Ciao Manu,
in un precedente post ti parlai dei Nirvana, ma ripensandoci, sui Nirvana, effettivamente hanno scritto di tutto. Non che io volessi aggiungere qualcosa, ma riflettendo, il Grunge, che tanto ha contraddistinto quel periodo, oltre ai grandi nomi, c’erano anche quei volti nascosti che hanno contribuito, se non seminato, l’età sonica dei ’90: parlo degli Screaming Trees.
Per certo li conosci. Attenzione! Non ho nessuna intenzione di scrivere una tesi sui Trees, è stata già scritta. Ma semplicemente citarli, perché con il tempo ne ho capito la grandezza.
Il mondo conosceva Mark Lanegan che ha condotto una formidabile carriera solista, ma tempo fa, comprai Ocean of Confusion, un best of degli Screaming Trees 1990 – 1996. Misi il cd e da lì poi ho scoperto capolavori come Sweet Oblivion.
Gli Screaming Trees erano di Ellensburg (Washington) formati da Mark Lanegan, i fratelli Gary Lee e Van Conner e Barrett Martin (quest’ultimo anche batterista dei Mad Season).
I fondatori sono stati i fratelli Conner che erano soliti, negli anni ’70, recarsi con i genitori ai mercatini di quartiere, dove gli ex hippie vendevano a buon prezzo i loro dischi e proprio da questi (con contaminazioni altre) nasce il sound degli Screaming a partire dalla metà degli anni ’80.
Non erano potenti e diretti come i Soundgarden né punk come i Nirvana né avevano quel sound seventies da stadio come i Pearl Jam, il loro sound si rifaceva alla psichedelia anni ’60 accompagnata dalla voce grave e profonda di Lanegan. Anche se melodici non erano di facile ascolto almeno non da primo. Alcune loro canzoni sono formidabili ballate folk, roba dal sapore on the road.
Questo, poi, non lo dico io: scenicamente gli Screaming Trees non erano bellissimi ed in pieno Mtv la cosa non aiutava. Degli outsiders dalla grande vena compositiva, anche se, in quanto immagine, credo che Lanegan non fosse niente male.
Quella che rimane, però, è sempre la musiva!
Apro e chiudo parentesi: Mtv
Mtv sdoganò la video arte. C’è chi afferma che il cinema è un lontano parente del videoclip e forse è vero, ma quella sperimentazione fatta di suoni e immagini, nel secondo Novecento, l’abbiamo con la video arte: il piccolo schermo. Sfido quanti sono cresciuti con Bill Viola e Pipilotti Rist e quanti sono cresciuti con Anton Corbijn, Spike Jonze e compagnia bella. Accendevi il televisore e, in una scatola dove trovavi il Festival di Sanremo, Beautiful, il Maresciallo Rocca e Beverly Hills 90210, per noi “depressi”, scoprivi un canale dove trasmettevano la cultura alternative.
C’è un libro che parla degli Screaming Trees, l’unica biografia ufficiale attualmente in circolazione, l’ha scritto Davide Pansolin, un discografico indie italiano con la collaborazione dei fratelli Conner: Veleno Sottile.
La grande arte non si smentisce, non svanisce, magari rimane sottomarina ma anche no! Infatti, se posso, mi affido a Gillo Dorfles che dice:
“Non esiste, ovviamente, né può esistere una conclusione in una vicenda come quella dell’arte contemporanea; proprio perché è una vicenda ancora fuori dalla storia che si svolge sotto i nostri occhi e che muta con lo stesso nostro mutare. Sarebbe davvero da sprovveduti tentare un bilancio conclusivo o azzardare delle ipotesi per il futuro. Cerchiamo di osservare, invece, con interesse e con obiettività, quanto succede attorno a noi, cercando di individuare quel poco o molto di positivo che il panorama artistico attuale ancora è in grado di offrirci.”
Donato