Da, modi di

Letture personali.

Ma il professor Sgarbi scriverà mai un libro sull’arte del XXI secolo? Credo che con Rumore e paura l’abbia fatto.

Esiste un’anima che attraversa le Arti Visive degli ultimi 500 anni e che non permette assolutamente di definire antichi gli artisti che attraversa. Questo spirito è Michelangelo. Scorrendo la storia, questo “gentile” signore, lo troviamo già in Raffaello che ha perfezionato come nessuno le ricerche quattrocentesche, lo troviamo in Pontormo che è la causa della videoarte di Bill Viola, lo troviamo nell’itinerante braccio pendulo che da Caravaggio passa a David e prosegue in Lady Gaga, lo ritroviamo nel Vittoriale come nella compiuta indeterminatezza di Medardo Rosso e Pollock. Lo ritroviamo in Metallo non Metallo dei Bluvertigo, nel Sogno di Jan Fabre e nella Sistina di Cattelan allo Yuz di Shangai. Insomma. Michelangelo è il tema della Storia dell’arte contemporanea, una storia che si fonda sul paradigma della sua maniera.

Rodin è stato un suo garzone 400 anni dopo.

A detta del Vasari “scorticava” i morti, perciò, sedotto dagli stessi studi di Leonardo, non rimaneva nella filosofia, ma realizzava inventando corpi. Michelangelo ha inventato un nuovo corpo: ha rivelato lo studio di Dio. Non è possibile essere sovrumani e per certo non-umani, ma avendo capito la perfezione, la Sua idea, l’unico modo per andare “oltre” è essere postumani (termine novecentesco). L’uomo è la perfetta geometria di Dio, l’Immagine, l’idea per eccellenza creata a Sua proiezione, la massima perfezione progettuale quale sintesi: l’Uomo Vitruviano.

“L’idea in quanto atto compiuto”

Tale perfezione, invalicabile, dove nessuno può prenderne ispirazione, la si può soltanto copiare, e per divenirne imitatori, c’è bisogno di un altro corpo.

La scienza ci ha dato la possibilità di scoprire Dio e per questo imitarlo: da, modi di.

Michelangelo è l’inventore di un nuovo corpo, migliore dei corpi del XXI secolo. La nostra estetica è contaminata da troppa vanità: abbiamo dimenticato la Bellezza. Quest’ultima è una morale che non appartiene agli uomini. L’imitazione di Michelangelo era ragionata non sulla vanità. Se esiste o esisterà una singolarità alternativa alla figura umana, sarà possibile soltanto con la moralità di Dio: il creatore dello studio. Perché di tale scienza ne ha favorito le basi e non può esistere studio senza un ordine.

Se nel ‘400 l’artista diventa libero pensatore, con Michelangelo diventa cosmo, proprio perché imitatore dell’ordine di Dio. La bellezza è un talento, ma in quanto tale ha bisogno di originalità, non di vanità. Dalla vanità possiamo avere soltanto copie.

Nel ‘900 si diceva che Dio fosse morto, oggi invece viviamo il tempo della post-verità, ma non stiamo facendo un po’ di confusione? Se ci mettessimo l’uno davanti all’altro ci renderemmo conto, come credo si sia reso conto Michelangelo, che tale perfezione, tale progetto, è compiuto e non può essere altro che una verità assoluta.

Pensieri personali. Contestabili? Per certo condivisibili. E mi fermo qui.

Sono nel Cilento, Aquara per la precisione, zona Mercantella con vista sull’Uomo che Dorme, dove passano i cinghiali. Sono proprio con questo libro. Mi piacerebbe ampliare questa ricerca, chissà. Intanto però, mi rendo conto che davanti a me ci sono altre “sistine” e che in quanto tali non finiscono. L’uomo avrà sempre una fonte di ispirazione, basta alzare gli occhi che, come l’acqua sorgiva della Mercantella, specialmente ad agosto, il cosmo è un capolavoro!

Donato Arcella

(Foto dell’autore)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.