Ho fatto un sogno.
Ho sognato di realizzare un cortometraggio con Flavio e Silvia, eravamo giovani o almeno più giovani di ora, siamo già sul luogo: un grande spiazzale tutto in cemento, molto simile al Cretto di Burri. È un corto d’azione, c’è molta velocità dove ogni scena crea un immaginario.
È il sogno stesso che definisce il soggetto.
Flavio e Silvia non si sono mai conosciuti, rincorrono due individui non identificati che a fatica, riparano attraverso un’uscita quadrangolare, raggiunta attraverso una scaletta di legno dove a stento vi entrano.
Questa porta nel buio ti spinge fuori dal sogno.
Durante le riprese alloggiamo in un hotel dalle stelle incerte per 40 euro a persona, ho insistito nel voler prendermi a carico le spese dei due protagonisti. All’interno dell’albergo, Flavio si lamenta e Silvia è in stanza ad occuparsi della toilette. Guai a chi tocca la colazione di Flavio.
La signora dell’albergo è molto gentile, ogni volta che parla le stanze cambiano colore. Colori forti e psichedelici. Le inquadrature sono fatte di campi lunghi. Domina il campo lungo.
È la stessa prospettiva lineare che vediamo nella Scuola di Atene.
Ovunque ti giri ti perdi all’orizzonte, tutto è gigante, olimpico, oniricamente ideale.
Siamo tutti e tre nella mia stanza a fare colazione, una bella colazione piena di brioche, le prepara proprio la signora, è bravissima. Mancano ancora alcune scene, il Cretto è enorme. Poi, di improvviso mi sveglio e rimango in dormiveglia nel cuore della notte.
Non sono deluso, mi è piaciuto, soltanto che non riesco a riprendere sonno, perciò, prendo carta e penna e scrivo questa pagina.
Donato Arcella