Dai miei diari: Lu munaciello

Lu munaciello era figlio di Stefano Mariconda e Caterina Frezza, è stata una grave storia di bullismo accaduta a Napoli, al tempo di Alfonso V D’Aragona.

Catarinella era una bella ragazza, figlia di un mercante di panni, si innamorò di Stefano, un giovane garzone, il quale ricambiava questo amore. Ma al papà di Caterina la cosa non piaceva, perciò, questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai. Allora Stefano e Catarinella cominciano a vedersi di nascosto. Quasi ogni sera, Stefano, saltella i tetti di Napoli per giungere sul terrazzino dell’amata. Ma i Frezza lo scoprono, che dallo sdegno, scaraventano il povero Stefano in basso lasciandolo senza vita.

Caterina fuggì di casa pazza dal dolore, fu ricoverata in un monastero di monachelle lontana da tutto e tutti. Gli incontri tra Stefano e Caterina erano espressioni d’amore, perciò, Catarinella rimase incinta. Quando giunse il tempo dette alla luce un maschio.

Non ho trovato il nome di questo figlio eppure, conosciamo il padre e la madre, e siccome amiamo la fantasia, mi sono permesso di dargli un nome. Nato in un convento e frutto di un amore infranto, visto che il patrono di Napoli è san Gennaro, possiamo pensare che la povera Caterina, per buon augurio, gli abbia dato proprio il nome del santo: Gennareniello Mariconda.

Gennareniello era piccino, pallido e dagli occhi sgomentati, era nano. Testa e occhi grandi. Mamma Caterina gli cuce a regola d’arte una tonaca con cappuccio stile domenicano. Gennaro è amato da mamma Caterina e dalle monache, ma tra le strade di Napoli appare strano. Gliene dicono di ogni, lo cacciano, lo ingiuriano e gli fanno sgarbi. Fa paura. Lo chiamano: ‘o munaciello.

Gennareniello se la prende, torna a casa da mamma Caterina triste e melanconico, così lei se lo prende e per calmarlo, insieme, recitano le orazioni. Ma la voce si è sparsa, lu munaciello dagli occhi grandi e inquieti è il figlio di Catarinella e questa cosa ai Frezza non piace. Il tempo passa e mamma Caterina muore, non può più consolare Gennareniello. A Napoli lu munaciello non piace e un bel giorno scompare.

Le cronache riportano che poco tempo dopo, furono ritrovate certe ossa piccine e un teschio grande e chissà, se proprio i Frezza, morta Caterina, hanno voluto estinguere la vergogna di Stefano e di suo figlio Gennaro.

Ma la colpa è grande e questo il popolo lo sa: qual era la colpa di Gennareniello e quale la colpa di Stefano e Catarinella? Così cominciano a vedere lu munaciello un po’ ovunque, ma non nei quartieri illuminati dal sole e baciati dalla brezza, ma per i vicoli, per le tetre vie dove il mare non bagna Napoli.

“Questa borghesia che non conosce se stessa, quadrata, piatta, scialba, grassa, pesante, gonfia di vanità, gonfia di nullaggine; questa borghesia che non ha, non può avere, non avrà mai il dono celeste della fantasia, ha il suo folletto.” (M.Serao)

I fantasmi non esistono, esistono i rimorsi, questi mordono a tal punto da farti avere le visioni e così, vedi Gennareniello che ti fa i dispetti, Gennareniello che ti compare in piena notte, Gennareniello che ti spinge per le scale, lu munaciello che ti porta i soldi perché gli sei simpatico, ma effettivamente, da copione, non è che i fantasmi, i demoni, siamo noi?

E allora il piccolo Gennareniello lo voglio immaginare così, ritratto da Antonio Mancini, felice e scugnizzo nella sua tonaca di prevetariello, con gli occhi vivi di chi sta imparando in fretta, magari fermo, con difficoltà, davanti al pittore, con accanto Stefano e Catarinella.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.