Figli del Secondo Novecento.
Napoli non è mai stata o’ pais ro’ sol, è sempre stata a’ città e’ Maradona!
Ammetto che ogni volta che scendo a Napoli mi sento un po’ pirata, ma non come il pirata Morgan, ma come capitan Jack Sparrow.
Sono a Castellammare, nella casa dove è cresciuta mia moglie, non riesco a dormire, insonnia? Non lo so. Il problema è che me ne vado in giro per casa disturbando chi dorme. Allora alle 4 del mattino mi viene una brillante idea! Visto che non vedo Mimmo da circa 13 anni, perché non andarlo a bussare a casa? So che è tornato.
Siamo nell’era degli smartphone.
Così mi vesto ed esco avviandomi pian piano verso Via Nocera per prendere la Circumvesuviana. Lascio Pinkey nel meglio del sonno. Non vado di fretta è presto. C’è un bel silenzio, i bar sono già tutti aperti, ma farò colazione al Mexico di P.zza Garibaldi.
La città di Laurana, quel non so che di post. È incredibile il livello di riflessione che ti possono dare le città silenziose, sono sospese nel nulla, una sospensione che non trovi di notte perché troppo silenziose, impensabile di giorno, allora all’alba, quando le cose stanno per nascere ed è qui che trovi il massimo della lucidità.
Visto che non riesco a dormire, la risolviamo in questa maniera.
Mimmo non lo vedo da 13 anni. Altri tempi. C’era ancora Gennaro, c’erano i Mundu Rua, facevo video e fotografie, non ero ancora sposato, Mtv stava lì lì per morire, mi dividevo tra Pesaro e Napoli e, trentacinquenne, ero ancora un docente precario.
Anche la Circumvesuviana è cambiata. La Sorrento – Napoli faceva tutte le fermate, ora, c’è soltanto il direttissimo (DD). Sono cambiati i treni, abbiamo l’aria condizionata e il viaggio è molto più servito.
Arrivo a P.zza Garibaldi alle 07:30 circa, la metropoli è già bella che viva! Mi rendo conto che è ancora presto. Gli esami sono finiti perciò Mimmo è in vacanza, allora facciamo così, lo avverto su WA, quando si sveglia e legge, vediamo cosa dice. Problema! Avendo cambiato lo smart, mi accorgo che il numero che mi diede Gennaro non si è registrato, allora niente! Faccio colazione al Mexico, prendo la metro e mi avvio verso casa sua.
Ore 08:30, busso al citofono e risponde la madre: – Pronto! – Signora buongiorno, mi scusi non la volevo disturbare, c’è Mimmo? – Si! Chi lo cerca? – Sono Donato –
Passano 10 minuti e non si sente nessuno. Aspetto qualche altro minuto e ancora silenzio. Intanto gli inquilini del palazzo entrano ed escono dal portone vedendomi azzeccato al citofono.
Penso: non avrà gradito.
Chiamo Rossella sperando di non svegliare anche lei, mi risponde più sveglia che mai! Ci salutiamo, parliamo al cell felici di sentirci e poi gli chiedo il numero di Mimmo. Rossella negli anni ’90 è stata tra le figure di spicco del M.P.A.F., era un po’ che non la sentivo; infatti, siamo rimasti per un prossimo incontro, magari in penisola.
Mi dà il numero di Mimmo.
Mi avvio verso il Centro Storico, precisamente a P.zza Dante, mando a Mimmo un messaggio WA: Buongiorno Mimmo, hai fatto colazione? Poco dopo ci incontriamo! Mi confessa che la mia sveglia l’ha vissuta come una doccia fredda e’ prima mattina, domandandomi: ma è ancora tua abitudine andare a svegliare la gente? Andiamo al bar Mexico di P.zza Dante e ci prendiamo un bel caffè.
Mimmo si porta che è una meraviglia!
Chi è Mimmo?
Mimmo è stato colui che mi ha insegnato la parola Underground, la sentivo, ma non l’avevo mai vissuta, mai a pensare che il mondo indie fosse reale. Mi ha fatto rendere conto che per strada le cose sono vere, è stato colui che mi ha fatto “uscire fuori” dalle accademie facendomi notare di avere a “disposizione un’intera città”. Nell’Arte niente è facile! Mi ha portato a Tortuga, proprio come Jack Sparrow portò Will Turner e un po’ come Enzo portò me e Mario a teatro.
