L’artista visivo Domenico Di Caterino al Bar Mexico di Piazza Dante in Napoli.
Cosa c’è in quel rumore? – Gino Ramaglia
Donato Arcella – Cosa c’è in quel rumore?
Dal 06 al 20 luglio 2026
Mostra arte contemporanea
Location
Gino Ramaglia – Artisti in Vetrina
Via Broggia, 9/10, 80135 Napoli NA
Orario di apertura
Da lunedì dalle 8 alle 19 e 30, sabato ore 9-13.
Autore
Donato Arcella
Curatore
Domenico Di Caterino
Autore testo critico
Domenico Di Caterino
Barocco
Barocco: il gran teatro delle idee. Forlì. Museo San Domenico. È una mostra stupefacente dove ci sono tutti. Velazquez, Gentileschi, da Varallo, Bonazza, Salvator Rosa non manca nessuno. La mostra che mi conferma il fatto che il Barocco non mi piace e che comunque, gli insegnamenti vanno oltre gusti e preferenze. Capendo che gli eccessi sono cosa antica e che artisti vissuti quasi 400 anni fa già ne facevano uso e abuso, come anche del resto Roma e Babilonia, qui siamo nella modernità, la nostra modernità, la cui contemporaneità non si smentisce. Ciò che lo sfarzo insegna è la linea retorica di cui l’Oggi più che mai ostenta. E che il fare dell’uomo non riesce ad essere armonia, ma maniera finché si appesantisce o si astrae. L’armonia stanca, mentre il capriccio intriga, ma quest’ultimo, poi, giunge al suo punto di non ritorno. Grandezza di questa esposizione è una sezione dove sono esposti artisti del Novecento che si sono confrontati con il Barocco come de Chirico, Adolfo Wildt, Lucio Fontana, Umberto Boccioni, Kokoschka a conferma della grande contaminazione delle Avanguardie che a distanza di un secolo e inescusabile.
Donato Arcella
Apogeo
Apogeo. Il Rinascimento è stato l’apogeo delle arti visive, il corpo dell’artista diventa olimpico. Se la figura del pensatore ha avuto un ruolo, questo è stato nelle arti.
Il Rinascimento è stato il tempo dei grandi notai, dei grandi signori, dei grandi avvocati, dei grandi banchieri la tavolozza era impregnata di educazione classica, ma sono gli artisti che toccano i vertici massimi esasperando gli occhi di committenti e addetti ai lavori, diventando famosi e rivoluzionari scienziati del pensiero. L’uomo smette di essere carne per diventare pensiero ed ecco che diventa aritmetica, legge, poesia, idea.
L’uomo è pensiero, è la caratteristica che lo differenzia da tutte le cose. L’uomo è sapienza, conoscitore del mondo di cui ne è al centro. L’uomo è ragione, ragion d’essere perché in quanto tale è e per questo diviene. L’uomo è nobile perché creatura di Dio che l’ha creato a sua immagine.
L’Uomo vitruviano di Leonardo è il teorema che definisce il mondo, la Scuola di Atene è il manifesto dell’Umanesimo.
Non esiste affresco più bello, opera di un uomo moderno. Il pensiero giganteggia nel tempio della saggezza, siamo all’Università dove Leonardo ispira idee, Michelangelo è pensieroso e Raffaello ci guarda tra i saggi. Tutto è proiettato lungo le linee prospettiche dell’infinito dove l’occhio non raggiunge perché tanta è la sapienza, tanta è la bellezza e questa non manca perché ideale. Solo qui la saggezza è un dono che ha senso, si completa nell’uomo senza miserie, perché qui l’uomo non adempie alle proprie miserie ma alle proprie virtù perciò – fatti non foste…
Bramante sta insegnando geometria.
Quell’Eden che l’uomo ha perso per egoismo lo ritroviamo qui in un ideale didattico, il cui bel “giardino” è un firmamento di astri nascenti che la storia ci consegna e non si perde, perché dove c’è coscienza c’è luce e il buio intorno non spaventa.
