Immaginario

Nanni sai. Non importa.
Quanta gente con il tempo è andata via?

Nanni ormai. Ogni volta.
Tra le strade c’è silenzio di fobie.

Che cosa mai sarà?
Di notte quale avida realtà?
È scomparso quel pittore di città.

Nanni sai se ti importa.
Scotta il sole scotta il sole qui in città.
Che cosa mi dirai quando per caso mi rincontrerai?
Dall’esterno cerco un’altra Verità.

Nanni sai… Nanni ormai…

Anna

Magnifica!

Adamo non era lo “scemo” che correva nudo nel giardino, al contrario, nella sua lucidità non fu ferito da nessun inganno e nella piena consapevolezza di ciò che accadde: ci vendette al mondo.

Nonostante sia stata letta e approfondita da storici e intellettuali, non sono pochi a ritenere, la Bibbia, un libro di miti e preghiere, quando invece è un libro di Storia. Oltre a narrare di popoli, regni e città come di guerre, assedi e deportazioni, i racconti che scorrono, vedono l’uomo principalmente nel suo rapporto con Dio, un’amicizia che Dio stesso ha cercato e che da qui ha delineato il suo proposito.

In questo abbiamo le donne: grandi storie di profetesse, regine e mogli ma anche di madri, vedove e concubine. Le figlie degli uomini.

Le figlie di Dio!

Una figura che mi colpisce è Anna, madre di Samuele il nazireo, il profeta che ungerà i primi due re di Israele: Saul e David.

Anna, moglie di Elcàna, era sterile, per questo vessata da Penìnna, l’altra moglie di Elcàna.

Ogni anno si recavano al tabernacolo di Silo e Anna, gravata dalla sua condizione, pregò Dio intensamente. Ascoltata, gli fu aperto il seno e poco dopo ebbe Samuele.

Era usanza nell’antico Israele lodare Iah con canti e danze. Miriam, sorella di Aronne, sull’altra sponda del Mar Rosso, danzò in risposta agli uomini il canto di Mosè. E Debora, con Barac il condottiero, dopo la sconfitta di Iàbin e Sìsera, compose e intonò una lode di vittoria.

Anche re David, con indosso un efod di lino, nel riportare l’Arca del vero Dio in Sion, danzava e saltava con energia incontenibile.

Non si riporta una danza di Anna, ma soltanto la sua preghiera, però, in quel “canto”, mi piace pensarla danzante quale figlia espressiva nel conforto di un Padre.

Così, in un unico piano sequenza di ispirazione pittorialista, Silvia, diventa il pensiero e il sentimento di Hannah, che, radiata dal sole, su un brano di Dvorak, canta a Colui che si rivelò ad Abraamo, Isacco e Giacobbe.

Donato Arcella

Noir (acoustic version)

Siamo qui, fermiamoci al Noir.
Guarda quel tir, trema la città.
Chilometri, quanta gente qui al Noir.
Tra le ninfee, tu seduta in fondo al bar.
C’è tutto qui al Noir.
Tu seduta in fondo al bar.
Siamo qui, fermiamoci al Noir
Chiedo a Chi già conosce la città.
Colazione qui al Noir.
Già mattino qui al Noir.
Amore baciami, guarda in faccia la realtà.
Siamo qui, io e te di fronte al bar.
C’è la tivù, così grande qui al Noir.
E’ già mattino qui al Noir.
Io e te di fronte al bar.
Colazione qui al Noir.
Io e te di fronte al bar.
Io e te di fronte al bar.
Io e te di fronte al bar.
Io e te di fronte al bar.

Ti rifiuto ti riciclo

Nomenclatura – Koala overdrive

generale: www = World Wide Web; ciber spazio; Extranet, Intranet; rete = web; bounce; browser = navigatore, crawler; do minio; nome di dominio = domain name; codice di accesso = password; codice uten te; motore di ricerca; navigazione = sur fing; pagina web, home page, bookmark = segnalibro, banner; collegamento link; applet; HTML (Hypertext Markup Language); ipertesto; Java; portale; cookie; ser ver client; hosting; housing;

comunicazioni: collegamento = connes sione; on line off line; linea dedicata → linea commutata = dial up; larghezza di banda = bandwidth; backbone; provider = fornitore di accesso; ISP (Internet Service Provider); POP (Point of Presence) = Punto di accesso; HTTP (Hypertext Transfer Pro tocol); ISDN (Integrated Services Digital Network); ADSL (Asymmetric Digital Sub- scriber Line); WAP (Wireless Application Protocol); indirizzo (Internet); URL (Uni- versal Resource Locator); TCP/IP (Tran smission Control Protocol/Internet Proto col); IP protocollo Internet; FTP (File Transfer Protocol); Telnet; firewall; bridge, gateway, CGI (Common Gate Interface), PERL (Practical Extraction and Report Lan guage); sito; mirror;

posta elettronica = e-mail; casella (di posta elettronica) mailbox; indirizzo (di posta elettronica); chiocciola = a commer – ciale = at; punto = dot; barra = slash; bar- ra inversa = backslash; trattino basso = un- derscore, dash; cancelletto = pound; mes- saggio; allegato = attachment; risposta = reply, inoltro forward, cestino trash; = chat; chat room; mailing list; news group gruppo di discussione; BBS (Bulletin Board Service); e-groups; FAQ (Frequently Asked Questions); lurking; netiquette; emoticon = faccina; junk mail; spamming; bombing; flaming; usenet;

e-business, e-commerce = commercio elet – tronico; B2B (Business to Business); home banking; trading on line; telelavoro;

persone: webmaster, amministratore di

rete, analista web, programmatore Java/PERL/HTML, web designer; moderato re di lista; hacker;

azioni: accedere (a), connettersi (a), collegarsi (a), scollegarsi (da); disconnet tersi (da), navigare, allegare; inviare, cifra- re=crittare decifrare = decrittare; inol- trare; download = scaricare (da) → upload = caricare (su).

loZingarelli

Opera di Artur Bordalo

(ph. donato arcella)

L’Attore

1999/00

Fu una delle prime esperienze come fotografo di scena, ne avevo avute altre, ma questa mi piacque particolarmente, chissà, forse il teatro, il luogo, gli amici. Daniele e Toxi mi vennero a prendere a Campi Flegrei. Ancora in Accademia, mi ingaggiò Gennaro (un altro Gennaro), mi vedeva sempre con in mano una reflex e allora mi disse – perché non vieni a farmi le foto?

