Insegno Arte in un I.C. ad indirizzo musicale in una città metropolitana di Bologna.
Rispetto agli altri istituti del territorio, che al meglio presentano i propri piani, mi permetto di dire che una Scuola ad indirizzo musicale è per sua natura una Factory.
La foto che vedete in alto ritrae Peppe Servillo durante le prove al teatro Ebe Stignani, con i maestri della Innocenzo da Imola Ensemble e gli allievi di indirizzo, per il concerto di beneficenza: “I Bambini suonano per i Bambini”.
La Innocenzo è uno dei plessi compreso in un palazzo storico a patio interno che mi ricorda molto l’Accademia di Belle Arti di Napoli, caratterizzato da un grande scalone, i suoi corridoi sono impensabili senza il sax di Leti e la camminata marziale della Vice.
Domina il Centro, una realtà multietnica in crescita che si concentra proprio in questo istituto. Nella stessa struttura è presente una scuola di danza e, poco distante, alla Rocca Sforzesca, abbiamo L’Accademia Pianistica Internazionale che è tra le più famose al mondo.
C’è tanta Street Art –
La musica, come qualsiasi altra disciplina, non è soltanto solfeggio, il pezzo forte sta proprio nell’unicità di vite espresse. Ogni anno i nostri allievi hanno la possibilità di incontrare diversi artisti con i quali si confrontano, tra cui: Catherine Spaak (che ricordiamo con affetto), Elio Belisari e quest’anno Peppe Servillo.
Incontri ravvicinati.
Peppe Servillo non ha bisogno di presentazioni (basta un click sul Web), oltre agli Avion Travel, osservandolo tra uno scatto e l’altro, “distrattamente” mi sono venuti in mente realtà come Martone, Moscato e Teatri Uniti in quella Napoli indie che dalla metà degli anni ’80, hanno creato nuovi scenari dove lo stesso Peppe, se posso, non ha mancato saggi con Turturro, Wertmüller e Lindo Ferretti fino al Festival di Sanremo ed oggi, anche con la Innocenzo.
I nostri Prof. sono Musicisti che insegnano.
Il divertimento non è mancato come anche qualche tono rigoroso, ma lo spettacolo è stato fantastico! I ragazzi sono fantastici!
Non vi dico la “càvea“.
“Non vi preoccupate, non sono altro che un cantante di piazza” … mai sentito dalla bocca di un jazzista, ma per certo da un uomo di teatro.
I capicomici della Sala Assoli –
Ho chiesto se potessi fare qualche scatto, come facevo al N.T.N. di Napoli o al Lolli, magari per l’archivio della scuola, e mi hanno accontentato. Grandissimi!
Ho perso la mano come il cervello: ma l’odore della scena no! Quello non l’ho perso!
Ancora mi vedo, giovane, tra i laboratori di Manchisi, Sepe e Latella, guatto, a cercare di immortalare il momento migliore… guai a chi fiatava! Merito di Tommaso.
Fidatevi.
Insegnare è un incontro generazionale obbligato, bisogna tenerci molto, ci sono importanti decisioni da prendere. Siamo quello che scegliamo e lo facciamo ogni giorno, ma veniamo da lontano e dobbiamo farci i conti. Solo in questo modo (mio punto di vista) le esperienze ti entrano in circolo e una volta entrate non ti lasciano più.
Donato Arcella