“In Èden scorreva un fiume che irrigava il giardino e da là si divideva in altri quattro fiumi. Il primo si chiama Pìson; è quello che circonda l’intera regione di Avìla, dove si trova l’oro. L’oro di quella regione è buono…” (Genesi)
Donato Arcella
(Scuola di Atene, particolare, cartone di Raffaello Sanzio. 1509)
Selfie – s
Colleziono t-shirt di Jimi Hendrix.
Scrittore
Non c’è una sola cosa di cui Leonardo non abbia scritto. Un viaggiatore di appunti la cui grafia entrava in mash-up con il disegno. Pensatore, filosofo, inventore e pittore Leonardo è stato un coraggioso indagatore della conoscenza, la cui ricerca ha scrutato il mistero del sapere, le quali intuizioni hanno inventato il mondo.
“Spinto dalla mia insaziabile curiosità, giunsi all’entrata di una grande caverna e subito sentì in me paura e desiderio. Paura per le tenebre intorno a me e desiderio di scoprire le meraviglie che esse celano” (Leonardo)
Non più mechanica ma liberalis, non più liberalis ma kosmos: il sapere del tutto.
Leonardo è stato un pittore che ha fatto pittura, ha fatto ingegneria ma non ha mai fatto l’ingegnere, ha fatto anatomia ma non è mai stato un medico, ha fatto botanica ma non è mai stato uno scienziato. Eppure, ha scoperto la prospettiva aerea. È stato il primo artista visivo a non avere collocazione ma non poteva averla, la sua compiutezza era nell’idea. Il Codice Atlantico è un’opera finita perché è lì che si concentra la sua ricerca e, come Michelangelo confluisce tutto nella Creazione di Adamo, Leonardo ci fa conoscere il mondo attraverso l’Uomo vitruviano: il teorema che summa il tutto:
la proporzione divina che si manifesta nell’uomo immesso nelle figure perfette del cerchio e del quadrato è il progetto di Dio che si manifesta nell’uomo quale proiezione della Sua idea, niente di più completo e rivelatore dove scienza, ricerca e bellezza inizieranno l’arte moderna.
“Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose che ha fatto. Essi dunque non hanno giustificazioni…” (Romani)
Come definire l’opera di Weiwei, Hirst e Yayoi Kusama? Sono pittori? Installatori, architetti? Sono espositori? Qual è la loro indagine? Sono filosofi? Chi sono? Artisti visivi e sappiamo che è così. Leonardo è stato il primo espositore che ha rivoluzionato l’uomo nella sua definizione di ideatore, il quale non può fissarsi in un “canale”, anzi, forse in nessuno perché è un cosmo, un tutto semplicemente più piccolo.
Nella Scuola di Atene, forse la mia opera preferita, non ci sono pittori né scultori ci sono i pensatori, lo stesso Raffaello si pone tra i saggi. Un noto critico ha ipotizzato che se Leonardo avesse avuto uno smartphone non avrebbe prodotto opere. Forse. Io invece penso che il disegno e la scrittura siano state le peculiarità dell’artista dove l’etica della bellezza, che domina l’intero suo lavoro, non è stata più per il decoro delle committenze ma per l’indagine.
“…il quale dando principio a quella terza maniera che noi vogliamo chiamare la moderna… dette veramente alle sue figure il moto e il fiato…” (Vasari)
Donato Arcella
(Studio per “Adorazione dei magi” di Leonardo da Vinci. 1481)
Dal basso futuro
Se c’è una personalità ctonia, sotterranea, che in Italia ha saputo divulgare musica e non solo, questa persona è Red Ronnie. Ancora oggi è così. Non più in televisione ma sul Web, dove artisti e personalità della cultura vengono invitati al Nuovo Roxy Bar, fregandosene di età e genere, notorietà ed entourage. Ciò che Red insegue è la qualità e chi propone qualità per Red è un artista.
Bologna è la città underground per eccellenza.
Gli scattai questa foto nella stessa Arte Fiera dove beccai Philippe Daverio. Qui Red sembra avere la stessa espressione di Ritratto Trivulzio, compiaciuto, lo sguardo di chi viene da quel basso futuro (tanto per citare Sterling) dove ha dovuto cambiare le regole del gioco e, ancora oggi, lo vedi in rete tra i miti della storia contemporanea insieme a Ezio Guaitamacchi, in un sotterraneo che non abbandona.
