Questo è il cielo che si è presentato stamattina, molto diverso dal cielo di Chiba. Potremmo essere tutti poeti, ma siamo troppo impegnati e allucinati a dire o fare chissà cosa. Potremmo cominciare a ringraziare Dio, basta già questo per essere tali, potremmo avere la benedizione di accorgerci di quante sfumature è fatta la vita a cominciare dal singolo giorno. Il cielo sopra le nostre teste sembra un mare al tramonto dopo la tempesta, la foto non rende, le nuvole sono rosso porpora come nei quadri di Christian Dahl. Quelli del Bar Sun fanno colazione come se nulla fosse. È la visione bizzarra di una mattina. Così, ho visto quest’alba. È una caratteristica del versante adriatico, la profondità di un pianeta che non conosciamo, tondo, plastico, nell’immensità del cosmo perché pensiero. Non riesco a credere ad un Creatore dogmatico quando ogni giorno dimostra di essere un Artista. Colui che, avendo fatto bene ogni cosa, la cui causa, non può essere il male che è una questione degli uomini. Gli uomini hanno paura, per questo hanno rifiutato la bellezza: una visione sublime del macrocosmo che non possiamo toccare. Ma tutto torna giù tra gli affari della quotidianità solitaria, malati dell’apatica consapevolezza che intanto la terra gira, gira su sé stessa… come nei giorni prima del diluvio dove mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in moglie fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla.
Donato Arcella