A parte l’amplificatore, la foto che vedete, ritrae la mia strumentazione a Officina Sonora di Grumo Nevano in Napoli quando, nel 2020, mi riunì con gli F.T.LOW per registrare un pezzo: Ciò che mi resta. Una bella esperienza in tempi difficili, ma anche il pensiero di una riflessione che mi porto dietro da tempo, esprimendolo ora in una “confessione” che contestualizzo soltanto adesso.
Soltanto oggi capisco cosa volessi dagli F.T.LOW, una band indie anni ’90 che a mio avviso aveva talento, componevano pezzi originali, quattro amici che hanno saputo amalgamarsi. L’unica pecca, tutto era confinato in quel garage alla periferia di Napoli. Non ho mai visto questa cosa come un danno, anzi, c’era una certa poesia, però avremmo dovuto registrare un EP e ogni tanto uscire per un live, così, per sgranchirci le gambe. Ma il soggetto della questione non è questo, è: come io, nella mia fantasia, avrei voluto gli F.T.LOW o un progetto indipendentemente dagli F.T.LOW stessi.
È da un po’ di tempo che ascolto i CCCP. Nei ’90 amavo i C.S.I. di Tabula Rasa che nascono dai CCCP.
I C.S.I. li vidi al Maschio Angioino nel 1999, musicavano dal vivo il Nosferatu di Murnau, ma la cosa più divertente fu il fatto che me ne accorsi dopo, infatti, quando li avvicinammo, Francesco Magnelli, il tastierista, se la prese, poi mi perdonò dandomi il suo autografo quando glielo chiesi.
Avevo un pregiudizio sui CCCP come per i Litfiba, per me erano roba anni ’80, gli anni ’80 non mi sono mai piaciuti.
Dai primi anni dell’Accademia, coltivo la passione per le Avanguardie, il Novecento, e nella mia ricerca artistica, dove scrivere questi pensieri è parte integrante del mio lavoro, ho sempre cercato quella dimensione che ancora osservo attraverso Argan, Gombrich e Art e Dossier. Anche a scuola, nel mio ruolo di insegnante, per le classi Terze, tengo al fatto che i miei studenti imparino bene questo periodo storico, tra i più significativi della Storia dell’arte. Un’opera che mi piace è l’Anita Berber di Otto Dix. Dix la ritrae in un rosso che evidenzia, in quegli occhi bistrati, tutta la disperazione della ballerina che va oltre la sua posa spocchiosa e caricaturale.
Dagli F.T.LOW, se non direttamente, cercavo un “movimento” di avanguardia o un eguale fatto, per certo non un manifesto, ma musica e arti plastiche. Mai proposi questa cosa alla band perché in Daniele, Peppe e Francesco vedevo dei musicisti, specialmente nei primi due, ma non credo mi avrebbero mai accontentato. E credo che la cosa di per sé non sarebbe stata neanche anacronistica visto che oggi abbiamo i Vanishing Twin, ma oggi, nel rivedere le cose, non sono questi ultimi a ispirarmi, ma i CCCP che, indipendentemente dalla loro militanza politica, univano rock, primitivismo e cabaret dove Affinità e Divergenze ne è il monolito. Per certo non cercavo né Annarella Giudici né Hugo Ball ma, oltre ad una certa spontaneità musicale di cui gli F.T.LOW già erano in possesso, l’unione di esperienze performative.
Simpatici mi erano gli interventi di DDT ART durante le esibizioni degli Idromele.
In quel periodo, a Salerno, in parallelo agli F.T.LOW, collaborai con Angelo e Giovanna per il progetto Gradini a sé che vedeva la fusione di chitarra distorta ed action painting alla Pollock finché, non conobbi il collettivo M.P.A.F., di Napoli, dove trovai tutto quello che cercavo tra pittura, scultura, performance e video. Fu il motivo per cui lasciai la band, oltre al fatto che mi innamorai del video e della fotografia, espressioni che mi hanno accompagnato per quasi 20 anni.
Alcuni video, al di fuori del collettivo M.P.A.F., li ho realizzati proprio con Francesco, insomma, cambiarono le esigenze. Il suo magnifico garage da sala prove divenne set per cortometraggi e cineforum, finché abbandonai anche il garage per lo SKA di Piazza del Gesù, quartier generale e galleria indie del M.P.A.F., perciò, non più garage e periferie ma: Napoli, strada, Accademia e Centro Storico.
Affinità e divergenze –
Non ho mai smesso di suonare, nel corso degli anni ho cambiato più chitarre, ho scritto e registrato canzoni. In base ad un evento complesso, mi sono legato molto alla mia chitarra, è tra le cose che più mi aiutano ad affrontare questa mia nuova vita. Se dovessi realizzare un’altra personale da Ramaglia (oggi mio luogo per eccellenza), niente opere, ma un’esibizione chitarristica con Nanni, oppure, ritornare in sala con gli F.T.LOW. Magari componiamo un brano inedito, senza pensare al passato che tanto insegna e fa sorridere ma, coltivare l’esigenza di nuove storie, di nuovi sogni dove quell’avanguardia, che non mi abbandona, diventa la realizzazione di un sogno che vola lontano dove nessuno può arrivare.
Donato Arcella