Ha comprato la Stratocaster che Hendrix suonò a Woodstock per poi rivenderla senza interessi. Di una cosa rimango perplesso, la sua fede negli alieni.
In rete c’è una bella intervista di Enrico Silvestrin (altro grande divulgatore musicale) che fa a Red Ronnie dove, in qualche modo, vedo quel “passaggio generazionale” sotterraneo di una ricerca che non si perde, ma rimane stabile nella coscienza e nella passione di chi fa bene le cose. I pirati, lupi di mare che non hanno paura dei marosi.
È merito di Ronnie se i giovani stanno conoscendo Bobby Solo, è merito di Silvestrin se sappiamo che l’alternative vive. Come sappiamo che le missioni possono diventare crociate, ma per un bene più grande.
Sto cercando, se è possibile, di portare Silvestrin a scuola, di questo ne parlerò con Alice.
La musica non è morta lo sappiamo tutti, soltanto che non è più privilegiata, è un sottofondo, ce n’è così tanta che non ne capiamo la differenza. Se permettete: Il rock aveva il distorsore, credo che viviamo in tempi troppo violenti per ascoltare rock. Cosa fare allora? Cercare! È questa la soluzione, perché ci insegnano che nell’Ade, c’è ancora tanta roba.
Donato Arcella
Una pop star italiana
“Un dipinto cinquecentesco che raffiguri Giove in versione nuvola mentre abbraccia la ninfa Io non è simbolista… Se lo stesso Giove appare a un tranviere, il dipinto è simbolista.” (Philippe Daverio)
Philippe Daverio è stato la più grande pop star italiana. Storico dell’arte, critico e personaggio televisivo ci ha accompagnato con quel suo modo di fare che oserei definire vacanziero, nel Grand Tour della nostra modernità, facendoci conoscere stili e tendenze dell’arte, romanzando il mondo attraverso un museo d’invenzione creato per noi nella Storia tra sentimento, discorso analitico e intrattenimento.
La foto che vedete qui sopra è incantevole, ritrae il prof. Daverio al massimo della forma proprio come appariva in programmi come Art.tù e Passepartout, l’ho scattata all’Arte Fiera di Bologna del 2005, proprio all’entrata dei padiglioni che tra questi, poi, mi imbatterò in altrettanti personaggi come Red Ronnie e un giovane Christian Leperino, all’epoca, nascente stella dell’arte contemporanea.
I programmi di Daverio erano imperdibili gemme di ricchezza d’arte, dove spunto e studio non mancavano di contemporaneità sia nell’approccio che nella didattica, in perfetta armonia con quel linguaggio persuasivo, alle volte seduttivo, dove ironia e approfondimento ti facevano riflettere con sorriso e curiosità.
Trasferitomi ad Urbino per cominciare la mia carriera di insegnante, ero ancora fresco dell’esperienza paparazza di FotoAminta; perciò, inseparabile dalle mie fotocamere e, proprio in questi anni, avrò modo di assistere alle lezioni di proff. come Enrico Ghezzi, Vittorio Sgarbi e Aleksandr Sokurov fino ad incontrare, nelle piazze urbinate post live, artisti come Max Gazzè, Piero Pelù e altri: grandi esperienze! Tutte finalizzate al miglioramento della mia passione di insegnante d’Arte.
Il secolo lungo della modernità e Il secolo spezzato delle avanguardie sono due libri di Daverio che negli approfondimenti mi hanno accompagnato per anni, due testi, in particolar modo il secondo, che argomentano i periodi della Storia dell’arte che più amo e che spesso, rileggendoli, mi sono ritrovato nell’illusoria poesia della Belle Époque o in compagnia delle figure dei quadri di Carrà. Per diverso tempo sono stato abbonato ad ArteDossier, il cui direttore è stato proprio Daverio, e dove mi sono innamorato della rubrica Il Museo Immaginario di Alfredo Accatino che da un blog sul Web, esploderà in un’importante pubblicazione come Outsiders che avrà un grande successo, il successo di una storia del Novecento del tutto alternativa.
