Ho scelto questa immagine perché mi piace, è un vecchio rullino Ilford che ho fatto stampare, l’ho trovato idoneo per rappresentare questo articolo.
Gli Stone Temple Pilots hanno dimostrato che per fare del buon grunge non per forza dovevi nascere a Seattle, ma anche a San Diego. Eddie Vedder, ad esempio, è di Chicago.
Quando parlo dei 1990, il mio riferimento alternative o indie è il grunge. Certo! Abbiamo avuto Radiohead, Oasis e Marlene ma ancora li abbiamo, ma quello che ho vissuto è stato il grunge, fondamentale il tour No Code dei Pearl Jam al PalaEur nel ’96, avevo 20 anni. Un grande raduno grunge, mai visto prima e mai più rivisto. Mi mangiai il panino di Peppe il pasticciere e, nel viaggio di ritorno, in treno, non ricordo chi mi parlò di Luciano Caldore.
Non sono d’accordo quando dicono che tutto finì nel ’95 con Above, perché Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains e gli stessi Pilots hanno continuato la loro ricerca producendo validi LP anche in progetti trasversali.
Poi tutto cambia.
Sottovalutati perché creduti segugi del carro dei vincenti, gli Stone Temple Pilots, attraverso la loro musica hanno dimostrato: bravura, carattere, autorialità e performance. Sempre singolare è stata la voce di Weiland, il loro frontman, il cui modo di fare è mutato nel tempo, anche per merito di importati esperienze al di fuori della band. Hanno condiviso Brendan O’Brien con Pearl Jam, Soundgarden, Audioslave, Red Hot e Rage Against the Machine, uno dei produttori più importanti della scena moderna.
Li ascolto dal 2006, nei ’90 ero troppo legato a Nirvana e Sonic Youth ma, pian piano, riaffacciandomi al Novecento, il grunge è stato il mio primo interesse e ancora oggi è così. Non tanto nelle letture, anche queste importanti, ma nell’ascolto. E’ musica e questa si deve ascoltare. Di libri ce ne sono tanti se non troppi e fastidiosi, soltanto sui Nirvana, non so quanta roba hanno scritto eppure, la loro parabola è durata circa tre anni. Molta letteratura sulla vita di Seattle sta uscendo in questi ultimi anni, Valeria Sgarella, ad esempio, si sta impegnando molto in questo settore.
Alla fine, tra ascolti e ricerca, la figura di Scott Weiland è quella che mi ha colpito di più superando Cobain, Moore e Vedder.
Ma tutto non è partito in una bella mattina a colazione.
Nel 2005 ricominciai a suonare la chitarra, ero a Fano, poco dopo ricominciai a scrivere canzoni fino a scrivere diari. Riempivo quaderni e quaderni di pensieri, versi e soggetti. Ho sempre associato l’esercizio della scrittura alla musica, ricordo che, come scendevo a Napoli, ciò che scrivevo lo facevo leggere a Nello, poi ci mettevamo e aggiustavamo i versi. Una volta siamo stati un’intera serata a Santa Maria la Nova a cambiare e ricambiare versi, si fece mattina. A Pesaro, sotto la sopraelevata che mi portava da Mario, questo facevo.
Scrivere è come cantare, ma deve essere una performance, la tecnica guasta!
Galeotti furono i Velvet Revolver su Rock TV (che all’epoca era su Sky), è lì che rividi Weiland. I Revolver erano i Guns N’ Roses con lui alla voce. Anche se non sono mai stato un appassionato dell’hard rock, però, in quella veste, mister Weiland non guastava. Ciò che mi colpì, vedendo il videoclip, fu il suo impatto visivo dove evolse la propria immagine, già a partire dal video di Sour Girl, molto diversa rispetto agli esordi. Questo, mi spinse ad approfondire meglio i Pilots innamorandomene appassionatamente.
Ho ascoltato tutti i loro album fino a scegliere Core e Purple, e Thank You del 2003, il loro primo Best of che Donato, di Tasti Neri ad Urbino, mi consigliò vivamente.
Nel 2007 i Velvet Revolver vennero all’Idroscalo di Milano dove andai proprio per Weiland e che eseguirono, oltre ai loro pezzi, una versione di Sex Type Thing veramente niente male, fino alla sua dipartita avvenuta a soli 48 anni in un tour bus.
Questa purtroppo è l’anti poesia del rock che, come in altre band, la vita dei Pilots è stata segnata dalle vicende personali di Scott. Ne parlò anche Manuela su Fumo Fucsia. Ma ciò che ci interessa è la musica, quella cosa che si ascolta, quella che gli artisti ci lasciano, dove l’arte tutto trasforma in eleganza, proprio ciò che la vita non riesce a fare.
In vinile, mi sono voluto prendere un bootleg che cercavo da tempo: Mtv Unplugged 1993.
Gli unplugged grunge per eccellenza sono stati quelli di Nirvana e Alice in Chains, generazionali, ma per affetto mi sono scelto gli Stone Temple Pilots che mi piacciono tanto tanto. Lo potete vedere su YouTube, io lo vidi, in una bella sera d’estate, in VHS insieme a Daniele a casa di suo cugino Davide.
Negli ultimi 20 anni ho fatto un sacco di cose, tra queste cambiare case. Ho vissuto molti détournement, infatti li odio e, per un motivo o l’altro ancora li vivo ma, non so come fanno, sarà il potere della musica, gli Stone Temple Pilots riescono in qualche modo a riportarmi sempre a casa.
Donato Arcella