La linea esterna è un binario, la cui origine, è fuori dalle alte frequentazioni. È una linea metropolitana che in quanto tale raggiunge il Centro, ma è periferica. La devi conoscere. Esiste in tutte le stazioni.
“Pinkey è sola e in quella zona non ci resta più”
Sono sempre stato un fenderista, ne esistono tante: Jazzmaster, Telecaster, Esquire come anche quelle cinesi. Ma avendo scoperto che in power chord niente è impossibile, l’unico suono che veramente ha fatto la Storia è quello della Fender Stratocaster. Comunque, ciò che voglio raccontarvi è la storia di un’altra chitarra e di una canzone.
Era da un po’ che cercavo una chitarra folk, quella chitarra che ti porti ovunque, niente di costoso, ma una cosa buona, anche per qualche registrazione. Così, cercando in lungo e largo e provando più chitarre, in nessuna di queste riuscivo a trovare quel “dialogo” che mi facesse esclamare: è lei!
Sulla Via Emilia, c’era un negozio di strumenti musicale gestito da una coppia avanti negli anni, volevano chiudere (anche per via del Covid) e, svendendo tutto alla metà del prezzo, cominciavano ad incuriosirmi. Mi era capitato qualche tempo prima di entrare in questa attività, oltre agli strumenti trovavi anche libri, spartiti e accessori. Ho trovato gli spartiti di Siamese Dream che erano su quegli scaffali da 30 anni e ancora, il tipo, assai simpatico, avendo preso una serie di Squier Bullet che vendeva ad un prezzo stracciatissimo, mi convinse a provarle e alla fine me ne uscì dal negozio con una Telecaster sunburst e una Stratocaster viola.
Poi vidi lei.
Una bella mattina di dicembre (sole zero, venticello freddo e umidità) mi fermai d’avanti alla vetrina, entrai, vedendola abbandonata su un espositore tra gli amplificatori, chiesi di provarla. Una Sigma, vecchio modello, ma nuova. Piena di polvere, come toccai la meccanica, saltarono tutte le corde, il ponte era troppo alto e, preamplificata, attaccandola ad un Marshall, faceva peti di ogni genere. La rimisi a posto, ringraziai e me ne andai.
Durante la settimana, per una cosa e l’altra, passavo spesso di lì, soffermandomi su quella Sigma. Era sola, nuda e scoperta come l’avevo lasciata. Mi guardava innamorata, così, un bel giorno mi convinsi, entrai e la comprai.
Poco lontano c’è la liuteria di Fabio, gran bella Officina, come gliela mostrai, così combinata, si commosse. Mi disse – Lasciamela, torna tra una settimana – Giunto il tempo me la mostrò e la vidi finalmente Donna. Abbassò il ponte, regolò la meccanica, cambiò il capotasto e la tirò a lucido. Sostituì quell’elettronica fetente con un pickup della Fishman applicato al rosone della cassa armonica. La provai e così era lei! La Martin dei Nirvana agli Mtv Unplugged di New York nel ‘93, ha fatto la storia dell’ultimo Novecento, non tanto per il suono, ma per l’estetica. Fabio, quella Sigma, la rese proprio così.
Ora. Ho un pugno di canzoni e una chitarra folk. Ho contattato Luca per una sessione di registrazione, ma mi manca qualcosa. I songwriters sono tali perché dentro hanno la strada. Chi è un songwriter? È colui che prende la chitarra, scende in strada e canta, per questo le loro registrazioni sono vere. Io non ho mai avuto il coraggio di fare questa cosa. Ho fatto qualche live insieme ad una band, ho suonato a casa di amici, ma, solo contro tutti mai. Sulla linea metropolitana ho notato che la stazione di Imola ha tre binari. Sul primo e il secondo passa il Piacenza – Ancona, perciò linee ad alta frequentazione, sul terzo non ho capito e, più avanti, proseguendo il primo, c’è un quarto binario, un terminale, il primo Ovest. Questo, partendo da Imola, tocca quelle stazioni periferiche che l’Ancona-Piacenza non tocca e, morendo a Bologna, in quanto linea, ha vita propria.
Visto che sto trovando il mio spirito on the road, la mia spontaneità, perché non cominciamo ad affrontare il mondo proprio su questo treno?
Dicembre. Regionale delle 17:30.
Manca poco alla partenza, sono all’hundertwasser della stazione. L’Hundert è un bar di Zurigo frequentato da soli espatriati, un po’ come il Rick’s Cafè di Casablanca o il Chat. I bar delle stazioni, come quelli degli autogrill, sono luoghi di transito, consumi con la sola consapevolezza che devi partire, incontri l’impossibile, gente che non hai mai visto e che mai più incontrerai.
