Cyber

La scrittura dei romanzi cyberpunk è sovraccarica, è un tipo di scrittura che deve rappresentare quel sovraccarico sensoriale che gli hacker, i cyberpunk, vivono nella rete. Perciò non è una narrativa di facile lettura, ma un’esperienza urbana, megalopolitana, un pastice di sentimenti e caos che determina paranoie e visioni noir. È una trasformazione non un viaggio, dove la città è fondamentale e dove il corpo si abbandona ad un cervello psichedelico. Non ci sono più le droghe ma le dipendenze dei collegamenti caricati dal SimStim*.

Cyber sta per cibernetico, ma viene anche da una radice greca, kiber, κυβερντης, che significa timone. L’hacker è un timoniere, una persona che ti conduce a sé, uno stalker nell’ambiente del cyberspazio.

“Il cyberspazio è una “allucinazione consensuale”, una esperienza governata dal computer e a volte fatale che esiste all’interno della mente umana… nessun tecnico ha mai davvero costruito una tecnologia simile, che forse non esisterà mai.” (Sterling)

Non è postumanesimo o meglio postumanità, ma fantascienza nel senso più overdrive del termine. Andare in giro per la città e registrare immagini con il proprio smartphone e poi postare tutto sui social, collegarsi a Google Maps perché ti sei perso in un quartiere malfamato o perdere quello stesso smart sul treno e cadere totalmente in panico perché paranoico: è un atteggiamento cyberpunk. Ma è anche la grandezza di costruirsi e gestire la propria rete con i mezzi della contemporaneità.

È fantascienza, perché quello che raccontavano Gibson, Sterling, Cadigan e tutti quelli della Mirrorshades generation è un po’ meno pastice di quello che stiamo vivendo.

È fantascienza, perché proprio questi scrittori, forse, hanno previsto le radicali dipendenze dell’oggi che formano le nuove generazioni: collegamenti, social, messaggi e hardcore. Peccato! In quanto smartmakers avremmo la sostanziale possibilità di poter essere tutti registi, comunicatori e turisti.

Chiba City Blues – – –

Monna Lisa Cyberpunk, Mona Lisa Overdrive (Molly Millions), quel quadro dal Louvre non lo toccherà mai nessuno!

Donato Arcella

*(SimStim: una tecnologia che registra e trasmette le esperienze e gli input sensoriali di una persona per condividerli)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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