Una bella vacanza.
Fuggire è scappare, un’esperienza che si risolve sempre in un viaggio, breve o lungo che sia.
Fano è la mia quarta Tortuga, non credo ci sarà una quinta? Napoli, Bologna, Castellammare e Fano. Napoli e Bologna sono le città, Castellammare si trova dall’altra parte del Vesuvio e Fano, località marittima di fondazione romana sul mare di Adria.
Una piccola città archeologica, Roma e Malatesta si incontrano: l’Arco di Augusto, il Palazzo Ducale e palazzi rinascimentali. Le spiagge tipiche della riviera romagnola sono arricchite da lidi, alberghi e localini. Nella zona della pescheria, non lontano da Piazza XX Settembre, hanno ritrovato la basilica di Vitruvio, ci andavano dietro da 30 anni. Città di pescatori, singolari e tipici sono i ristoranti di pesce azzurro con i loro piatti di freschezza e alta qualità.
Qui è cominciato tutto, avevo 29 anni. L’anno prima, ad Urbino, capitale dei Montefeltro, fu dura, poi, tra graduatorie e posti disponibili capitò Fano dove ho vissuto la mia prima vera casa a 50 metri dal mare. La trovò mia madre con il suo solito intuito, zona lido, da Vittorio, mi appassionai così tanto che imparai a lavare i pavimenti e il bagno.
Ospitai Tommaso che era in tournée insieme ad un macchinista.
Fino a quel tempo avevo vissuto a Napoli, città stimolante e sterminata, ma anche frenetica e confusionaria, a Fano trovai quella pace che non conoscevo e che poi si è rivelata un vantaggio. Mi piace andarmene in giro per i luoghi a scattare foto, mi comprai una Coolplix, le prime sul mercato, e andavo in lungo e in largo a raccogliere immagini dimenticando una volta e per tutte la pellicola. Ma non come oggi, oggi registro informazioni per scrivere, prima, invece, volevo fare i video, per questo oltre a cercare luoghi, cercavo un linguaggio. Me ne andavo in giro pomeriggio e notte, un cacciatore di immagini senza quella paura tipica delle metropoli. Raccoglievo materiale che poi confluiva in storyboard, ne ho realizzati tanti, sulla carta avrò progettato una ventina di video, ne realizzerò, invece, un numero assai esiguo. Ma non me ne fregava niente, avevo trovato il mio linguaggio, la motivazione di tutto quel girovagare e di tutte quelle foto.
Certamente non mancavano le scappate metropolitane tra Napoli e Bologna oltre ai viaggi con Ruocco, un pullman che prendevo di notte alla stazione di Pesaro che mi riportava in Campania in ore sterminate di viaggio tra gente che non dormiva.
Con Mimmo e Luigi andammo al Dylan Dog di Rimini.
Sul Tirreno puoi ammirare i tramonti infuocati che scendono nel mare, sul Adriatico osservi le albe che sono d’argento.
Conobbi Noise che venne a vivere con me, non eravamo lontani dal molo. Di notte, in inverno, quando c’era tempesta, sentivamo la sirena che si confondeva con le urla del mare, sembrava di stare su un vascello. Il mattino dopo c’era odore di salsedine ovunque. Ho imparato ad essere un romantico, tra rock e fotografia, fotografavo qualsiasi cosa, girammo un video con Luigi, Micòl e Flavio, fu una bella esperienza.
Provavo le inquadrature in spiaggia.
In un precedente post scrissi che il periodo PU fu il mio medioevo ellenico, riflettendo non fu così. Ecco a cosa servono i diari. Le complicazioni sono venute dopo. Ora bisogna avere fiducia.
Ricordo che scrissi una piccola canzone, uno speed rock, cercavo uno studio di registrazione ed ecco che conobbi Luca, il fondatore dell’Aagga Label, lo studio dove, tra una sessione e l’altra, chitarra e voce, ho registrato materiale per un album e proprio questa mattina, l’ho rincontrato davanti alla sua label. Che piacere. Mi ha riaccompagnato in albergo con il suo piccolo tour bus, abbiamo un progetto in corso.
Sono a Fano, tra i bellissimi viali alberati della zona lido, come nel mio stile sono seduto sul marciapiedi a scrivere questo pezzo, non lontano dall’Astoria, un tre stelle che vi consiglio vivamente! Domani tornerò ad Imola, in questi giorni andrò al Disco d’Oro di Bologna, sono alla ricerca di un vinile, lo troverò? Chissà. Mi piacciono le piccole canzoni, quelle canzoni che si imparano al primo ascolto, le cose facili.
Donato Arcella