Alpha 60

Questa è una lettera surrealista! Niente è più surreale di una lettera.

Ho il presentimento che lei aspetti che io dica qualcosa. Si! Non so che dire. Sono delle parole che io non conosco. Non me le hanno insegnate.” (Alphaville)

Dal progetto Il sogno di Isak.

Donato Arcella

(Frames da “Alphaville” di Jean-Luc Godard. Francia/Italia 1965. Foto TV Donato Arcella)

Spellbound

Questa è una lettera surrealista! Niente è più surreale di una lettera.

Volevo solo girare il primo film di psicoanalisi” (Hitchcock)

Dal progetto Il sogno di Isak.

Donato Arcella

(Frames da “Io ti salverò” di Alfred Hitchcock. USA 1945. Foto TV Donato Arcella)

Il sogno di Isak

Didattica –

Cerco quei film che in sé hanno scene surreali, ma non film surrealisti, si magari anche questi, più film come Io ti salverò e Alphaville. Quest’ultimo, ad esempio, presenta dei p.p. fortemente surreali, visivi. Scatto nel cinema, fotografo alla TV mentre guardo il film, “estrapolo” i frames, devono essere in bn. È la mia indagine sul cinema e sulla vita, un’indagine del tutto affettiva. Il film è una vita che scorre, un torrente che sappiamo essere sia bello che amaro, cerco di coglierne i fotogrammi: i frammenti.

L’opera che inizia questa indagine è Il posto delle fragole, una pellicola sul tema del ricordo. Ho trovato il DVD in una remota fumetteria mentre ero a zonzo per la città, mi piace andarmene in giro e trovare queste realtà ancora squisitamente underground. Ho chiamato il progetto: Il sogno di Isak.

Isak Borg è il protagonista di questo film –

Il posto delle fragole è un film sui ricordi, l’eterna nostalgia della giovinezza, il tempo semplice, il tempo felice, il tempo di Dio. Invece la maturità è strana, è nichilista, è lo stato che domina il nostro tempo o che almeno ha dominato il ‘900 e che non contiene il ricordo, ma il sogno bizzarro e analitico della vita e della morte. Ma quest’ultima non ha l’ultima parola. Viviamo di eterna giovinezza perché è la malinconia che ci portiamo dentro, e se i sogni del nostro presente sono disturbati, ecco che i ricordi, più dei sogni, li viviamo nel nostro tempo voluto ad effetto REM. Ma più andiamo avanti più questi diventano ideali e allora irraggiungibili, imparagonabili. Gli inizi sono spontanei, sempre, poi si raffinano e tutto scivola, infatti, prima di addormentarci poggiamo la testa sui tempi della spontaneità, quelli che abbiamo vissuto, quelli che ci rendono felici, poi, questi svaniscono nel nulla di un mondo senza lancette, inquieti, spiazzanti in un luogo non voluto.

Donato Arcella

(Frames da “Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman. Svezia 1957. Foto TV Donato Arcella)

Storia dell’alternative rock 1990

Unità didattica sull'alternative rock dal 1991 ai primi anni del 2000. Arte e Immagine. Proff. Donato Arcella e Daniele Migliore. Secondaria di primo grado.

"Negli anni ‘90 del Novecento è esistito un complesso di tematiche chiamato alternative, il cui principale veicolo è stato la musica. Ha dato voce ad una particolare generazione influenzando il modo di vestirsi, di associarsi e di condividere, tutto era dettato da media come fanzine e Mtv. Non era più questione di far parte di una band, ma di collettivi, new tribes dall’estetica do it yourself, un atteggiamento preso a prestito dal punk rock dove essere indie, cioè indipendenti, significava esistere in qualcosa. Una cultura dal ‘basso futuro’ che, fatta di videoclip, CD, Converse All Star e demotape scalò le classifiche del mainstream."

(Cover da ‘SUBPOP video network program 1‘)

MaMbo

Questa è una lettera surrealista! Niente è più surreale di una lettera, una lettera è una cosa misteriosa, perciò: opera d’arte.

Accostamento totale mai fine a sé stesso. E’ questa la prossima unità di misura del genere umano. Umano dove umano non è possibile“.

