La fotografia surrealista

Appunti.

Riproduzione meccanica della realtà: uno strumento “obiettivo” per disvelare il meraviglioso, il fortuito, l’imprevisto nella realtà quotidiana verificando l’emergenza involontaria dell’inconscio nelle trame del visibile. L’automatismo psichico, a detta di Breton, è una autentica fotografia del pensiero. La fotografia, nel suo evento meccanico, libera l’immagine dal controllo della pittura, dal suo tecnicismo, perciò, la fotografia surrealista non è l’immagine bizzarra, ma l’istantanea.

L’istante quale momento rivelatore di un tempo vissuto ma invisibile. Visibile soltanto nel suo stato di istante anche banale. Un’autentica traccia del reale prodotta senza artificio. Ma anche come documento di indagine, nel cinema basti pensare ai ‘ralentis’ che distruggono gli abituali concetti di spazio e di tempo. La possibilità di arrestare un frammento altrimenti ineccepibile, l’ingrandimento di particolari inaccessibili, foglie trasformate in architetture perché scoperte dalla fotografia.

La fotografia e il film saranno la sola forma di pubblicazione in uso, e i poeti avranno una libertà fino ad allora sconosciuta.” (Apollinaire 1918)

La fotografia di Atget consisteva in vedute parigine prive di persone dove spiccava una carica di indizi misteriosi di scenari urbani remoti della Parigi di fine secolo, Benjamin li chiamava: luoghi di un delitto.

L’estrazione tra il mondo circostante e l’uomo, che per lo studioso è il tratto tipico della fotografia surrealista, consentirebbe di lasciar parlare gli oggetti oramai spogliati dalla nicchia abituale ritagliata dalla percezione umana, aprendo così il campo alla trasfigurazione surreale del visibile.” (Benjamin)

Trasfigurazione surreale del visibile.

Fu ospitato grazie a Man Ray nel primo numero della Révolution surréaliste.

Erano molte le riviste surrealiste: La révolution surréaliste, Le Surréalisme au service de la Révolution, Documents, Minotaure, Bifur, Variétés (Belgio). Tutte queste riviste erano correlate di fotografie alle volte anonime, altre trovate per caso, altre banali, altre sapienti.

I surrealisti amavano il fascino per le passeggiate urbane senza meta, questo portò ad incaricare Jacques-André Boiffard ad immortalare le ambientazioni di Nadja, romanzo di Breton. I surrealisti di interessavano della realtà marginale dei luoghi e del tempo, quei luoghi che il borghese non prende in considerazione come ad esempio il mattatoio.

La macrofotografia interessa i surrealisti quale rivelazione di una realtà non ordinaria: capacità trasfigurante della visione ravvicinata. Pulsione scopica.

Man Ray, americano, eredità pittorialista di Alfred Stieglitz e ironia dada. Professionista della foto di moda e ritrattista per Vogue. Sperimentò molte tecniche: dalla documentazione ad un uso più concettuale del mezzo fino a più allusive risonanze metaforiche dell’immagine. Effetti di parole, effetti di luce sui corpi e sulla carta sensibile.

Strette e complesse furono le relazioni tra l’immaginario surrealista e lo sviluppo della pubblicità e della fotografia di moda tra gli anni 1920 e 1930.

I rayogrammi (periodo dada) che liberavano la fotografia dal soggetto umano per raccontare sé stessa. Altra tecnica di Ray è stata la solarizzazione. L’inquadratura obliqua che deformando l’immagine crea simboli, in linea di sperimentazione con la Nuova oggettività.

Potere semantico dell’inquadratura –

Un’altra pratica dell’artista è il fotomontaggio: l’uso di immagini prese da album anonimi, quotidiani. Più che essere semplice rappresentazione lo sguardo fotografico sarebbe, secondo Breton, esperienza: indagine del mondo e della cultura. Sovvertimento di una realtà “prestabilita” inventando nuovi segni.

Il semplice fatto della trasposizione fotografica significa già invenzione totale: cattura di una realtà segreta.” (Dalì 1929). Niente può giustificare il surrealismo meglio della fotografia. Psicofotografia della vita quotidiana – dare voce all’inconscio ottico. Dilatazioni associative e delle concatenazioni oniriche del montaggio cinematografico con Luis Buñuel.

Automi, manichini, bambole quale rimosso freudiano. L’indistinzione tra animato e inanimato, umano non umano. Altri artisti: Claude Cahum, Dora Maar, Lee Miller (assistente di Ray).

Appunti da Arte contemporanea di Ilaria Schiaffini.

(Ph. “Camino, Hotel Matignon”. Parigi 1905. Eugène Atget)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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