“Siete pronti a iniziare un viaggio dove la vostra unica guida sarà solo la musica rock più bella di sempre? Allora Virgin Radio Motel è quello che stai cercando. Dalla domenica al giovedi dalle 23.00 alle 02.00 la musica ‘on the road’ è solo su Virgin Radioinsieme a Johnny J. Douglas! E’ lui l’anima dell’hotel sperduto nel deserto della Death Valley, 30 stanze dalle mura ingiallite, un ascensore che non funziona e le pale sul soffitto che girano lente… mentre i pensieri corrono veloci, come le auto che passano lontane lungo la highway.”
La fotografia è verità e il cinema è verità 24 volte al secondo. Questo diceva Godard. Con il cinema abbiamo i sogni, le illusioni, i mondi, le culture e tanta gente. Abbiamo i miti. Ma questi esistono perché c’è qualcuno che dice: c’era una volta. Ma se un mito lo si clona, dov’è il ricordo di un eroe? Se un giorno Harrison Ford non sarà più Harrison Ford ma un altro nexus, quale sarà la verità del cinema? È possibile che tanta innovazione potrebbe essere la morte dei racconti? Più umano dell’umano, ma fino a che punto? Calipso gli offrì l’immortalità, ma Odisseo preferì raggiungere Penelope, capì che quell’eternità era possibile soltanto sull’isola di Ogigia, così ha voluto raccontare i miti. Se i Nexus collezionavano ricordi, perché mai dovremmo prolungare un personaggio oltre reale? Il ricordo è un grande sogno, ma possiamo raccontarlo soltanto se vissuto.
Nessuna macchina potrà mai raggiungere l’originalità dell’atto umano e nessun umano potrà mai creare o potenziare un’intelligenza pari a sé stesso. La macchina è pro-grammatica, l’umano è progettuale: la matematica è una Creazione assoluta.
Come abbiamo avuto la camera obscura, la fotografia e poi il cinema, oggi abbiamo i software.
È un piccolo punto di vista, il mio. Gentili maestri non ve la prendete, davanti a Wenders si è ragazzi. Sono contentissimo di averlo visto ora e non prima. È un film che dovrebbero vederlo tutti: poeti, scrittori, musicisti, videomaker, smartmaker, fotografi… uomini di intelletto. È un film rock, road movie, americano, europeo. È un film che viaggia per l’America e per i sentimenti, un film periferico ed esteso. Non capivo i tempi di Wenders ed ora li ho capiti perché per i sentimenti ci vuole tempo. Magnifico! Purtroppo non si trova facilmente, su internet costa un sacco di soldi. Don’t come knocking è un film girato nel 2005, poco dopo l’età Alternative, ma va oltre. È una narrazione visiva, non solo visiva. È un LP.
Alla fine degli anni ’40 e inizi ’50, prima di James Dean, il cinema americano, nei bn di Dmytryk e Hitchcock, raccontava una nuova generazione di donne, lontane dagli stereotipi, in un’immagine oltre, che si emancipava su versanti più introspettivi, stati ineffabili e tormenti sconosciuti: le dark ladies.
Avevano visto e vissuto troppo, moderne, lontane dalle frivolezze, guaste. Scettiche. Dei loro traumi ne facevano teatro cinico, angustiate, avevano deciso di non soffrire, ancora pudiche, l’unica morale possibile era l’eleganza.
Blindate davanti agli inferi non cedevano all’ingenuità, dignitose, distrutte dai flashback sospiravano Ofelia.
La bellezza è un talento, ma amate da uomini segnati dai troppi insuccessi. Incredibile come in questi film si possa notare, sia in bene che in male, l’indissolubile rapporto o confronto tra uomo e donna.
Chi cade può risorgere, ma in tanta ombra, tra le fobie del tempo, oggi, sono donne lontane. Ma anche se dimenticate nell’attualità indifferente, per certo non muoiono e camminano, ancora fuoriclasse, distinte, in un mondo che non c’è più.
I Black Keys sono di qualche anno più piccoli di me, usciti nel 2002, li ho scoperti un po’ più tardi. Ho cominciato ad ascoltarli lontano dalla fase “fan”, perciò, in un rapporto gen X, comunque esaltante, in un processo però più lento, selettivo, senza stress.
