e’ alici

A Pioppaino, dalla Annunziatella, su via Tavernola verso Piazza Spartaco, poco prima del passaggio al livello, c’è una Pescheria dove spesso mi fermo, non tanto per comprare il pesce, cosa che è capitata, ma per osservare la folla di gente che sul marciapiedi sceglie, osserva, compra e chiede al di là della varietà di pesce, che ad oltranza non manca.

Castellammare è ricca, è ricca di sole e allegria, di mare e ispirazione. Non è facile. È la città dell’acqua Acidula e dell’Acetosella, la città di Italo Celoro.

Dal lungomare si vede Ischia, Capri è dietro la costa.

Le alici sono un pesce globale tipico dei nostri sapori, le puoi cucinare come vuoi: marinate, fritte, in padella, al forno, sott’olio. Con una spruzzatina di limone di Sorrento sono una meraviglia! Hanno un sapore originale, ce l’hanno soltanto loro. Anche la foto è originale, è un contesto così tipico che non puoi dire di non essere a Napoli. Un sapore di mare mitico. È qui che si fonda l’età moderna, la “terra” dei viaggiatori, il Mediterraneo.

Drogati di modernità, e non di normalità, sul Mediterraneo nasce la scuola crotoniate di Pitagora come l’Impero Romano. È un mare che ha visto la fuga del profeta Giona verso Tarsis, come il naufragio di Luca e Paolo a Malta. Stabiae fu colpita dal Vesuvio come furono colpite Ercolano e Pompei, abbiamo avuto i nostoi dispersi dalla storia, come i miti delle isole.

Storia e storie.

Sono anni che dalla Cassa Armonica Liberty della Villa Comunale, osservo l’altro lato del vulcano, quello che da Mergellina non si vede, e proprio su questo lungomare, ho conosciuto Noise mia moglie. Piantando qui le mie ispirazioni ho amato Ercolano, Portici, Sorrento, le linee vesuviane e le ville di fine Ottocento. Gli schiamazzi dei pescatori che non sono mai scomparsi, come mai scomparirà lo sgomento dei pittori nordici estasiati dai sublimi tramonti di Pimonte. Non mi sono fermato al Rettifilo. Alla Marina Grande, Sorrento, chiama i suoi figli, e di fronte, il vulcano quiescente, non si oppone. Sono voluto andare oltre sotto lo stesso sole, stradaiolo intorno al Vesuvio e non solo, ho scoperto che il tempo può scorrere anche più lentamente.

Castellammare di Stabia è la mia Tortuga, l’isola dove si nascondevano i pirati, sto cercando di esserlo anch’io, non voglio più pensare all’impossibilità delle cose. Ascolterò Giannino, mio suocero, che come mio padre mi consiglia di semplificare la vita, di essere un po’ più positivo.

“A ciascun giorno bastano i suoi problemi”. (Matteo)

Mi manca Castellammare, la città che inizia la Penisola sorrentina, come mi mancano le sue alici marinate cucinate ad arte da Annamaria.

È notte fonda, dai cantieri non si sente nulla, tutto dorme. Dorme anche il Parco Azzurro. Il mio pensiero ora va verso i vicoletti di Sant’ Agnello, quelli che ti portano a Sorrento senza la Circumvesuviana. Qui scappano i scugnizzi con il polpo fresco e lo sguardo malizioso, scalzi, tra i vicoletti dei pittori di Posillipo, i ritrattisti della vita semplice. Non manca quella vita vesuviana, periferica e pittoresca, la poesia di un racconto tra storia e storie di una Meter Polis eterna, figlia del mito e del sospiro degli amanti.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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