Noir

Nei noir americani degli anni ’50 c’erano i “chatsubo”, locali sempre aperti, bar e motel frequentati da personaggi inquieti che in un modo o nell’altro, nella loro eleganza, erano sempre tormentati da un bivio e spesso alcuni di questi non ne uscivano. Rimanevano in un “limbo per sempre”, sospesi in un notturno metafisico tipico dei quadri di Hopper. Eppure, erano gli anni della Scuola di New York, il tempo degli Irascibles, quelli che avevano rifiutato tutto questo. Noir è un brano sulle scelte, il mio chatsubo, il punto limite dove la nottata è già passata e proprio lì, tra le ninfee, vedo Pinkey:

Siamo qui, fermiamoci al Noir.
Guarda quel tir, trema la città.
Chilometri, quanta gente qui al Noir.
Tra le ninfee, tu seduta in fondo al bar.
C’è tutto qui al Noir.
Tu seduta in fondo al bar.
Siamo qui, fermiamoci al Noir
Chiedo a Chi già conosce la città.
Colazione qui al Noir.
Già mattino qui al Noir.
Amore baciami, guarda in faccia la realtà.
Siamo qui, io e te di fronte al bar.
C’è la tivù, così grande qui al Noir.
È già mattino qui al Noir.
Io e te di fronte al bar.
Colazione qui al Noir.
Io e te di fronte al bar.
Io e te di fronte al bar.
Io e te di fronte al bar.
Io e te di fronte al bar.”

Donato Arcella

(foto Agostino D’Amato)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.