Zoom h2n

Registrarsi è la cosa più difficile al mondo, specialmente quando si vive una condizione complessa. È vero, un’opera d’arte non descrive soltanto l’opera in sé, ma descrive la condizione che l’artista vive. L’arte è un’espressione dell’anima, dell’uomo, quella cosa che scopre l’artista e fa capire chi è. Perciò, l’uomo cosa vive. E non bisogna averne paura. L’opera che vedete qui sopra è quella che mi ritrae di più, ma non l’ho fatto apposta. È un’opera non recente, è uno studio fatto a teatro, ho avuto la possibilità di avere un teatro a disposizione dove ho avuto il tempo di studiarmi e posizionare luci, partorendo un lavoro più scientifico che espressivo, che poi alla fine rivela un mal d’essere e oggi la complessità che sto vivendo e combattendo. Difficile.

Qui mi propongo come chitarrista elettrico che in qualche modo fa giungere un suono, i suoni sono complessi. A parte che, come si è deformata la chitarra, sembra una Jaguar quando invece è una Stratocaster, è divertente. Un bn. Anche quando feci questa fotografia era un momento complesso della mia vita, non come oggi, ma forse anche sì. E nascondersi per non guardare è da codardi, invece bisogna affrontare, c’è chi mi ha fatto ragionare, soltanto in questo modo si può vivere bene giorno per giorno. Come dice Gesù nei suoi insegnamenti: a ciascun giorno bastano i suoi problemi. È inutile che ci mettiamo a pensare al futuro, non lo conosciamo. Infatti, questa immagine è quel rumore dell’adesso e ora. Oltre questo è una bella fotografia, mi piacciono le foto mosse, un autoritratto mosso.

Ho sempre avuto dentro di me un forte rumore che ho cercato di esorcizzare ma che ho soffocato dentro e ora basta! Ogni complessità porta un insegnamento e ogni insegnamento è un tesoro da portare con sé, un bagaglio che può servire ad altri e a te stesso, un bagaglio che serve ad affrontare meglio altre cose più piccole e più grandi. Però siamo umani, cediamo al pianto, allo sconforto, bisogna essere forti. Da quello che ho capito, nella mostra da Ramaglia, è l’immagine che più mi rappresenta e che forse piace di più, è anche una delle mie preferite, infatti la voglio stampare per me. Ma farne altre no! Il passo successivo è il selfie dove mi guardo allo specchio in istantanea e mi dico: Donato no! Tu sei qui e ora, sei colui che vive questo giorno, domani è un altro giorno. Infatti, sto cercando di farmi un selfie al giorno, è una cosa che voglio fare. Il selfie, guardarsi allo specchio con lo smartphone, fotografia! È molto duro parlare a sé stessi, quando si affronta una complessità si è soli, è così, c’è chi ti sostiene con amore incondizionato, però si è soli.

I silenzi aiutano, a me, ad esempio, aiuta molto il dormiveglia, magari che ne so, è notte fonda, fuori piove e io dormo, è una cosa che mi dà sicurezza. La mattina mi sveglio e comincio un’altra giornata. Siamo qui per vivere, per affrontare le cose, non possiamo fare altrimenti. Bisogna avere fiducia. Sempre meglio. Questa sarà la mia prossima lettera, il mio prossimo articolo, è un ragionamento, parlo a me stesso è mi registro. Registrarsi con uno zoom è una cosa molto divertente. Vorrei dare un nome a quest’immagine ma credo che già lo abbia, già c’è. Tutt’al più un titolo a questo articolo, lo chiamerò: Un articolo. Proprio così. Ok! Ascoltiamo e andiamolo a scrivere.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

Lascia un commento