“C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce” (Leonard Cohen)
Live in Bologna. 20 gennaio 2024. Teatro Mazzacorati. Quadri Sonori. Ar Duo: Giuliano Romagnesi e Benedetta Cassano. Chitarra, violino e altri strumenti. Proiezioni. Backstage foto.
Un bel pomeriggio di inverno, tra le bellissime aule dell’IC2 (e non scherzo), al secondo piano, nella pausa tra un C.d.C. e l’altro, Giuliano si avvicina e mi chiede: – Donato! Secondo te, quale melodia o armonia potrebbe tradurre l’opera di De Chirico?
Non sono pochi i confronti e le opinioni che scambio con il collega durante le pause didattiche, ma questa mi congelò particolarmente e difatti, per tutto il tempo del Consiglio, rimasi a riflettere proprio come faceva Socrate prima di partecipare ai simposi, dimenticando quasi totalmente l’o.d.g. (inutile dire che il paragone non calza).
Poi giunsi a quello che per me è stata la soluzione. Ma sì!
De Chirico e Savinio, nei primi del Novecento, hanno inventato la Metafisica, non staremo qui a spiegarla perché è difficile, ma è stata una di quelle avanguardie che riprese la figurazione, ribaltandola nel tempo e nello spazio.
Se osservassimo opere come Le muse inquietanti o L’enigma di un pomeriggio d’autunno, ci accorgeremmo che tutto è sospeso. Si congela una presunta assenza che domina l’intera scena, ma in realtà ciò che vive è la dilatazione temporale dell’ordine delle cose dove non c’è più né passato né presente né futuro, ma enigma. C’è silenzio.
Shine On You Crazy Diamond, il brano che i Pink Floyd dedicarono al loro amico Syd, secondo me, è il pezzo che meglio di qualunque traduce in musica i concetti prima espressi, dove quel tappeto sonoro steso da Wright, fa da sfondo alle quattro note della chitarra di David Gilmour, scritte proprio sul silenzio. E se messe a loop, potrebbero durare per sempre.
Quando dissi questa cosa a Giuliano, non so fino a che punto ci capimmo.
Puntualizzo. Non è un caso che Storm Thorgerson, il fotografo delle più grandi cover dei Floyd, non ha mai nascosto la sua ammirazione per Magritte e De Chirico. Basti osservare le copertine di album come Animals e Delicate Sound Of Thunder dove si legge la scuola di questi due pittori dell’immaginario.
Quadri Sonori, il progetto degli Ar Duo, al Mazzacorati, è stato a mio avviso un’ottima combinazione, una ricerca, sulla relazione matrimoniale tra immagini e musica, immagini prese dalla storia dell’arte. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato quel concetto di proiezione che non so se l’hanno fatto apposta. Un lavoro difficile, ambizioso e ben riuscito. Non sono un critico musicale, perciò, non starò qui a stendere un commento sulla musica del duo emiliano (chitarre, violino e storia dell’arte fate un po’ voi), vi dico soltanto che quell’idea di sospensione, silenzio e figurazione prima stesa, l’ho ritrovata in questo concerto, anche perla della suggestiva scenografia di un teatro settecentesco che è giunto fino a noi come mamma l’ha fatto. Un capolavoro.
La performance è stata presentata dalla professoressa e critica dell’arte Francesca Grandi.
Uno spettacolo contemporaneo che il pubblico ha saputo apprezzare, una ricerca visibile perché ben narrata, ben suonata, la preparazione dei musicisti era davanti a noi. Uno studio che cerca sempre di andare oltre, perché è inevitabile: chi cerca trova. La cosa difficile è un’altra: è quella di capirla. Ma qui non è più compito degli artisti, ma nostro.
Donato Arcella