Uno spasso –
Diversi sono gli album che il duo di Akron hanno prodotto e che ancora producono: Rubber Factory, Brothers,El Camino… l’ultimo, Dropout Boogie, ma rimango legato a suoni ed esperienze più vicini a The Big Come Up e Thickfreakness, quest’ultimo in particolare:
suoni e visioni garage; registratore anni 80; distorsioni al fuzz; b/n colore; on the road. Hanno mixato il loro primo LP riascoltandolo sullo stereo di casa –
Michael Carney, il fratello di Patrick Carney:
il “Thorgerson” che ha saputo interpretare visivamente i suoni di Patrick e Dan, il quinto elemento, se non il terzo, che nella musica del duo ha saputo offrire la propria “voce”.
Da insegnante d’arte e artista visivo io stesso, non finirò mai di affermare che il rock è un’arte visuale.
Il lavoro grafico e fotografico di mister Carney, in totale sintonia con i Keys, è scarno, ruvido, essenziale, technicolor (pensiamo a Turn Blue), pubblicitario, garage, indie… è un lavoro al “flash” che inesorabilmente ci aiuta anche nella scelta della loro musica al di là dei preziosissimi consigli di Alexa e YouTube.
Enormi sono gli artisti che nel corso della storia hanno ampliato il discorso del pop e del rock: Corbijn, Mick Rock, Wenders… e così anche Michael Carney nel suo stile sempre vario.
La saggistica scrive 24.000 libri su una sola opera, ma sono dell’idea, contestabile, che i libri di storia dell’arte dovrebbero essere di sole immagini come i booklet.
Michael ha la stessa “voce” di 240 Years Before Your Time, una sospensione over profonda e lontana dove basta veramente poco per comprendere che il cervello, quando vuole, raddrizza tutto quello che gli occhi vedono:
una nuova storia.
Una voce dal basso come 240 Years…, non può che essere captata soltanto da stazioni molto particolari: guai se andasse in mani sbagliate!
Se nuovo è il “suono”, nuova è l’idea e idee e voci non possono far altro che sintonizzarsi su parametri personali, c’è il dibattito, ma poi ciò che conta è il discorso, che non sempre può piacere.
Non parlatemi di estetica ma di etica e se c’è da evitare qualcosa credo sia giusto farlo.
Non è il mezzo né la tecnica, non sono le arti ma l’Arte che narrativa, concettuale o astratta è comunque pensiero…
“È come se Raffaello perfezionasse ciò che è già perfetto”. (V. Sgarbi)
PPTX- Secondaria primo grado
Il Cinquecento; Leonardo; La Dama con l’ermellino; L’uomo vitruviano; Un euro; Ultima cena; L’opera che scompare; La Gioconda; Monna Lisa Gherardini; Lo sfumato leonardesco; Ponte Buriano; Immagine; Michelangelo; David; La Pietà; Senza dolore e senza età; Vesperbild; La Cappella Sistina; Una sinfonia di forme e colori; Un volume scultoreo; Creazione di Adamo; Un vuoto eloquente; Giudizio Universale; Un gesto inappellabile; La pelle di Bartolomeo; Eredità michelangiolesche; Neoclassico; Pop music; Michelangelo a Shanghai; Raffaello; Armonia e profondità; Perugino vs Raffaello; Tra Leonardo e Michelangelo; Dolcezza ed eleganza; Ispirazione classica; Stanza della Segnatura; La Scuola di Atene; Tutta la sapienza in un affresco; La scuola veneziana; Giorgione; Tiziano; Deposizione nel sepolcro; Il teatro del Palladio; Il teatro delle illusioni; Scenografia; Fine dell’equilibrio; Pontormo; Giulio Romano; Tintoretto; Allucinazione; Giorgio Vasari; Bibliografia –
“EP”: Carrozza di Terza Classe; Immaginario; La tempesta di Ehrensvärd; Linea Esterna.
…parte da Napoli P.zza Garibaldi e muore a Castellammare di Stabia, è una linea esterna alle città, costeggia il mare. Quando c’è il sole tutto diventa blu, quando c’è tempesta è come se le carrozze attraversassero le onde. È un treno raro, luoghi e personaggi sono Immaginari.