Made in Italy

Every artist is a cannibal, every poet is a thief” (U2)

Nella storia del Rock made in Italy, due sono stati i decenni formidabili: gli anni 1970 con il Progressive e gli anni 1990 con l’Alternative. Di quest’ultimo ne stenderò un commento.

È inutile far risalire le origini attraverso fastidiosi e intricati collegamenti, tutto comincia con lo scoppio del grunge, e i concerti al Bloom di Mezzago come al Kryptonite di Baricella, fecero da spartiacque.

I Novanta li ho ribattezzati Età sonica”, non so se questa espressione è mia, forse sì, per certo “le chitarre elettriche erano ovunque“: Marlene Kuntz, C.S.I., Timoria, Ritmo Tribale, Üstmamò, Afterhours, Amici di Roland, Litfiba, 99 Posse, Almamegretta, Bluvertigo, Subsonica, Carmen Consoli e tantissimi ancora affollavano centri sociali, classifiche, programmi televisivi, Videomusic e Mtv. Le derivazioni erano evidenti (il noise dei Marlene, le citazioni Spandau dei Bluvertigo), ma tutto era captato e prodotto con grande originalità. Nessuna delle band ha mai nascosto la propria genesi.

Catartica, Viaggio senza vento, Microchip emozionale, Animamigrante e Tabula Rasa ti lasciavano nello sgomento.

I garage erano affollatissimi, Morgan era invitato a Quelli del Calcio e un festival conservatore come Sanremo lanciava Carmen Consoli con la sua Telecaster. Le star contemporanee, finalmente, non erano più soltanto straniere, ma anche nostrane perciò vissute alla prima ora del giorno.

Mtv Italia forgiava miti attraverso Victoria Cabello, Enrico Silvestrin, Andrea Pezzi e Paola Maugeri: veejay al pari dei musicisti. Il tubo catodico, su reteA (storia ante Web), ci faceva vedere la controcultura. Le generazioni facevano Agorà scambiandosi idee, demo tape e CD. Non c’erano soltanto le band, riemergevano in ogni luogo dello stivale i Merry Pranksters: comitive di amici uniti semplicemente dall’ascolto e lo stile dei musicisti diventando veri e propri Collettivi.

Gli incontri non erano settari, ma spontanei, il dialogo passava da una band all’altra, da una canzone all’altra, da un videoclip all’altro. Sonic, Hot, Select e Brand:New erano seguitissimi, le ultime uscite erano della massima attenzione! Sgomento per Karma Police, sgomento per Forma e Sostanza. La cultura DIY forgiava i fanzinari: le fotocopie facevano informazione. Emergeva la Scuola di Bristol, la scena in cui è cresciuto Banksy. In Karmacoma, Robert Del Naja, tolse Trichy e mise Raiz rivoluzionando e internazionalizzando i suoni del Mediterraneo (ricordo che Wong Kar-way usò la versione cinese di questo brano per un suo noir).

Mi innamorai dei Litfiba, li avevo sempre associati agli anni ’80, Mondi Sommersi e Infinito li ascolto ancora oggi. I Timoria, con Sole Spento, descrissero al meglio la generazione X targato Italia chiudendo il secolo.

In precedenti post ho già parlato di questo argomento e in rete se ne parla alla grande anche in maniera più specifica approfondendo band ed ellepì. C’è qualche vj che lo disprezza. Opinioni che non sempre servono. Ma perché un ulteriore commento di un decennio esploso la bellezza di 30 anni fa? A cosa serve? È Storia! Nel mio piccolo sto facendo ricerca: un’unità didattica. Poi. Si! Anche un po’ di nostalgia, infatti parlandone mi dà quiete.

Non sono un giovane, e ricercando ascolti (non mi sono fermato), non trovo un eguale livello. Ho l’orecchio viziato? Pregiudizi? Non lo so. Per certo non sono il primo a lamentare un abbassamento di grado, ma non stiamo qui a giudicare, i Savana Funk, ad esempio, sono bravissimi.

La cultura è una cosa gravosamente personale (l’ho già detta questa), perciò, ogni ascolto ed ogni suono è un linguaggio che deve essere vissuto nella propria esperienza e non per forza nel paragone anche se, è inevitabile, in quanto tale quell’età si sospende in un sovrappensiero.

Donato Arcella

(Foto dal Web, Marlene in concerto)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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