Scrivere è fuorviante, vorrei [impararmi] poeta o scrivere in strada. Una comunicazione a contatto con le immagini, meno solo, nel combattere i tuoni – Tuoni che scivolano senza problemi. La scrittura mi è amica, mi tiene compagnia, mi dà ristoro. Ma i poeti sono coloro che hanno un gran coraggio, non hanno paura di scrivere, non amano il silenzio, prendono la penna e scrivono. C’è sempre un’occasione per scrivere, per questo esistono i cantanti. Il selfie è un confronto con il qui e ora, perciò, faccio lo smartmaker – scrivo in biblioteca, sul ciglio della strada, seduto in poltrona, durante un film. Ma non c’è rima. La scrittura scorre facile, apre lo spettacolo. Non aver paura sarò con te! Mi fiderò. Mi sembra impossibile. Intanto la terra gira. Piove. Sta cambiando il tempo è nel suono della notte c’è silenzio. È scaduto il giorno della pomata. Shere Kan mi segue tra i villaggi persi di giorno tra le ispirazioni mattutine. Cerco distrazioni in un commento all’entrata del fast, poco prima di piazza Spartaco, sui marciapiedi dove vendono le alici. Ho riascoltato le canzoni. Shere Kan mi vuole in strada, vuole che scriva per strada e difatti è così. È poesia – la cosa che non si capisce. C’è chi la poesia la contestualizza in una scienza, in una grammatica. È possibile? Come vedete, giunti all’entrata del fast, non c’è rima. Nuove cose. Servirebbe una città o meglio – un progetto.
Donato Arcella