Mexico

I bar sono qualcosa di eccezionale, isole felici, ci vanno tutti.

Un buon bar è meglio di un ristorante è una cosa libera. Non è difficile fare amicizia in un bar a cominciare dai baristi. Nel bar incontri tutti, c’è tutto il mondo, e se questo è anche pasticceria è il top. La punta di diamante è il caffè: ‘na tazzulella ‘e café. Da questo dipende l’intera giornata. Per chi non prende caffè c’è tanto altro, i bar esistono per questo.

I baristi sanno tutto di tutti, mentre consumi al bancone parli dell’impossibile, perciò, la loro riservatezza è impeccabile. Nella foto che vedete sopra, c’è l’artista Domenico Di Caterino al bancone del Bar Mexico di Piazza Dante in Napoli insieme agli addetti ai lavori. Qui si serve caffè Passalacqua insieme a sfogliatelle ricce e frolle, brioche con crema e amarena, cioccolato e babà, ma non finisce qui. Il Passalacqua è venduto in tutte le sue qualità: Alambra, Mehari, Cremador, Mexico, Harem (questi ultimi di qualità arabica al 100%). Un capolavoro! Spero che beviate il caffè senza zucchero. Quando ero a Napoli anch’io frequentavo il Bar Mexico ma non quello del Dante, ma a Napoli Centrale: Piazza Garibaldi.

È certo! Venendo da Casoria con il Caserta, e oggi, da Castellammare con la Circumvesuviana, uscendo dalla Stazione come se volessi andare in Via Carbonara, il primo Passalacqua che incontri è il Mexico. Inutile dire che la Piazza, tra le più grandi di Italia, ha il fior fiore dei bar di eguale valore oltre ad alberghi, attività commerciali e al principale scalo ferroviario del Mezzogiorno.

Gli addetti del Dante si pongono simpaticamente al primo posto, a mio avviso, se posso, non trovo tanta differenza. A Napoli Centrale c’è la stessa qualità soltanto che, il Mexico di Piazza Garibaldi e più stradaiolo, più vissuto. La gente della Centrale non è da tavolino. Al Dante troviamo Via Toledo, il Convitto Nazionale, la zona universitaria, Port’Alba, il palazzo borbonico del M.A.N.N. e via discorrendo. Piazza Garibaldi, come già detto, è una piazza enorme, poco distante dal Centro Direzionale e che fa da anticamera al Corso Umberto I, una delle vie più importanti e trafficate della città: le stazioni centrali, in quanto tali, hanno altra vita, altra gente, etnie diverse.

Ricordo che, quando lavoravo a Sorrento da FotoAminta nei primi anni del 2000, una volta giunto a Napoli Centrale con il pullman, alle 5:00 del mattino, prima che aprisse il Mexico, mi addormentavo su una panchina insieme agli homeless. Poi, mi svegliavo, facevo colazione e prendevo il regionale per Casoria, nel bar non c’era un solo italiano. Un’altra cosa. Che flash! Ritornando in Via Carbonara, ricordo che da Piazza Garibaldi, imbattendomi in questa per andare al Liceo Artistico, in un vicoletto, mi compravo la pizza a portafoglio da Triunfo, una delle pizzerie più antiche di Napoli e che oggi non c’è più. Ho notato che al Vomero c’è un’eccellente pizzeria con lo stesso nome, ma non credo sia la stessa.

In altri post ho espresso la mia passione per lo stradaiolo, per questo mi definisco un pirata, mi piace andarmene in giro per le grandi città a scattare foto, specialmente quelle che mi piacciono e Napoli Centrale, cioè Piazza Garibaldi, è estremamente stradaiola. Non è un caso che sto scrivendo questo post seduto sul marciapiedi tra tassisti e ferrovieri. Qui confluisce l’intera metropoli, non scappi, se vuoi partire o tornare è un passaggio obbligato.

L’ho vissuta per tutta la vita ed è stata la mia speciale educazione tra i 17 e i 28 anni.

I bar sono bellissimi, alle volte sono delle vere e proprie oasi in mezzo al deserto, li preferisco ai ristoranti. È tradizione comprare un Passalacqua ogni volta che scendo a Napoli. Per motivi di salute non posso bere più caffè, ma lo compro lo stesso, per gli ospiti, al Mexico consumo altro, tanto c’è un sacco di roba.

Sono proprio qui davanti al Mexico, nella Tortuga che mi ha cresciuto, sto ascoltando Aizamm’ na mana di Enzo Avitabile, in questa vacanza mi sono dedicato a Black Tarantella, mi ha colpito il canto di Raiz che caratterizza tutto il brano. Un LP moderno. Scrivo qui, proprio a Tortuga, luogo di ispirazione tra bene, male, zeppole e contemporaneità… sto aspettando la Circumvesuviana, non ci facciamo mancare nulla, neanche i pensieri, per questo ogni tantu na’ sfogliatella nce’ vuole!

Donato Arcella

(L’artista Domenico Di Caterino al Bar Mexico di Piazza Dante in Napoli. Foto dell’autore)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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