Attenzione!!!
Alcune delle persone ritratte in questa foto, non le vedo e non le sento da anni. Lo scatto che apre questo articolo è datato 2000, perciò, mi è parsa indiscreta la volontà di contattarle. Se qualcuno di voi non ha piacere di essere in questa immagine, potete scrivermi giù in fondo: lascia un commento.
Grazie per l’attenzione. Vostro. Donato.
Dopo anni di crisi ho conosciuto lo smartphone: mi sento un po’ come Walker Evans con la polaroid.
Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer)
Questa foto è magnifica! I ricordi sono magnifici!
La scattai ad Ascea con una piccola reflex tutta manuale, era già primavera e così, andammo a trascorrere una giornata al mare, eravamo tutti all’Università e nessuno di noi ancora superava i 23 anni, ricordo che c’era anche Tommaso e poco dopo incontrammo Betta.
Erano le prime sperimentazioni video.
A quel tempo, Mario Comix, il cui tratto grafico è tutta eredità leonardesca, era l’unico che possedesse una videocamera. Le palmari digitali cominciavano ad entrare sul mercato in maniera invasiva, ma erano ancora inaccessibili, allora, ci accontentammo di questa Hitachi VHS, ma non era un problema, ci brillavano gli occhi per qualunque cosa avesse un obiettivo e la capacità di registrare.
Wong Kar-wai, Carmelo Bene, Shin’ya Tsukamoto… erano i nostri modelli, la camera al cavalletto era una jastemma e la tecnica a pedinamento di Cesare Zavattini era l’unico sacramento possibile.
Le-notti-di-raitre-Fuoriorario (preferivo Mtv)
Vivevamo al “Centro Santa Sofia” di Napoli, una mediateca comunale dove potevi trovare Wenders, Debord, Hathaway e Risi fino al cortometraggio più fetente.
Volevi diventare un regista? A Napoli era l’unico posto possibile! Volevi conoscere cinefili di ogni genere e senza-genere? Questo era l’unico posto possibile! Volevi partecipare alla rassegna “O’Curt”-Il Corto? Questo era l’unico luogo possibile! Videomakers, registi, sceneggiatori e fotografi li trovavi tutti qui.
Un amico di Alessandra disse : – Se ti vuoi atteggiare a cinefilo dici che ti sei visto Tetsuo –
A fine millennio, giovani esuberanti che per quasi un decennio si erano esibiti con basso, chitarra e batteria cominciavano ad osservare il mondo attraverso le videocamere e giù a quei garage, un tempo sonici, non si formavano più band ma si organizzavano cineforum e si giravano corti: ancora new tribes.
Si ammette che quelli del Mario Pesce a Fore, con poco e niente, tra le luci notturne di Spaccanapoli, giravano film brevi già a partire dal ’95: furono tra i primi.
Come tesi di laurea portai proprio un video che realizzammo in Super VHS-C tra Casoria, Napoli e Caserta, e anche se fu una gran bella esperienza, proprio da qui cominciò il mio “medioevo ellenico”: un necrologio di esperienze e collaborazioni sia bellissime che confusionarie, alle volte fallimentari, che durò circa una decina di anni.
Quando presi questa videocamera (per poterla comprare feci lo scalpellino con i progetti della regione) in Accademia tutti volevano fare i video con me, non perché fossi bravo, ma perché ero l’unico a possedesse una videocamera decente.
L’intervento alla tesi di Marylù fu una bella storia! L’anno prima, in Accademia, completò gli studi un certo Donato Sansone che qualche tempo dopo lo vedrò citato sui Cahiers du cinéma insieme a Blu.
Mammamia! I video. Ogni progetto un’ansia, facevo tutto da solo e senza un soldo. Non ho mai avuto una produzione e nel corso del tempo mi abbandonarono tutti. Sono citato su un libro del Prof. Amendola.
Certo!!!
L’unico video che ho realizzato, forse degno di nota, è Nero, del 2007. E’ un corto che però dovrebbe essere spiegato, qualcuno potrebbe fraintendere. In quel periodo mi facevo un sacco di domande, domande a cui ho trovato risposta, Nero ne rappresentava il dubbio. Il 2007 fu difficile. Tonino fu bravissimo a mantenermi il cast a Urbino, Nello fu bravissimo a mantenermi il cast a Napoli e Francesca, la protagonista, fu stupenda!
Il nome al corto lo diede Francesco, come faceva per le canzoni, al montaggio c’era Emmanuele, mister pazienza.
Ne ho trascorse di nottate a spulciare still pause per pause sfondando videoregistratori e lettori DVD davanti a visioni catotiche. Prima dei software, passavo intere giornate chiuso in camera davanti al televisore a scattare foto alle mie stesse riprese: un pioniere della miniDV.
Cos’è rimasto oggi di tutte quelle cassettine? –Da buon napoletano ho imparato a bere caffè americano-
Ricordo una mostra al Santa Sofia, una collettiva dedicata alla fotografia di scena dove furono chiamati i fotografi emergenti di quel periodo: c’ero anch’io. Merito di Mimmo. Proprio questa mostra, insieme ai consigli di don Maurino, delineò il tipo di fotografia che volevo approfondire:
Ho sempre amato le espressioni degli attori nel buio del palcoscenico, ho studiato scenografia, perciò, anche se la mia fonte di ispirazione è sempre stata la Storia dell’arte riconosco di avere una formazione teatrale e, in quelle piccole e sporadiche collaborazioni come scenografo, ricordo ancora gli insegnamenti di Sepe, Meola e Corelli. Se Pier Paolo si ricordasse di me (effettivamente perché mai dovrebbe) spero abbia portato pazienza, ero un ragazzo molto confuso.
Dopo il 2012, concluso quell’inferno, ho cercato e trovato altro, qui è da rimandare al T.I.L.T. di Imola.
La mente “non” cancella.
Negli anni pesaresi, alla stazione, passavo ore al cellullare con Gennaro a parlare di cinema e installazioni e spesso, mi citava un remix dei 24 Grana: “Lu Cardillo”. Gennaro faceva tutto il tipo metropolitano ma era partenopeo fino al midollo: verginiano. Riuscirò mai a rivedere quei luoghi? Ci vuole un altro po’ di tempo.
“Penso che l’arte non avrà nessun tipo di futuro se non riuscirà ad adattarsi alla tecnologia e alla vita di oggi“.
E’ incredibile, esasperante, come in quelle scorribande, quante corse abbiamo fatto per stare dietro a miniDV, HDV e reflex per poi aprire un dossier e vedere Ai Weiwei, sulla striscia di Gaza, girare un video semplicemente con uno smartphone.
Donato Arcella

