Un pittore napoletano

Questo è veramente un flash.

Nei luoghi dell’Accademia salivi le scale e all’ultimo piano, nel suo studio, trovavi Gianni Pisani. Vederlo all’opera era un’emozione. Pisani è stato uno dei più grandi pittori partenopei, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, allievo di Emilio Notte come Valdelli e Ramaglia. Salì le scale e lo immortalai, avevo 23 anni, ero inseparabile dalla mia piccola Ricoh tutta manuale, la comprai da Francesco Somma.

Era la Napoli di Antonio Bassolino.

Per me Gianni Pisani era il direttore dell’Accademia, sapevo che era un grosso pittore, non pochi testi già lo citavano in quanto tale, ma il mio pensiero era altrove. Al Palazzo Reale di Napoli, alle Scuderie, Pisani organizzò una grossa mostra, per allestirla, non solo c’erano gli addetti ai lavori, ma anche gli studenti del corso di pittura. In quel periodo ero fidanzato con una studentessa del corso Pisani e mi ritrovai così, insieme a Valeria, ad allestire la mostra del maestro. Qui cominciai a conoscere meglio l’opera del pittore, l’opera del direttore dell’Accademia, cominciando ad indagare aspetti di un’altra Napoli, perché nell’opera di Pisani c’è Napoli. Pittore di Afragola. Un’intimità onirica piena di rossi almeno quello era il colore che mi saltava agli occhi. Il Sogno del Lupo, attraverso i suoni di Lino Vairetti, suoni che avevo già vissuto quando ero al liceo. Alla fine dell’allestimento, siccome ero studente del corso di scenografia e non di pittura, mi diedero il catalogo della mostra e il CD del prof. Vairetti. Ma non il Vairetti Osanna, il Vairetti solista che è oltremodo magnifico.

Oggi, proprio come più di 20 anni fa, cerco luoghi e persone senza un progetto apparente, tutta intuizione. Purtroppo, sono giunti anche i progetti, che non mi hanno aiutano, con i progetti le cose si guastano, rimane poco spazio per ricordi e scoperte.

Le mostre sono bellissime, vi invito ad andarle a vedere, ma da soli, perché l’immersione deve essere totale. I cataloghi, i libri, se fatti bene, proseguono l’esperienza specialmente se è accompagnati da un grande CD e, anno dopo anno, in questo modo, ho apprezzato sempre di più l’opera dei due maestri.

Ho visto, intanto, e rivisto pensieri, quelli che ti aiutano a capire chi sei o magari i percorsi dove niente è prevedibile, tutto è contingenza. Bisogna cogliere l’attimo. Quegli attimi che ti servono a capire cosa hai vissuto e quando, quale momento di un grande e importante bagaglio che nel corso della vita ritorna, perché a cosa servono le belle esperienze se non a viverne di altre?

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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