Disco d’Oro

La composizione di immagini che vedete qui sopra ritrae uno dei punti indie più culturali di Bologna. Disco d’Oro. Non siamo lontani dalla Stazione Centrale. Ho lasciato una mia opera, l’ho messa a terra e me ne sono andato.

Mi piacciono le foneteche, specialmente con il ritorno del vinile: piccoli quadri la cui opera grafica è di grande ispirazione, annunciano il contenuto. Da tempo il videoclip ha perso di valore, invece gli artworks dei vinili no, ti fanno viaggiare, approfondiscono la verità musicale che trovi all’interno.

Disco d’Oro, dagli anni ’70 del Novecento, è il punto di riferimento della ricerca musicale bolognese. Esistono altre valenti foneteche, ma il Disco d’Oro ha cibato personaggi come Red Ronnie, Gaznevada, Andrea Pazienza e oggi me. Una realtà che ha saputo resistere nel tempo, anche in tempi dove si “ascolta” tanta musica. Lo spazio interno è bellissimo: da farci una mostra.

Proprio questa mattina, ho lasciato loro una “mia” opera o meglio, una mia indagine, una composizione di 4 frames in 50X70, che ho stampato su forex. Motivo? Il grande rispetto che nutro per questa attività e per qualsiasi realtà indipendente che ancora persiste.

Il mio intervento è legato alla Street art, l’ho visto fare da artisti come Mark Jenkins, Domenico Di Caterino e Maurizio Cattelan che, riappropriandosi di uno spazio urbano, lasciando le loro opere, creano uno spiazzamento: un détournement. Il mio intervento, invece, quasi simile, non ha questa intenzione: sono doni, regali indirizzati ad attività mirate e che stimo, in particolar modo musicali, dove cerco l’effetto sorpresa tipico dei regali. Poi, c’è anche la componente espositiva alla “vecchia maniera”. Un modo per uscire dal Web e toccare il mondo reale. Perché le foneteche? Perché ho sempre avuto un rapporto affettivo e molto particolare con la musica, in particolar modo il rock.

Il sogno di Isak:

Mi piace vedere film, per quelli che mi piacciono e per scelta, mi sono voluto confinare al secolo ‘900. Godard, Pasolini, Salvatores, Tsukamoto per non parlare del noir classico americano che è formidabile mi danno una ricerca didattica, dove elaboro una mia storia del cinema personale raccontata per frames. Rivedo più volte il film, fotogramma per fotogramma, scattando foto al televisore.

Un regalo fatto di immagini, spero apprezzino, poi, sono liberi di farne ciò che vogliono. Quando le cose escono da Internet (mi pace Internet) hanno tutt’altro sapore.

Racconto tutto su questo blog.

Quello che faccio è laboratorio, non c’è sempre un perché specifico, nasce semplicemente dal fare. Con il pittore Gennaro Cilento trascorrevo interi pomeriggi a scattare e cercare fotogrammi, il grama vertevano: un accesso alle immagini mentre scorrono, un entrare nella vita mentre scorre e fare pause, dove il frammento che si rivela quale idea indipendente.

La strada, mi piace la strada, è una ricerca affettiva che non si ferma, dove tutto si forma e cresce nella realtà delle cose.

Donato Arcella

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.

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