Pirata

La gioia dei film è il piacere di scrivere” (J.D. Morrison)

Questa mattina, intorno alle 8:00, giungo alla fermata Circumvesuviana di Pioppaino. Alla biglietteria non c’è nessuno. Arriva il treno per Napoli e riparte senza di me. Poco dopo arriva la signora della biglietteria che mi dice che era sul binario. Discutiamo. Aspetto il prossimo treno che arriva dopo un’ora e noto che è strapieno, entrarvi è impossibile! Quello di poco prima l’hanno soppresso, insomma, questa mattina lasciare Castellammare è cosa difficile.

È luglio.

In post precedenti ho già espresso la mia passione per la Penisola Sorrentina, qui ho ritrovato il pittoresco di Pitloo e Gigante, la Napoli dei pittori dell’immaginario, la Napoli degli scorci onirici e dei canti marini ma non dimentico la metropoli, quella mētēr pólis che mi ha dato i natali e dove non si parla più soltanto in dialetto, ma anche inglese e tedesco. Ed è proprio qui che qualche settimana fa si è conclusa – Cosa c’è in quel rumore? – la mia mostra personale da Gino Ramaglia. Questa mattina è mia intenzione fermarmi da Carraturo, nella zona Museo, comprare le paste e presentarmi da Enzo e Marco per festeggiare la bella mostra che insieme a Mimmo, mi hanno regalato. Quest’ultimo sarà operativo non prima delle 11:00.

A Pioppaino, intanto, la situazione è drammatica. C’è un treno per Piazza Garibaldi ogni ora e ne ho già persi due. Fa caldo!

Ci provo, non posso fare altrimenti, ho già fatto muovere un po’ di acque.

Mio suocero Giannino è un pilota sovra impegnato. Con coraggio lo chiamo e con tanta umiltà gli spiego la situazione. Per certo si lamenterà. Mi raggiunge, ci immettiamo sull’A3 e schizziamo verso Napoli P.G.

Napoli P.G.

Nel dormiveglia, questa mattina, nel mettermi la t-shirt, mi dimentico di togliermi la canotta che uso per dormire. Sono quasi le 10:00, fa caldo. Scendo giù per andare alla metro e alla mia destra trovo i bagni. I bagni pubblici delle nostre stazioni principali sono bellissimi: puliti, con ampi specchi e aria condizionata. Mi avvicino agli specchi, mi tolgo t-shirt e canotta e mentre mi do una sciacquata, un tipo accanto a me tutto intenzionato a farsi lo shampoo, mi guarda e mi fa – “Uah! Fra! E fatt a’guerra!” (a gennaio ho subìto un grosso intervento). Gli rispondo – “Sono un pirata” – lui a copp a’mano (a sua volta mi risponde) – “Pirata? A do? N’copp o’Monte e Procida?” – mi fa sorridere, mi rimetto la t-shirt e me ne vado.

Napoli è un palcoscenico, tutto può diventare sceneggiatura, un modo singolare, quanto spontaneo, di affrontare la vita.

Giunto alla metro, mi siedo e mi sparo nelle orecchie Black Tarantella, mi piace il pezzo con Raiss.

Piazza Cavour.

Nella metro mi piace ritrarmi nei riflessi del vetro tra architettura e neon. Il mondo sotterraneo, il sottobosco indie. Se avessi preso la Circumvesuviana delle 8:00 mi sarei fatto un giro al MANN. Riparerò tra qualche giorno al Museo Archeologico Libero D’Orsi di Castellammare insieme a Carmen, Noise e Greta. Credo sia uno di quei pochi musei al mondo che fa il punto sulla pittura classica: la pittura pompeiana.

Arrivo nella zona Museo, all’angolo che ti immette in Via Costantinopoli, accatt e paste e sorpresa da Ramaglia. Trovo Marco che mi abbraccia e mi domanda come sto – sto bene! – Finalmente sono in quel tempio del colore tra arte, tele e pennelli. Tempio dell’arte contemporanea che frequento da quando avevo 19 anni, un’istituzione che non ha bisogno di presentazioni. In vetrina è esposto uno Star Wars di Jimenez. Non sapevo della passione di Marco per l’opera di Lucas: abbiamo una cosa in comune. Intanto che arriva Mimmo, da buon smart maker, mi faccio un giro tra Piazza Dante e Port’Alba, un’antica porta di Napoli famosa per le sue librerie. Bella luce, bella giornata, qui avverto meno umidità rispetto a Stabia. Non c’è caos, si gira bene. Mi soffermo sulle mura greche di Piazza Bellini, poi mi reco in Accademia sullo scalone dov’è il David.

Avrei dovuto patire qualche nostalgia, ma anche no! Forse perché sto facendo le cose che mi piacciono, forse perché ho ritrovato dopo tempo luoghi e persone, una cosa è certa, quella malinconia che mi perseguitava non l’avverto più. Mi siedo sugli scalini finché non telefona Mimmo.

Rieccomi da Ramaglia a festeggiare il nostro finissage.

Un immaginario partenopeo che si realizza in un sogno, in quella vacanza che cercavo, un incoraggiamento dove Mimmo e Marco non hanno mancato: il coraggio di riattraversare la strada, i lavori in corso, il traffico e i marosi oltre Mergellina, oltre Vivara: Pirata!

C’è la memoria e questa non cancella, ma c’è il presente che si deve costruire giorno dopo giorno e non è uno scherzo. Ci manchiamo sempre di più finché ci scontiamo. Questo bisognerebbe evitarlo. Credo che in ogni frammento di vita vi sia una cosa nuova. Ad esempio, i miei selfie, sono tutti poetici.

Questa è casa vostra!” Ci dice Marco.

Sono in Circumvesuviana, di ritorno verso Castellammare.

Non so perché, mi viene in mente la signora Clotilde, una donna partenopea che vive in Nuova Zelanda che sulla Tirrenica, nell’AV, per via di una valigia molto ingombrante, mi “ruba” il posto. Mi sono dovuto fare il viaggio fino a Napoli seduto a terra tra le due carrozze. Ha fatto amicizia con mia moglie.

Sono seduto e sto continuando queste pagine, sto riportando una mattinata per me importante, nel forno della carrozza ancora rido per un’iniziativa di Mimmo.

Mentre mangiavamo i pasticcini nel retrobottega, entra una cliente nel negozio, Marco si reca al banco. Mimmo mi dice – “Donato, perché non offri i pasticcini alla signora?” – Io credevo che stesse scherzando. Allora Mimmo che cosa fa, prende i pasticcini, si reca al banco e mentre Marco espone gli articoli, offre le paste alla signora.

Napoli è un palcoscenico non c’è niente da fare, è più forte di noi, amma sfottere a’gente.

È sera, sto finendo di scrivere questa giornata, spero non finisca mai. Tra poco ci verrà a prendere Carmen per andare a mangiare qualcosa. Regali. Solo regali. Di uno sguardo rivolto in alto perché so che non siamo allo sbaraglio, non siamo soli. Per certo abbiamo perso qualcosa, ma c’è ancora umanità, ancora esistono quegli insegnamenti dove la fede non è acqua e l’amicia è un valore attuale che sa ancora attraversare i tempi.

I pirati, i lupi di mare, non stavano lì a guardare il meteo, se c’era il sole, uscivano per mare, se ci fosse stata tempesta, sarebbero usciti lo stesso e qui, anche noi: Fenesta Vascia a’sap tutto o’munno.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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