“…sulla terra non c’è una sola pagina, una sola parola che lo sia, giacché tutte postulano l’universo, il cui attributo più noto è la complessità.” (J.L. Borges)
[Nella metro mi piace ritrarmi nei riflessi del vetro tra architettura e neon: il mondo sotterraneo, il sottobosco indie. Se avessi preso la Circumvesuviana delle 8:00 mi sarei fatto un giro al MANN. Riparerò tra qualche giorno al Museo Archeologico Libero D’Orsi di Castellammare di Stabia insieme a Carmen, Noise e Greta. Credo sia uno di quei pochi musei al mondo che fa il punto sulla pittura classica: la pittura pompeiana.]
L’arte contemporanea che veramente racconta l’uomo è l’archeologia.
La scoperta dei reperti che ci giungono, ci descrivono nella nostra storia che è fatta di luoghi, stoffe, manufatti, leggi e pensieri, ma in particolar modo di bellezza. L’uomo, per millenni ha raccontato la bellezza ed è questa che emerge dagli scavi: semplicità, bellezza e ingegno. Purtroppo, anche brutalità. Nel contemporaneo siti e musei sono tra i più frequentati, basti pensare Pompei, Angkor Wat e il British e capiamo che l’interesse dell’uomo moderno è l’uomo, e che gli artisti di oggi non sono più gli artistar, ma sono ricercatori e docenti il cui percorso è didattico. Insegnanti che si sporcano le mani sotto il sole e la pioggia per scoprire e dirci cose, scavando se necessario, con le unghie. I documentari di archeologia si sprecano e sono tutti bellissimi.
Verità sepolte.
Quando i turisti vanno ai templi di Agrigento o di Paestum, quanti conoscono l’architettura greca? Eppure, tutti ne restano affascinati. Quanti al M.A.N.N. si fermano davanti al Doriforo non sapendo che è una contraffazione in marmo di età romana per i giardini delle domus e non l’originale di Policleto che era in bronzo, eppure, molti rimangono colpiti da tale bellezza e studio delle proporzioni. Come per le opere di Michelangelo e Raffaello, i rinascimentali, gli antichi più prossimi che hanno superato i classici.
Ripeto, l’esigenza dell’uomo di oggi è capire l’uomo e l’unico veicolo possibile è la bellezza e chi ci insegna questo è l’archeologia, che in quanto scoperte contemporanee è arte contemporanea. Non credo sia un caso che Gombrich collochi Nuove scoperte come ultimo capitolo del suo libro più famoso. Ed io, in quanto amante dell’arte contemporanea non posso non amare l’archeologia nel senso più romantico del termine.
“Il passato non fugge, si rivela tutto intorno a noi, se scopo dell’arte è raccontare l’uomo, l’archeologia è l’unico racconto possibile, perché moderno.” (D. A.)
Donato Arcella
(Foto dell’autore. Carro antico di Villa Arianna in Stabiae. I sec. a.C.)