Una storia dell’arte personale

Non più mechanica ma liberalis, non più liberalis ma kósmos.

La metafisica ha dominato tutto il ‘400, con Michelangelo, l’uomo, diventa un nuovo corpo che, assoggettando la scienza, smette di copiare la natura che da metafisica diventa visionaria.

Variazioni psicologiche, infiniti olimpici e corpi estranei i visionari sono coloro che si assoggettano alla bellezza creando una idealtà possibile soltanto con la Figura, che a partire dal 1512, dominerà per sempre la ricerca dell’uomo.

Da un elenco randomico:

Pontormo e Tintoretto; Raffaello e Bronzino; Corbijn e Jonze; Leonardo e Michelangelo; Cilento e Lerici; Brunelleschi, Vasari ed Emmerich; Jason Taylor; Schifano e Weiwei; Banksy; Schinwald; Cosmè Tura…

Non più ordine delle cose, ma Figura: registrativa, visiva, performativa.

L’occhio di Rosso Fiorentino, che è tutto Michelangelo, diventa incubo nella pittura del Tintoretto e, le allucinazioni di quest’ultimo, inventeranno le scene di Füssli: un’indagine inevitabile che possiamo notare in Karma Police, il cui video, paga il contributo noir a David Lynch.

Leonardo inventa il mondo, Raffaello lo perfeziona e Michelangelo lo manda in crisi ma, tra psiche e titanismo, la perfezione diventerà fotografia in Caravaggio e immagine raffaellita in Guido Reni con l’Aurora, oggi, tra gli immaginari arcani di Vincenzo Cacace. È visionario Spike Jonze è visionario Anton Corbijn dove il primo, in California, l’uomo che corre, prende fuoco nella sua normalità e Corbijn, tra U2 e Depeche Mode, con i suoi bn, ci fa vedere la vera realtà delle cose più di Godard e Pasolini.

Le impressioni di Banksy volano innocenti per contaminare un mondo corrotto e pieno di violenza.

Gennaro Cilento e Gianluca Lerici, i punkettoni atomici, hanno respirato la stessa aria, il primo, stava risolvendo Turner, il secondo, ha risolto per sempre Cosmè Tura. Mariangela, figlia di Vincenzo, a soli 22 anni, con la tesi, è stata tutta visionaria, Pino Pascali non c’era più, visiva e performativa, proprio come Angelo e Giovanna con i Gradini a sé, ha saputo organizzare un’estemporanea che non ho mai più visto. Al teatro Lolli di Imola, il teatro fantasma, Silvia Bruni e Greta Tossani, si sono scontrate nel “deserto di Zin” davanti a quel finestrone senza mai conoscersi. Silvia magnifica e Greta, sembrava uscita da un quadro di Michaël Borremans.

Mario Schifano era l’amico di Carmelo Bene, nella sua grafomania alla miniDV, è morto prima della babele registrativa del Web, dove figli, come Ai Weiwei e Domenico Di Caterino, alla Esther Invisigoth, si sarebbero persi per sempre.

Michelangelo ha sconvolto il corpo, Warhol, ha sconvolto le cose.

L’occhio è una volontà tutta visionaria che non si concede al nulla: deve vedere! Ma per fare video ha bisogno di un ordine, un cosmo, non lo possiamo fare da soli. Da soli arriviamo in alto, tocchiamo la luna, ma poi dove andiamo? La Katja di Schinwald è profetica, ma ha lo stesso sguardo di Lucrezia Panciatichi agli Uffizi, perciò, grande è la fuga di Jason deCaires Taylor che in fondo al mar, molto oltre Riace, sospende l’uomo in apnea riassoggettandolo all’ordine del pianeta.

E allora?

“Sono un solo popolo e hanno una sola lingua… Scendiamo, dunque, e confondiamo la loro lingua, così che non capiscano più l’uno la lingua dell’altro”. (Genesi 11: 6, 7)

Donato Arcella

(Opera di Agnolo Bronzino)

Pubblicato da donatoarcella - spazi.lolli

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore. (Arnulf Rainer) Siamo Donato Arcella e Rosangela Martino. Napoli 1976.