“Anche uno scarabocchio può celare una cosa bella” (Carmen D’Auria)
Carmen condivido tutto quello che dici!
Sono cresciuto con il grunge e la Scuola di Bristol. A Napoli, da ventenne, ero interessato alle nuove leve che, all’interno dei generi prima citati, specialmente nel trip hop, si affermavano nomi importanti sul territorio partenopeo, prendi Almamegretta e 24 grana. Ma anche di venti che attraversavano lo stivale come: Marlene, Bluvertigo e Casino Royale. Narcolexia, facendo ancora il punto su Napoli. Perciò, non seguivo Pino, nonostante a casa non mancasse.
A fine anni 1980 inizio 1990, non so chi, mio padre o mia madre, ma forse proprio io quando mi arrivò lo stereo, cominciò a circolare per casa la musicassetta della EMI di Musicante, sesto ellepì di Pino Daniele e oltre questo avevo amici, che proprio come te, impazzivano per Pino, ricordo Nicola e Salvatore che ascoltavano soltanto lui. Nel 1994, ebbi la fortuna di andare al San Paolo a vedere il concerto Daniele – Jovanotti – Ramazzotti che, a mio avviso, fu un evento spartiacque nella sua carriera, ormai artista pop di ampio respiro.
Lo stesso anno morì Massimo Troisi e al ritornello Tu dimmi quando, quando… si ne carett o’stadio!
Fu un evento spartiacque anche per me, perché, anche se già alternative, fu il mio primo grosso concerto a cui andai ad assistere.
Poi non è soltanto questo, mio padre è sempre stato un Totòfilo e appassionato della canzone classica napoletana oltre Elvis e Celentano. Mia madre, professoressa di Letteratura allo Scientifico, appassionata di Eduardo, mi impose, alla tesina della maturità, il suo teatro e così mi dovetti sciroppare Il sindaco del Rione Sanità, Gli esami non finiscono mai e Le voci di dentro. A casa, quando passavano i film di Totò e le partite del Napoli (il Napoli di Maradona), c’era un silenzio santo e non ti dico, nel periodo di Natale quando in televisione passava Natale in casa Cupiello. La mitologia greca, l’ho imparata con Luciano De Crescenzo, perciò: tradizioni contemporanee.
Non dimenticherò mai quando mio padre e il professor Iuliano, un suo amico docente, parlando del più e del meno, lo facevano spontaneamente alla maniera di Totò con tanto di citazioni cinematografiche. Io così ho imparato i suoi film. La banda degli onesti con Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia (Cardone) era tassativo, non potevi non conoscerlo.
Ma Nirvana, Smashing Pumpkins e Massive Attack furono più forti! Fu dopo il 2007, ormai trentenne, che cominciai ad affacciarmi in maniera più seria alla figura di Pino Daniele, galeotto fu un concerto a Bagnoli del violinista Lino Cannavacciuolo insieme a Peppe Barra dove cominciai a pormi domande sulla mia città.
La foto che vedi sopra (scattata da Cesare Monti) è nell’artwork di Vai Mo’ del 1981, il mio Lp preferito di Pino, è il manifesto della Neapolitan Power, dove solisti del calibro di Tony Esposito, Rino Zurzolo e compagnia bella compaiono in un’opera unica. Ma la cosa che più mi colpisce è, ancora oggi, che brani come Che te ne fotte, Yes i know my way e Notte che se ne va non sono soltanto composizioni di grande raffinatezza, ma belle canzoni! Quelle che ti accompagnano durante la giornata e che diventano tue per sempre. C’era cuore oltre a tecnica e conoscenza.
“Finalmente ero riuscito a creare una band forte, tutti solisti con alle spalle un passato di contaminazioni musicali… Quest’album per me fu molto importante e diede alla mia musica una nuova direzione” (Pino Daniele)
Proprio questa mattina, su RAI2, Laura Pausini e Riccardo Rossi discutevano sull’importanza innovativa di Pino e sulla sua vasta cultura musicale. Si! Proprio così Carmen, canzoni come I say i’sto ccà e Lazzari felici, Quanno chiove e Suonno d’ajere sono poesie dove inglese, napoletano e blues si incontrano come mai prima nella Storia dell’arte.
Ho avuto modo di ascoltare tutti i suoi album, sono tanti, come tante sono state le sue collaborazioni, ma il periodo dove mi sono voluto soffermare è quel periodo che va dal 1977 al 1984, praticamente da Terra mia a Musicante. Dopo, mi è piaciuto assai Iguana cafè del 2005, molto caraibico. In questi dischi o CD trovo il mio viaggio personale del prima e dell’oggi.
Cara Carmen, Napoli mi manca, io e Rosi non scendiamo da un po’. Intanto ti scrivo questo post. Quando finisci il quadro fammelo vedere, sono curioso e grazie per il video che mi hai postato su wa, mi ha dato coraggio! Infatti, mi sono fatto una bella passeggiata whatsappando proprio con te.
Un abbraccione grande grande e a presto.
Donato.
Anch’io ho parlato di Pino Daniele (e di James Senese) in questo post: https://wwayne.wordpress.com/2021/08/28/una-storia-damore/. Conoscevi la commovente storia che ho raccontato?
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Ciao, ho letto ora, molto bello! Mi ha fatto piacere leggerlo. Complimenti.
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Le belle parole che hai speso per me mi lusingano profondamente, e le ricambio di cuore: anche il tuo blog spacca, infatti mi ci sono iscritto. Grazie mille per i complimenti e per la risposta! 🙂
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