Verso mezzanotte

“L’uomo non è più artista, egli è diventato opera d’arte” (F. Nietzsche)

Around Midnight. Vomero. Napoli. Primi anni del 2000. Antonio Onorato con non so chi, non ricordo il nome del sassofonista.

Stefano ci portava spesso in questo locale, ci fece conoscere il jazz. Io, Stefano, Antonio e Mauro, i casoriani, ci recavamo qui dopo mezzanotte a vedere musicisti come Farias, Onorato, Amoruso e altri jazzisti partenopei.

Questi rullini li ho sviluppati dopo più di 20 anni, incredibile, ero convinto fossero scaduti. Dovremmo fare tutti così. Vi assicuro che è una gran sorpresa.

Ero alle prime armi, portavo sempre con me una piccola reflex tutta manuale, la comprai da Somma vicino l’Accademia. Pellicola Ilford.

Questa è fotografia! Non più la ricerca di un linguaggio, ma ricordi che emergono all’improvviso, come i sogni nel loro automatismo. Mi danno sorriso, specialmente in un periodo così incerto e difficile dove tutto sembra abbandonarmi.

Ma la vita va avanti anche così.

L’estetica non è più un mio problema, credo di aver abbandonato quest’idea. Perché pensare all’estetica quando i contenuti sono più forti? Non è nostalgia, è ricerca di sé e degli altri, il fatto di aver vissuto cose, cose che con il tempo sono diventate importanti, anche se non sempre raccontate come le Cave (un altro locale di cui eravamo di casa).

Siamo tutti lontani e chissà, ma va bene così! Le vite, come i luoghi, cambiano. Realtà che ancora esistono non sono più le stesse, cambiano le atmosfere come i giorni, qualcuna migliora: in quasi 30 anni l’umanità ha smesso di sognare, abbiamo altre intelligenze. Ma le mie ispirazioni non mutano.

Ieri notte ho fatto un sogno.

Ho sognato di essere nella Cappella Sistina, non c’era nessuno, ero proprio vicino agli ignudi di Michelangelo, mi aveva catturato l’occhio di uno di questi. All’improvviso mi sento chiamare dagli addetti ai lavori e tra loro, riconosco alcuni compagni d’Accademia. C’era Max, che strano: nostalgia indiretta? Forse. Ma anche se fosse, non è più mancanza, ma ispirazione.

Le cose che mi piacciono, le cose belle del tempo, ispirarsi significa ricordare (lo diceva Kay Sage) e, visto che non ne posso fare a meno, oggi, questa è la mia ricerca, tutta mia, tutta personale.

Ma un artista non fa altro che raccontare sé stesso, lo fa con qualsiasi mezzo, scrive velocemente, è la cosa più facile, la più attraente.

All’Around non si mangiava niente male, “scorreva” del buon vino, si, in qualche occasione esagerammo, si spendeva un po’ ma ne valeva la pena.

Ho un ricordo nebuloso, come piace a me, i ricordi quando sono vividi guastano, mancano di mito, devono emergere dal cuore della notte e, proprio in queste immagini, ho trovato quello che cercavo: piccoli ricordi, bellissimi, che mi danno quiete, soddisfazione. Le ispirazioni vengono dai sogni, cose vissute che diventano tali perché il rimando è lontano, un’altra epoca, un vero e proprio salto temporale. La notte di un tempo dopo mezzanotte che il tempo stesso regala e rivela, prima del mattino, prima di affrontare un giorno nuovo, dove la ragione ti cattura e ti sospende nel nulla.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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