Alla fine degli anni ’40 e inizi ’50, prima di James Dean, il cinema americano, nei bn di Dmytryk e Hitchcock, raccontava una nuova generazione di donne, lontane dagli stereotipi, in un’immagine oltre, che si emancipava su versanti più introspettivi, stati ineffabili e tormenti sconosciuti: le dark ladies.
Avevano visto e vissuto troppo, moderne, lontane dalle frivolezze, guaste. Scettiche. Dei loro traumi ne facevano teatro cinico, angustiate, avevano deciso di non soffrire, ancora pudiche, l’unica morale possibile era l’eleganza.
Blindate davanti agli inferi non cedevano all’ingenuità, dignitose, distrutte dai flashback sospiravano Ofelia.
La bellezza è un talento, ma amate da uomini segnati da troppi insuccessi. Incredibile come in questi film si possa notare, sia in bene che in male, l’indissolubile rapporto o confronto tra uomo e donna.
Chi cade può risorgere, ma in tanta ombra, tra le fobie del tempo, oggi, sono donne lontane. Ma anche se dimenticate nell’attualità indifferente, per certo non muoiono e camminano, ancora fuoriclasse, distinte, in un mondo che non c’è più.
Donato Arcella