Faccio il biglietto, mi sparo uno snack ed entro nel treno. Parte il treno, fuori è buio, il bianco interno del regionale sembra il K test di 2049. Cerco di mantenere la calma. Le carrozze non sono tante, ma devo rompere il ghiaccio. Caccio la chitarra, entro nella prima carrozza e comincio. Per non essere frainteso, sulla cassa armonica sotto il ponte ho posto un biglietto con scritto: non si accettano soldi, ma ascolti.
Comincio con il primo brano, poi il secondo ed ora sto eseguendo il terzo. Wow! Non mi fila nessuno. Niente di più sublime! Credetemi: c’era chi dormiva, chi mi trapassava con lo sguardo, chi era immerso nello smart e chi prendeva gocce di qualcosa*. Nonostante incalzassi sulla chitarra, ero del tutto invisibile e, preso da questo lieto snobismo, finalmente mi sentivo un songwriter! Carrozza successiva.
*Come tutti i farmaci, anche lo Xanoi può causare effetti indesiderati in alcuni pazienti. Alcuni effetti possono essere comuni: depressione, sedazione, sonnolenza, perdita della coordinazione motoria, disturbi di memoria e della parola, capogiri, mal di testa, stitichezza, bocca asciutta, affaticamento e irritabilità.
Nel passaggio tra una carrozza e l’altra mi ferma il Capotreno. Il signore, con tono semi alterato mi dice – Cosa sta facendo? – gli rispondo – Buonasera! Non sto mendicando, semplicemente sto cantando le mie canzoni. – ancora mi dice – Lei lo sa che sul treno non si può suonare? – gli rispondo – Mi perdoni, le assicuro che non sono in cattiva fede – lui ancora – Guardi, i passeggeri sono infastiditi dalla sua esibizione! – mi giro e, notando l’espressione non eloquente del mio pubblico, deduco che i criteri del Capotreno sono alquanto discutibili. Comincia una discussione che va avanti, finché, arrivati a San Lazzaro, il pubblico ufficiale mi invita a scendere. Io, con tono fermo ma gentile, gli faccio notare che ho il biglietto, ma niente da fare, scendo a San Lazzaro.
Dicembre, sono quasi le 19:00. Sole zero, venticello freddo e umidità.
Sto vedendo il 2049 che riparte senza di me.
San Lazzaro di Savena è una fermata metropolitana, è un piccolo labirinto fatto di ferro e neon. È una stazione immersa nel buio. Non c’è nessuno. Ora, a San Lazzaro non ho mai sentito niente, ma ubicata in quel silenzio metafisico può tranquillamente essere a prova di stupro. Comunque. Per ritornare da dove sono partito, l’unica soluzione è il Piacenza-Ancona. Ci sono delle panchine, mi siedo e, ancora intossicato, prendo la chitarra e in mi power, comincio un groove che, totalmente immerso nei neon, porto avanti per almeno mezz’ora. È un groove pedante, forse un blues, mi dà l’impressione di un treno che stenta a partire ma che poi pian piano prende i giri. E con questo groove, oltre ad intuire una possibile melodia, riempio quel silenzio così strano che tanto caratterizza la fermata di San Lazzaro. In quella ragion d’essere giunge il Piacenza-Ancona. Salgo, chiudo la chitarra, cerco il Capotreno, faccio il biglietto, mi siedo e arrivo a destinazione.
Il bar della stazione è ancora aperto.
Buonasera, gradirei un bicchiere d’acqua e un caffè – la barista dal taglio viola, molto gentilmente –Mi scusi, ma vuole un caffè a quest’ora? – gli rispondo – Certo! Voglio un caffè a quest’ora! – la barista molto gentilmente – Gradisce qualcos’altro signore? – gli rispondo – No grazie! – Bevo il bicchiere, bevo il caffè, pago e me ne vado. Ce l’hanno tutti con me!
Ritorno sul binario, non c’è nessuno, mi siedo sulla panchina sotto al monitor, riprendo la chitarra e su quel giro in mi power, scena dopo scena, mi appare il racconto di questa fantastica avventura.
Una nuova canzone.
Ci sono quattro binari. Il primo e il secondo sono ad alta frequentazione, il terzo non l’ho capito e, proseguendo, mi accorgo che sul primo c’è un terminale, un binario Ovest. Questa linea non attraversa le conurbazioni, tocca fermate che gli altri treni non toccano, è una linea rara, la devi conoscere, non è frequentata da tutti è periferica, un modo alternativo per giungere a destinazione. Nel cuore della notte le luci sono lontane, il groove di mezzanotte riempie il vuoto, una piccola prova dove ho avuto il piacere di guardare in faccia i miei compagni di viaggio. Nessuna fuga. Soltanto una visione alternativa. È una Linea che costeggia il mare. Quando c’è sole le carrozze diventano blu, quando c’è tempesta è come se attraversassero le onde: “una piccola pianura pulita già dal vento, poco distante, dalla Linea esterna.”
Donato Arcella