Dai miei diari: Pluton Day

Frammenti – 08/02/2010

Questi erano i Pluton Day, non ho mai saputo il perché di questo nome, facevano cover di un periodo molto preciso della storia del rock: i woodstockiani. Erano giovanissimi! Ricordo Nicolò, voce e armonica, Luigi alla batteria e una cantante che eseguiva Piece of my Heart di Janis Joplin niente male. Il fenderista era un ragazzo biondo di cui non ricordo il nome che lasciò la band, forse, per un progetto Erasmus. Provavano in una casa sperduta di Calcinelli, nel pesarese. Avevano fatto una bella ricerca, nella zona erano gli unici, penso che dovessero prendere le cose un po’ più sul serio, nonostante questo giravano; infatti, non vedevo l’ora di assistere ad un loro live. Attraverso loro e i Vinileviola ricominciai a scrivere canzoni. Ricordo che Nicolò lesse Life di Keith Richards che uscì proprio in quel periodo, lo trovai molto gasato. Con Luigi il discorso d’arte era più ampio, infatti per un periodo fu il batterista dei progetti di Mario e mi diede una bella mano per un video. All’epoca ero azzeccato per i video. Maledetti video! Furono Luigi e Nicolò a farmi conoscere Luca, il fonico di Fano che dal 2018, mi aiuta a registrare le mie piccole canzoni e che, forse, produrrà il secondo singolo del progetto Negli spazi del Lolli dove Luigi, spero, sarà il batterista.

Frammenti di piccole grandi storie, storie rock, storie di un genere non più assoluto. Ma certo! Le musiche sono tante, perciò tante sono le storie assolute. Come i ricordi: le ispirazioni che non finiscono.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.