Teatro Spazio Libero – P.zza Amedeo – Napoli.

Sono convinto che questi piccoli teatri venivano allestiti ancora con una memoria da Cabaret Voltaire. Avevo una Ricoh manuale che comprai da Somma, non ricordo Slao che fine gli fece fare. Il teatro si trovava in fondo ad una strada sopra la piazza che, uscendo dalla metropolitana, nel senso opposto, ti imbattevi nella lunga e fastosa Via dei Mille. Via dei Mille mi ha sempre dato un’impressione da Belle Époque perciò, tra teatro, fotografia e Belle Époque stavo vivendo un sogno. All’epoca Gennaro, ancora studente, cominciava a farsi conoscere come attore e regista teatrale, era uno di quei pochi che batteva ancora chiodo sulla tradizione e indimenticabili saranno i suoi pulcinella. In questo spettacolo, scritto proprio da lui, ricordo che esprimeva la figura dell’attore nella sua persona, nel suo dramma e nel suo rapporto con il pubblico. Per la prima mancava ancora qualche ora, allora, con la metro, giunsi a Mergellina per farmi un giro. Nel tragitto mi venne in mente Anna, una bella ragazza, la cugina di Emiliana, che poco tempo prima frequentavo e che mi diceva sempre di volersi iscrivere alla facoltà di Storia. Finito questo piccolo giro “malinconico”, tra ricordi e Ottocento, tornai in teatro e vidi Gennaro che stava ancora provando. Uno degli attori, si sedette come un disperato proprio al centro del palcoscenico e, immerso in una fortissima luce rossa, lo immortalai. Quando la vide Michele disse subito che era da locandina, mi incoraggiò. Non esiste una sola cosa che a teatro non sia performance. Ricordo ancora le partacce di Emmanuele quando montavamo i video.

-Racconti di un teatro di guerra-

Napoli è una performance, ha un DNA particolare assai !!!

Credo che qualsiasi manifestazione artistica che nasca in questa città, deve pagare un debito al Teatro dei Corelli a partire dal Principe. A Napoli non esiste forma artistica che non passi dal teatro, qui tutto è teatrale, le signore ancora parlano dai balconi. Il grido (non certo quello nichilista di Munch), a Napoli, non è un urlo, è una nota, per questo abbiamo i miti. Ho conosciuto il teatro dei pupi e delle marionette dei Corelli e forse, proprio qui, ho capito la performance di Totò nel film di Steno. In un appartamento situato nella periferia di Napoli, Enzo, custodiva il patrimonio dei Corelli. Il maestro Nicola, suo padre, l’ho visto soltanto una volta al Palazzo Maddaloni.

Tutti quei pupi ammassati con tanto ordine e maestria, sembravano le scenografie di Le Voci di Dentro. Andavo spesso a trovarlo con Mario Comix e stavamo ore a parlare di scenografia e di quanti personaggi, tra cui Totò e Nino Taranto, avessero attraversato questa compagnia. Vi assicuro che è una realtà particolare, totalmente surreale, talmente tale che l’iperrealismo contemporaneo avrebbe qualche difficoltà a guardarlo. Tutto si muove, ad ogni passo, quei fili, scompaiono. Nei lunghi discorsi, quei pupi ci guardavano, ci osservavano nella piena coscienza di una grande storia, non sommersa, perché i Corelli sono ancora una realtà di grande rispetto, però, credo che dalla Storia potrebbero avere più soddisfazione.

Sparavierze

Totò e Peppino stanno diventando una risata antica e Zi’ Nicola, Sparavierze, non ha ancora acceso il biancale verde. Non stiamo guardo indietro, ma molto indietro: lo sceicco Auda disse a Lawrence che “Il mondo diventa sempre più grande a mano a mano che torniamo indietro“. In un presente così vasto non so dove mettere le mani e i ricordi, se non ben documentati, sfocano nel mito e per questo non rimane niente. Un ottimo processo contro la nostalgia!

In fondo io faccio sempre lo stesso spettacolo, è il mio modo di mettermi contro-tempo. Dobbiamo star dentro la nostra opera con un tempo diverso da quello che ci viene imposto dall’esterno. Se fossimo solo determinati dall’esterno saremmo già completamente folli, cioè fuori da qualsiasi possibilità razionale di comunicazione.” (A. Neiwiller)

Siamo nella pagina di diario, una citazione da L’altro sguardo di Neiwiller di Grieco:

Antonio negli ultimi tempi della sua vita diceva spesso di voler formare una biblioteca essenziale che doveva essere contenuta in un piccolo baule, sì da poterla portare con sé nei futuri spostamenti. Pensava in qualche modo ad una specie di arca personale. Evidentemente sentiva l’incombere di tempi cupi, come quelli nei quali ci stiamo progressivamente immergendo, e cercava, quasi disperatamente, una via di salvezza, uno scampo, una fuga. Il teatro clandestino. Un luogo dove fosse possibile “rifondare”.

Su quel palcoscenico il sipario è chiuso, ma dietro, per certo, c’è sempre un laboratorio.

Donato Arcella