Daniele rispondo subito al tuo vocale.
Per prima cosa sentirti è sempre un grande piacere, non solo di confronto ma anche per l’amicizia, il rispetto e il percorso d’arte che in qualche modo ci lega anche se attraverso strade diverse.
Sono qui al bar, come al solito.
A scuola ho l’ora buca e quando posso vengo qui a scrivere in compagnia di un buon caffè d’orzo.
Il discorso che mi poni sulla condizione della musica contemporanea è triste quanto vero. Abbiamo una musica fast food che dopo poco scompare senza lasciare né un segno né traccia, per questo, non emergono modelli a confronto in cui una generazione si possa riconoscere e, non essendoci un ascolto profondo, un’educazione all’ascolto, tutto rimane sulla punta dell’iceberg. Almeno, come dici tu, dalle nostre parti. Ma la cosa più triste è che questo stato di cose è sempre esistito perciò non scandalizza, tutt’al più dispiace che, da tempo, non esiste più un sottobosco che non per forza debba contrastare il mainstream ma che, fregandosene dei piani alti, prendesse forma nello scambio, nelle idee e in quella competizione che faceva, non le scarpe, ma crescere quegli stimoli che diventavano poi grandi opere.
Il grunge, per come l’abbiamo vissuto, per me è stato l’ultimo underground possibile i cui personaggi hanno dato una sincera voce umana alle generazioni di cui si sono riconosciute. Ma perché? Perché hanno raccontato cose.
Non che la grande musica sia scomparsa (lo diciamo sempre) ma, come scrivevo in un precedente post, la sento dispersa e non parlo soltanto di musica. Quella “discarica” dove si scavava per trovare cose è diventata una pattumiera a partire proprio dai piani alti. Non capisco perché la gente non scava più: è distratta! Ma più che distratta è “catturata” e non parlo soltanto dei giovanissimi. È come se non ci fosse più uno sprono collettivo, quella collettività che poneva nella stessa stanza artisti e band rivali che per paradosso crescevano insieme formando un laboratorio. È qui che nascevano le individualità, i ruoli e le relazioni che, anche se finivano, ti lasciavano un bagaglio per spaziare e alimentare interessi e percorsi anche per ripicca.
Daniele, a scuola, nel mio programma di Storia dell’arte ho inserito i Mundu Rua, ho inserito artisti visivi come Gianluca Lerici e Gennaro Cilento contestualizzandoli in determinate schede in paragone tra la Storia e la contemporaneità. Dario è stato un aedo moderno, quando spiego il Preromanticismo non posso non citarli mentre, Lerici e Cilento, un fumettista e un pittore, hanno saputo miscelare in maniera del tutto originale la cultura pop ultima nel senso ampio del termine tra musica moderna, Street art e fantascienza creando un linguaggio mash-up tutto loro. Ai ragazzi sono piaciuti.
Ho introdotto il selfie. I miei studenti, con lo smartphone, mi hanno portato degli elaborati molto interessanti stampandoli su carta fotografica, la maggior parte di loro non avevano mai stampato, scoprendo così la differenza tra la fisicità delle cose e la condivisione on-line. Si stanno rendendo conto che lo smartphone può essere un grande strumento di indagine che dal selfie può portare ad altro, ma è una cosa che sto sperimentando io stesso.
Stiamo lavorando sui fumetti Comix di Mario Testa, lo ricordi? Proprio con Mario, qualche anno fa, in collegamento L.I.M., abbiamo avuto un intervento on-line dove si è discusso di storia e tecnica del fumetto, ai ragazzi questa cosa piacque, c’è stato chi si è iscritto al Liceo Artistico.
Daniele carissimo, se ricordi, ero molto proiettato verso le mostre, volevo fare mostre grandi e piccole e le ho fatte, ma è da tempo, poi, che nella scuola ho trovato quel percorso che veramente cercavo. Non solo per un fatto didattico (non ti nego che quando penso alla parola “didattica”, rimembro, quei corsi di aggiornamento che ispettori e pedagoghi ostentano tra scienza ed esperienza), ma principalmente il trasmettere di un sapere generazionale. Per questo i discorsi che facciamo mi interessano tanto perché ci confrontiamo, tra colleghi, sulle differenze di realtà che abbiamo vissuto, cercando di trovare metodi e argomenti che possano dare nuovi punti di forza sia per noi che per gli studenti.
Uno di questi è il racconto, credo che oggi manchi questa cosa, perciò bisogna studiare la Storia dell’arte.
Sono quasi dieci anni che me ne vado in giro per Bologna, se non è Bologna è Napoli, se non è Napoli è Milano, insomma luoghi come anche al mare, con in zaino una penna, un bloc notes e uno smartphone a registrare informazioni che mi piace proporre in classe e con cui curo anche questo blog: il mio sito.
Testo e immagini, registrazioni e informazioni a zonzo tra idee, treni, sottopassi e bar… non si finisce mai: questa è la mia ricerca! Letteralmente “cercare”, un itinerario che mi aiuta ad affrontare anche questa mia nuova vita dove, pensieri e fragilità, non sono facili da gestire e che condivido con i medici e chi mi è vicino.
Prof.! Cosa dirle? Spero di incontrarla presto come l’ho incontrata a Castellammare insieme alla sua bellissima Classic Vibe e magari, conoscere la signora sua moglie e figli.
Daniè! Teniamoci in contatto.
Un abbraccione grandissimo!
Donato.