le nostre vite, ma la felicità è stata nel rivederci nella baia stabiese del golfo perenne. Castellammare con i suoi buonbocconi non si smentisce, dolce e salato come la vita, qui le tentazioni sono difficili da gestire, come è difficile non far parte dello spettacolare tramonto del tirreno. Certo! Non mancano i personaggi originali, ma le strade di Napoli sono un palcoscenico.
Si è fatto tardi, sono stanco, non può esserci memoria senza vissuto, infatti, ci siamo raccomandati di sentirci. Domani incontreremo Carmen nel suo atelier. Giannino, mio suocero, ci aspetta alla Ferrovia, la mia zona. Attraversa da sempre Stabia con la sua 126 color cocozza che ha soltanto lui.
È sera, che saranno le 10:00? Non lo so. Sto scrivendo questa pagina: ieri ho consegnato le opere e rivisto Enzo, oggi ho visto Rossella e Mimmo mi ha scritto un pezzo incredibile. Mi divido tra il bar Enzo e Di Nocera. Pensieri e palazzi rossi, tramonti e poesia urbana. Le vie vesuviane sono infinite. Eppure…
Ho sonno, tanto sonno, ma sono contento! Ho il sorriso sulle labbra, domani forse mi cercherò in un altro selfie o chissà, nell’estetica e nell’etica di un’idea, di uno scatto fortuito, e na’ cozza, nu’ purpo, na’zeppola e na’ bella sfugliatella.
Donato Arcella
* https://mimmodicaterino.medium.com/cosa-c%C3%A8-in-quel-rumore-8a16fcb71bfe