La torta è una cosa importante, specialmente la mattina verso le 7:00, non riempie soltanto lo stomaco ma tutta la giornata.
Dal forno fuoriesce un odore di mele che profuma tutta la casa, una tradizione impeccabile che dall’antichità giunge a noi perché, la torta di mele, è un classico. Non bisogna esagerare con i dolci anche se fatti in casa, ma è una soddisfazione. Se fuori non c’è il sole, una torta può sostituirlo.
È l’opera d’arte per sempre. Accompagnatela con il caffè, magari con il cappuccino, una tazza di orzo e latte di mandorla. Ditelo alla A.I., potrebbe piacergli, che sappia però che per queste cose ci vuole anima: il cuore di chi le ha viste fare rubando un mestiere.
Ok! Ci sono i tutorial su YouTube. Ma tale atteggiamento, Noise e Annamaria, l’hanno imparato da nonna Lina, nel forno a legna del Cilento, la quale cottura era impeccabile.
Non ricordo se tali pietanze erano nella lista di nonna Lina tra: fusilli, pastiere, castagnacci e struffoli, ma per certo la nonna creava odori, riflessi di rimando fatti a mano che hanno fatto scuola. Quella scuola che partendo da Paestum, attraversava Roccadaspide fino alla sorgiva della Mercatella ad Aquara. Terre lontane. È qui che c’era il forno di Angelina, l’agricoltrice, la contadina che si svegliava all’alba che, nella terra, coltivava la bontà dei suoi frutti. Non muovendosi mai da Aquara, conosceva mille mestieri, non mancava in niente come la terra che ha vissuto. Moglie di nonno Pasquale, il costruttore, ci hanno mostrato quelle ultime tradizioni che oggi sono folklore, turismo, ma vi dico che la normalità aveva il sapore della quotidianità non della noia.
Le uova fresche, l’olio extravergine delle presse, i pomodori che avevano un nome e le torte dei forni non erano novità ma collettività. Oggi questo è novità ed ha un costo: purtroppo è diventato il suo valore. Invece era necessità e tale valore era misurato con il mestiere, ma non quello dei grandi chef, ma quello delle mamme e delle figlie.
L’opera delle proprie mani che, cominciando con il canto del gallo, finiva con il crepuscolo delle galline.
Donato Arcella