Dai miei diari: Il medioevo ellenico

Se esiste un film che ha descritto per certo il medioevo ellenico, è l’Edipo re di Pasolini.

Il tempo descritto nel mito, probabilmente, si riferisce alla prima metà di un periodo che intercorre tra il crollo della civiltà micenea e IX secolo a.C., le uniche informazioni di questo tempo, non sono di cronisti, ma di poeti in età arcaica. Nessuno poteva stabilire la durata della così detta età buia.

Il mondo epico di Agamennone e Ulisse è ambientato in un mondo in cui, nella Grecia che conosciamo, si perse la scrittura, le guerre tribali erano croniche e i re facevano a gara a chi aveva il gregge più grande.

Non c’era apparato burocratico, né alcun sistema ufficiale di leggi e nessun sistema costituzionale. L’equilibrio del potere era delicatissimo.” (M. Finley)

Il sistema religioso era fatto di oracoli e riti magici.

C’era il palazzo del re e una netta distinzione tra nobili e non nobili, dove non mancavano cerimonie e esercizi di potere, ma al di sopra e al di sotto di questa linea, le condizioni sociali erano incerte.

Tra le schiere achee non tutti avevano l’armatura.

Il mondo dei grandi miti greci era letteralmente, e non simbolicamente, il far west! Un mondo dove ti potevi affidare alla sola autorità del “re/pecoraio” o agli dèi, che nel mito, sono descritti come volubili, prepotenti e violenti e, se proiezioni di quel tempo, anche analfabeti.

Eppure, alcuni di questi racconti parlano di labirinti e grandi architetti, un chiaro riferimento ad una civiltà preellenica di cui l’archeologia sta facendo sempre più luce e che, a detta di Gombrich, influenzò anche l’Egitto. Platone, memore di una catastrofe non ignota agli antichi, Thera, si ispirò a narrare l’ideale di una città immaginaria.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.