Poi il magazine ha cambiato direttore e ho capito perché.
Con Philippe Daverio ho cominciato ad innamorarmi non più degli artisti, ma in maniera sempre più peculiare degli scrittori d’arte: Liliana Barroero, Antonio Pinelli, Ottani Cavina, Tony Godfrey, Dorfles… capendo che l’arte non è soltanto pensiero dei poeti, ma anche dei lettori; infatti, è dal matrimonio di questi che abbiamo le idee. Il problema è subentrato quando dall’idea siamo passati al prodotto, ma questa è una causa che lasciamo ad altre competenze.
Ho sempre coltivato l’esercizio della scrittura, è una pratica manuale. Non ho mai avuto di per sé un progetto letterario, forse questo blog, mi piace pensarmi come Pollock in una scrittura d’azione, un fare jazzistico, un dripping, lontano dai grandi automatismi psichici dei “surrealisti“. Sono sempre più convinto che l’idea non è una cosa geniale, una cosa romantica, l’idea è il tuo vissuto personale che ritorna, è la tua concentrazione che, se messa su carta, diventa immagine.
Donato Arcella
Un pittore napoletano
Questo è veramente un flash.
Nei luoghi dell’Accademia salivi le scale e all’ultimo piano, nel suo studio, trovavi Gianni Pisani. Vederlo all’opera era un’emozione. Pisani è stato uno dei più grandi pittori partenopei, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, allievo di Emilio Notte come Valdelli e Ramaglia. Salì le scale e lo immortalai, avevo 23 anni, ero inseparabile dalla mia piccola Ricoh tutta manuale, la comprai da Francesco Somma.
Era la Napoli di Antonio Bassolino.
Per me Gianni Pisani era il direttore dell’Accademia, sapevo che era un grosso pittore, non pochi testi già lo citavano in quanto tale, ma il mio pensiero era altrove. Al Palazzo Reale di Napoli, alle Scuderie, Pisani organizzò una grossa mostra, per allestirla, non solo c’erano gli addetti ai lavori, ma anche gli studenti del corso di pittura. In quel periodo ero fidanzato con una studentessa del corso Pisani e mi ritrovai così, insieme a Valeria, ad allestire la mostra del maestro. Qui cominciai a conoscere meglio l’opera del pittore, l’opera del direttore dell’Accademia, cominciando ad indagare aspetti di un’altra Napoli, perché nell’opera di Pisani c’è Napoli. Pittore di Afragola. Un’intimità onirica piena di rossi almeno quello era il colore che mi saltava agli occhi. Il Sogno del Lupo, attraverso i suoni di Lino Vairetti, suoni che avevo già vissuto quando ero al liceo. Alla fine dell’allestimento, siccome ero studente del corso di scenografia e non di pittura, mi diedero il catalogo della mostra e il CD del prof. Vairetti. Ma non il Vairetti Osanna, il Vairetti solista che è oltremodo magnifico.
“La fiaba non si allontana mai dalla sua visionaria fantasia. La fiaba è il costante filtro attraverso il quale Pisani lascia defluire la realtà.” (Giuseppe Zampino)
Oggi, proprio come più di 20 anni fa, cerco luoghi e persone senza un progetto apparente, tutta intuizione. Purtroppo, sono giunti anche i progetti, che non mi hanno aiutano, con i progetti le cose si guastano, rimane poco spazio per ricordi e scoperte.
Le mostre sono bellissime, vi invito ad andarle a vedere, ma da soli, perché l’immersione deve essere totale. I cataloghi, i libri, se fatti bene, proseguono l’esperienza specialmente se è accompagnati da un grande CD e, anno dopo anno, in questo modo, ho apprezzato sempre di più l’opera dei due maestri.