Artista indipendente, critico indipendente, curatore, pittore, scultore, documentarista e smartmaker. A metà anni ’90 era l’unico a Napoli che girava cortometraggi nel bel mezzo del Centro con il suo Mario Pesce a Fore sotto gli occhi di tutti: un performer! È stato il primo artista che conosco ad avere avuto un atteggiamento registrativo del tutto invasivo specialmente con l’avvento degli smart (gli oggetti oggi più importanti del pianeta). Sostenitore della cultura posse è stato il fondatore dell’unica galleria indie che abbia mai avuto Officina, al terzo piano dello SKA, poco giù P.zza del Gesù Nuovo.
Poi tutto Web, forse anche prima di Weiwei.
Non sempre siamo stati d’accordo, Mimmo, molto con i piedi per terra del tutto on the road, io invece, ars gratia artis legato a Giani, Musuraca e Neiwiller. Con il tempo poi ho cominciato a capire i chatsubo* e a togliermi di dosso tutta quella attrezzatura e a vivere le cose portandomi dietro semplicemente un diario, una penna e uno smartphone, perciò, sorrisi e canzoni!
Non è più un fatto estetico, ma etico, di indagine. Non è più soltanto un’osservazione, ma una riflessione, un’idea. Semplicemente la mia idea. Così ho abbandonato qualsiasi preoccupazione grammaticale, anzi, in grammatica avevo 4 e me lo tengo caro caro!!!
*Il Chatsubo è un bar immaginario che troviamo in Neuromante, frequentato da soli espatriati, mi fa pensare al “Rick’s Café Américain” in Casablanca, quello gestito da Humphrey Bogard.
Andiamo da Gino Ramaglia.
Enzo non lo vedevo da un po’, che piacere!!!
Gino Ramaglia è la più singolare e significativa realtà indipendente che Napoli possa avere, situato nei pressi dell’Accademia di Belle Arti, da anni promuove artisti attraverso la performance art. Mister Gino, cominciando l’attività di colorista sotto l’ala di Emilio Notte, ha visto passare nel suo negozio grandi personalità dell’arte contemporanea come Antonio Capuano, Gianni Pisani, Mimmo Iodice, Giovanni Valdelli e tantissimi altri fino ad oggi. Dopo la sua scomparsa, i figli, Enzo e Marco, oltre a portare avanti l’attività, l’hanno rivoluzionata in una realtà espositiva come “Artisti in Vetrina“. Geniali!
Mimmo sta collaborando con loro.
Mi hanno offerto un altro caffè, stiamo andando avanti a caffè, ma a Napoli è così. La foto che vedete sopra ci ritrae proprio nel retro di Ramaglia insieme ad una delle opere fluo di Gennaro Cilento e, tra un discorso e l’altro, tra ricordi, nostoi e progetti riemerge il nome di Davide, un vecchio compagno di liceo di cui non sentivo parlare da tanto, citato come morto. Ma se posso, perdonatemi, i conti non mi tornano.
Davide lo ricordo quando nei corridoi dell’Accademia, per averlo salutato senza il benché minimo interesse (avevo litigato con una fidanzatina dell’epoca), mi spinse scaraventandomi addosso ad una studentessa che arrivava nel senso opposto. Gliene dissi di ogni. Però mi fece riflettere!
Napoli è stradaiola, incredibilmente stradaiola. Metropoli europea! Uomini, donne e qualsiasi altra cosa che si muove attraversano la strada senza guardare e fidatevi; non si è mai fatto male nessuno. Certo non mancano le complicazioni. Non esiste napoletano che non cerchi Napoli: Lila è sempre lì. Però, si cambiano i metodi e questo è sinonimo di crescita, non dimentichiamo che nel Mediterraneo sono successe un sacco di cose.
Ora sono qui al Nicole Cafè, il mio chatsubo, non è il Rick’s Americain di Bogie, ma mi accontento volentieri. In quel di Bologna fa caldo, ma Napoli non è lontana!
Donato Arcella