Sole spento

Il signore che vedete qui sopra è Omar Pedrini che, in qualità di artista contemporaneo, quest’anno, è stato tra gli ospiti d’onore del MEI di Faenza, ex chitarrista e cantante dei Timoria, band tra le più rappresentative dell’Alternative rock anni ’90.

Faenza è stata sfigurata dall’alluvione, per questo gli artisti del MEI, e il MEI stesso, hanno avuto uno sguardo attento a questa vicenda. Non sono pochi i disagi che il mondo sta vivendo ma l’Arte, a gettare il proprio occhio, è sempre in prima linea.

Questa foto l’ho scattata durante l’esibizione di Sole Spento, un singolo del 2001 dove i Timoria di Pedrini riscossero un grande successo dimostrando ancora una volta, la loro forza compositiva anche dopo l’abbandono di Francesco Renga che per anni è stato il loro frontman.

È la canzone generazionale che chiude per sempre quella storia del rock italiano al pari di capolavori universali della musica moderna come Il Mio Canto Libero, Piccolo Grande Amore e Liberi Liberi.

È un brano senza peli sulla lingua, la mia generazione è senza vento, che gravosamente racconta i difficili giorni che stiamo vivendo. Ci sono canzoni che invecchiano molto bene e altre che invece non invecchiano e questo è preoccupante, perché significa che le cose continuano a non andare bene.

Dal racconto di un fan abbiamo il dramma di un intero segmento sociale che, pian piano, ha cominciato a perdersi in chiacchiere rendendosi sempre più fragile. Non si sogna più l’America, ma neanche la luna, esiste soltanto un apparire per sé stessi senza dialogo, eppure, vediamo il mondo con un click. Forse è questo il problema o magari c’è dell’altro.

Ci isoliamo, abbiamo paura delle sorprese, andiamo in ansia o in panico. Non c’è più niente di sublime.

Stanno sventrando il pianeta, ci uccidiamo l’un l’altro, siamo perversi, non sappiamo dove andare, senza vele e senza vento. Finiamo un discorso e non ne cominciamo un altro, ci nascondiamo dietro alle sensibilizzazioni ma siamo più confusi che mai. Fraintendiamo e ci condanniamo. Non conosciamo più la strada.

Qual è il problema? Bisognerebbe rifletterci.

Ho cercato di fotografare il professor Pedrini in un’altra maniera, cercavo un’espressione diversa, ma non è stato possibile o semplicemente non ci sono riuscito. Chissà. Forse vedo ancora un uomo che osserva la realtà, il quale urlo, resiste ancora… ma ho rivolto il mio cuore a ogni opera che è stata fatta sotto il sole, durante il tempo in cui l’uomo ha dominato l’uomo a suo danno.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.