Ho visto, intanto, e rivisto pensieri, quelli che ti aiutano a capire chi sei o magari i percorsi dove niente è prevedibile, tutto è contingenza. Bisogna cogliere l’attimo. Quegli attimi che ti servono a capire cosa hai vissuto e quando, quale momento di un grande e importante bagaglio che nel corso della vita ritorna, perché a cosa servono le belle esperienze se non a viverne di altre?
Donato Arcella
I palazzi rossi
“È merito di Manuela, l’architetto, se ho scelto determinate opere”
I palazzi rossi di Castellammare sono come quelli di Napoli, ad una certa ora della giornata, la luce del sole sospende tutto come se fossimo in una composizione di Paul Citroen. Le ville stabiesi, non le domus, architetture un po’ più “recenti”, caratterizzano il colore di questa città. E, andando oltre, ti ritrovi nella magia del lungomare dove iI profumo di salsedine è fortissimo. Stabia è Napoli in miniatura: vicoletti che sembrano Forcella, il golfo, il castello, lo stesso sole e i palazzi rossi. Con la differenza che Napoli è metropoli e, proprio qui, ieri mattina, ho consegnato le opere ad Artisti in Vetrina per la mia personale. I miei Selfie.
E’ un sogno che si realizza nel luogo che Mimmo, in un bellissimo post* dedicato a questo evento, chiama: “la stazione della nostra memoria“. Gino Ramaglia, da cento anni, a Napoli, non smette di osservare e promuovere avanguardie e contemporaneità.
Castellammare non scherza, la città che mi ha riportato all’intimità pittoresca di Posillipo, nei giorni feriali tra traffico e Circumvesuviana è un delirio!
Ma Napoli è Tortuga.
A Piazza Ferrovia incontro Rossella, parlo di lei in due articoli: Pass e I pittori di Stabiae. Non la vedevo da un sacco di tempo, mi ha fatto piacere specialmente alla luce di queste bellissime giornate, di questa seconda vacanza. L’ho trovata benissimo, con lei era anche suo figlio Luigi, ormai adolescente, e suo padre, l’ingegner Antonio. Attraversato il palazzo rosso, poco dopo la stazione, ci immettiamo sul lungomare per giungere al bar Di Nocera dove mangerò una zeppola spaziale.
Poco dopo ci raggiungerà Noise.
Le ville stabiesi, tra antichità e modernità, hanno visto tanto di questa baia tra le eruzioni del Vesuvio e i pittori dell’immaginario. Tra romantici e pescatori hanno conservato ancora qualcosa di sublime, si, è qui che ancora si trovano gli scorci di Gigante e Pitloo.
Tra un caffè e una zeppola, io e Rossella, ci raccontiamo le nostre vite, ma la felicità è stata nel rivederci nella baia stabiese del golfo perenne. Castellammare con i suoi buonbocconi non si smentisce, dolce e salato come la vita, qui le tentazioni sono difficili da gestire, come è difficile non far parte dello spettacolare tramonto del tirreno. Certo! Non mancano i personaggi originali, ma le strade di Napoli sono un palcoscenico.
Si è fatto tardi, sono stanco, non può esserci memoria senza vissuto, infatti, ci siamo raccomandati di sentirci. Domani incontreremo Carmen nel suo atelier. Giannino, mio suocero, ci aspetta alla Ferrovia, la mia zona. Attraversa da sempre Stabia con la sua 126 color cocozza che ha soltanto lui.
È sera, che saranno le 10:00? Non lo so. Sto scrivendo questa pagina: ieri ho consegnato le opere e rivisto Enzo, oggi ho visto Rossella e Mimmo mi ha scritto un pezzo incredibile. Mi divido tra il bar Enzo e Di Nocera. Pensieri e palazzi rossi, tramonti e poesia urbana. Le vie vesuviane sono infinite. Eppure…
Ho sonno, tanto sonno, ma sono contento! Ho il sorriso sulle labbra, domani forse mi cercherò in un altro selfie o chissà, nell’estetica e nell’etica di un’idea, di uno scatto fortuito, e na’ cozza, nu’ purpo, na’zeppola e na’ bella sfugliatella.
Donato Arcella
* https://mimmodicaterino.medium.com/cosa-c%C3%A8-in-quel-rumore-8a16fcb71bfe