Frammenti –
Non si tratta più di lavorare alla maniera di, ma sull’accumulo.
Cerco quei film che in sé hanno scene surreali, ma non film surrealisti, si magari anche questi, più film come Io ti salverò e Alphaville. Quest’ultimo, ad esempio, presenta dei p.p. fortemente surreali, visivi. Scatto nel cinema, fotografo alla TV mentre guardo il film, “estrapolo” i frames, devono essere in bn. È la mia indagine sul cinema e sulla vita, un’indagine del tutto affettiva. Il film è una vita che scorre, un torrente che sappiamo essere sia bello che amaro, cerco di coglierne i fotogrammi: i frammenti.
L’opera che inizia questa indagine è Il posto delle fragole, una pellicola sul tema del ricordo. Ho trovato il DVD in una remota fumetteria mentre ero a zonzo per la città, mi piace andarmene in giro e trovare queste realtà ancora squisitamente underground. Ho chiamato il progetto: Il sogno di Isak.
Isak Borg è il protagonista di questo film –
Il posto delle fragole è un film sui ricordi, l’eterna nostalgia della giovinezza, il tempo semplice, il tempo felice, il tempo di Dio. Invece la maturità è strana, è nichilista, è lo stato che domina il nostro tempo o che almeno ha dominato il ‘900 e che non contiene il ricordo, ma il sogno bizzarro e analitico della vita e della morte. Ma quest’ultima non ha l’ultima parola. Viviamo di eterna giovinezza perché è la malinconia che ci portiamo dentro, e se i sogni del nostro presente sono disturbati, ecco che i ricordi, più dei sogni, li viviamo nel nostro tempo voluto ad effetto REM. Ma più andiamo avanti più questi diventano ideali e allora irraggiungibili, imparagonabili. Gli inizi sono spontanei, sempre, poi si raffinano e tutto scivola, infatti, prima di addormentarci poggiamo la testa sui tempi della spontaneità, quelli che abbiamo vissuto, quelli che ci rendono felici, poi, questi svaniscono nel nulla di un mondo senza lancette, inquieti, spiazzanti in un luogo non voluto.
Donato Arcella
(Frames da “Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman. Svezia 1957. Foto TV Donato Arcella)