Inventiamo una banconota

Gli autori dell’opera che vedete qui sopra sono stati i tre nerd della classe di Valentina.

Un bel giorno, nelle magnifiche ore buca (e non scherzo), dove mai manca una pausa caffè Ai Giardini o al Grillo, scorrendo su Nuvola, mi accorgo delle scadenze prossime dei Fest proposti dalla dirigenza, la cui attuazione progettuale non è più fattibile, tra questi: Inventiamo una Banconota.

Da circa 10 anni la Banca d’Italia propone un concorso a premi, interregionale, dove: coinvolgere studenti, studentesse e insegnanti delle scuole primarie e delle secondarie di primo e secondo grado in un progetto interdisciplinare, integrato nella programmazione didattica, consistente nella realizzazione di un bozzetto di una banconota “immaginaria”… a tema, con tecniche specifiche per ogni ordine e grado e dove, si favoriscono, specialmente per le secondarie, competenze informatiche.

Leggendo la scadenza, dal mio punto di vista, è tardi.

Mi reco in dirigenza, la DS mi riceve e le spiego la situazione. La DS mi guarda dritto negli occhi dicendomi: professore, partecipi al concorso! Cerco di ragionare con la DS, ma la DS ribadisce: professore, partecipi al concorso!

Dentro di me inizia uno stadio di ansia che già conosco e che fino ad ora ho vissuto in altri contesti. La DS, per le competenze informatiche richieste, mi consiglia di chiedere ad Alessia, la Coordinatrice della Terza al secondo piano.

Mentre attraverso lo scalone dell’I.C. il mio stato di ansia diventa sempre più convulso, questa mattina avevo tutt’altro programma. Poco dopo vedo Alessia tra la classe e la sala insegnanti, gli spiego la situazione e, con uno sguardo simile alla DS, mi dice: vai con Canva!

Ma nel caffè latte stamattina era tutto regolare.

Canva è uno strumento di progettazione famoso, lo usano i grafici. Amante della fotografia ed ex fotografo, la grafica no me gusta, nel digitale mi piace tutt’altro. Ma quel “vai con Canva”, Alessia, per come me l’ha “venduto”, è come se avessi sentito un retrogusto dal sapore Inca che, la collega, forse, avendo intuito il mio crescendo stato di cose, con discrezione è come se mi avesse sottinteso: ca’ a’ Madonna te accumpagn! – (traduzione attendibile dell’80% da giggino.com) –

Panico!!!!

Comincio a camminare per i corridoi della scuola in cerca di una soluzione finché al primo piano entro nella prima Terza che trovo. Busso, saluto la/il collega, non ricordo neanche chi era in cattedra e domando agli alunni: chi sono i nerd della classe? I ragazzi tutti in piedi mi indicano Leonardo, Massimo e Yassine. Perfetto! Saluto la/il collega, mi accorgo che manca ancora una mezzoretta, allora ritorno al bar a prendermi un altro caffè, tanto per aumentare i tic.

Entro in classe e chiedo: – Immagino che conosciate Canva. E programmi AI? – Gli alunni in maniera ultronea cominciano ad alzare le mani una dopo l’altra. Ci siamo! Spiego il progetto, mi prendo i tre nerd vicino la cattedra e cominciamo a lavorare. A scuola durante le ore di lezione è severamente vietato usare gli smartphone, ma per la realizzazione di questo progetto sono indispensabili, come una telecamera di sorveglianza li osservo mentre i tre ragazzi si ingegnano.

Nel programma di Arte e Immagine ho inserito Shepard Fairey, Zerocalcare e Shamsia Hassani ma in particolar modo un fumettista che mi ha sempre colpito per il suo carattere grafico: Gianluca Lerici. Un artista di Genova che proviene dal mondo delle fanzine scomparso a soli 43 anni nel 2006. Ho pensato, visto che sulle 100 mila lire c’era un ritratto di Caravaggio realizzato da Ottavio Leoni, sulle 1000 lire c’era un ritratto della Montessori e la Venere di Botticelli sul 10 centesimi di euro, perché su questa banconota non ci mettiamo proprio un personaggio di Lerici? E così è stato.

Non sto qui a raccontarvi tutti i passaggi progettuali che Leonardo, Massimo e Yassine hanno svolto con i loro smart, vi dico soltanto che in così poco tempo hanno dimostrato non solo un grande affiatamento, ma anche una pratica delle competenze informatiche che per certo gli tornerà utile. Luciana mi ha lasciato il testimone.

Nell’acquisizione di queste conoscenze c’è lo zampino del collega?

Magnifici!!! Elaborato pronto!

È sera inoltrata, sono al computer, mi fa compagnia Focus a volume silenziato. Il bando prevede una page dove caricare il file. Prima di caricare, la page mi dà quattro volte error (il mondo è contro di me) poi: avvio corretto. Missione compiuta.

Urca! Come direbbe Marilena.

Notte fonda: doccia fredda a rischio bronchite non prima di aver bevuto un Purgamurex alla ciliegia per smaltire lo stress. Notte fonda: nel palazzo non c’è nessuno, perciò, accendo il Peavey 300, collego la Fender e in power chord comincio a suonare quello che capita a volume 12. Notte fonda: mia moglie dorme.

Con un messaggio WA comunico alla DS l’invio dell’elaborato.

La vita è ritornata a sorridermi. Consegnata l’opera, di quello che sarà, non me ne frega più niente. Comunque. Ottimo spunto per un nuovo incremento didattico favorendo le conoscenze informatiche e il laboratorio. Dopo qualche mese, lasciatomi alle spalle quell’inferno, mi giunge una mail:

Parafrasando…

Gentile prof. le comunico che l’opera della classe Terza ha vinto il primo premio, congratulazioni, gradiremmo gentilmente un IBAN.

Abbiamo stampato l’opera, una targa e sono venuti Fox Mulder e Dana Scully dalla sede della Banca d’Italia per la premiazione (hanno tenuto un interessantissimo seminario sulla storia della banconota). Gli artisti, i tre nerd, supportati dalla classe, hanno spiegato davanti alle Terze come hanno prodotto l’opera e, oltre agli insegnanti e lo staff federale, erano presenti la DS, la DSGA, il Vicesindaco e Antonina, insomma, la notte degli Oscar.

La Vice mi ha detto che sono un secchione… glielo concedo, la collega è bellissima!

Cosa dire: una favola a lieto fine? Anche sì! Come potrò mai dimenticare il Purgamurex alla ciliegia a notte fonda.

Scherzi a parte.

Retorica: non si finisce mai di imparare. Vi sembra una retorica? Alle volte mi domando che cos’è l’esperienza. Gli artisti sono quelli che si studiamo sui libri? Si! Si deve studiare. Ma il talento è un’altra cosa, non è la ricerca o le simpatie di uno storico, è una cosa che appartiene a te, rimane a te e sei tu a coltivarla. C’è una cosa però, bisogna avere fiducia e lavorarci, specialmente oggi, in un tempo dominato da nuove guerre e fake news.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.