È soltanto un particolare ma è la stessa scena, me ne sono accorto mentre leggevo un testo di Sgarbi. È come se Deckard avanzasse nelle stanze di un re antico immerso in una luce figlia del deserto. Quella ziqqurrat all’orizzonte è la torre di Babele. Un torpore imperiale, latente di un inconscio indisturbato, lontano: un altro gioco.
Matematico, artefatto, paranoico.
Donato arcella
(opera di Ercole de’ Roberti)