Donato Arcella

(Opera di Kipras Dubauskas, foto di Donato Arcella)

Graphic Japan

Perché mai essere americani quando gli inventori della modernità hanno osservato il Giappone. La Belle Époque, il momento da cui tutto è partito, era invasa dal giapponismo e questo da Hokusai a Tissot, da Monet a Klimt, una fuga dalla realtà che si è protratta fino a Kurosawa, Gordian, Akira, Ishii e Kitano. Le città che concludono la Seconda guerra mondiale sono state due città giapponesi. Oggi domina il manga e la mostra al Museo Civico Archeologico di Bologna, Graphic Japan, evidenzia come la grafica nipponica, dall’800 occidentale ad oggi, abbia influito direttamente sulla cultura pop, definendo in maniera invasiva il contemporaneo. Negli anni ’90 del Novecento, nelle notti insonni di Fuoriorario, il direttor Ghezzi ci fece conoscere le mutazioni di Tetsuo e ultimamente, dalle nostre parti, precisamente su RAI 2, possiamo rivedere Goldrake in versione HD. Yayoi Kusama a 96 anni domina ancora l’arte contemporanea e non sapevo che l’Ibanez fosse giapponese. In Graphic Japan la distribuzione delle opere ci permette una chiara cronologia storica, facendoci capire come la cultura Zen abbia influito sui pieni e i vuoti dell’Action Painting e di come il segno di Capogrossi venga dall’altra parte del mondo. Certo! Il colore serigrafico che oggi dà vita ai prodotti Interspar determinò la saggezza di Warhol, ma l’origine è ben più lontana dove il segno visionario di Van Gogh è tutto nipponico. Nessuna metropoli più delle ziqqurat di Deckard, potevano essere più influenti di quella geisha gigante che ci ammicca annunciandoci la babele della postmodernità, drogati di normalità, con il cervello in pappa di un’ipotesi futuribile.

Donato Arcella

The Jam

Il cinema si vede come la musica si ascolta, ma è da tempo che il rock mi piace più leggerlo che ascoltarlo. Quando un’avanguardia diventa Storia, cominciamo ad interessarci ai fatti che hanno portato movimenti e grandi band. In questo modo ti affezioni agli storici, coloro che si sono messi con la capa e il pensiero a ricercare eventi e periodi. Ezio Guaitamacchi, l’autore di testi come La storia del Rock (prima e seconda edizione), Rock & Arte e curatore di tante altre collane di settore, è la mia rockstar preferita! Lo seguo su ‘The Jam’ (YouTube) dove intervista artisti e insegna argomenti, interventi da Red Ronnie e concerti in giro per lo stivale.

Autore, curatore, giornalista, musicista e viaggiatore, lo stesso Ronnie lo definisce un esploratore della musica contemporanea. L’ho incontrato quest’anno al MEI di Faenza alla presentazione di un nuovo progetto editoriale dove, dopo l’intervento di Tony Esposito, ho avuto il piacere di scambiarci quattro chiacchiere e una foto insieme.

Aperto al dialogo mi ha firmato una copia della seconda ediz. de ‘La storia del Rock’ ampliata con argomenti e immagini, abbiamo dialogato su ‘Rock & Arte’ e mi sono dimenticato di fargli una domanda, ma non importa. Ha ribadito il piacere di essere dato del tu quando mi ero permesso di chiamarlo prof.

Un bel pomeriggio di ottobre, una bella giornata rockettara tra libri, vinili e artisti. Il Rock: l’avanguardia che ha dato il nome a tutti i movimenti alternativi della nostra modernità.

Donato Arcella

(Foto di Rosangela Martino)

La fotografia

La fotografia e il film saranno la sola forma di pubblicazione in uso, e i poeti avranno una libertà fino ad allora sconosciuta. (Guillaume Apollinaire)

La fotografia è un’ombra.

È quando la luce che, attraversando un corpo, proietta quest’ultimo su una superficie ottenendo un’immagine. La fotocamera non fa altro che registrare tale proiezione, infatti, fotografia da phôs e graphè significa: scrivere con la luce. Oltre questo, è registrazione del tempo, è il binomio registrativo tra tempo e luce, quest’ultima veicolo del tempo. Sappiamo che cos’è la luce, ma non sappiamo cosa sia il tempo.

La fotografia è verità, e il cinema è verità 24 volte al secondo. (Jean-Luc Godard)

Ad ombra –

In un passo della Genesi, primo libro dell’Antico Testamento, è scritto: “E Dio creò l’uomo a sua immagine”, ad ombra, a sua somiglianza. Immagine, dal greco mimèomai significa “idea“. Perciò, Dio creò l’uomo a sua idea e proiezione. Ad ombra! Pensiamo al cinema. Oggi la pellicola nei cinematografi non è più in uso, ma un tempo, nelle sale, c’era la pellicola che scorreva davanti al proiettore, da questa, si aveva la proiezione sul grande schermo: l’ombra della pellicola in movimento. La luce che proveniva dal proiettore colpiva il corpo pellicola frame per frame e l’ombra di questa, scorreva davanti a noi spettatori: il movimento diventava racconto di un tempo immortalato su 35mm. Questa è la fotografia! Non è un caso che le fotografie dei grandi fotografi sono film di 1/60 di secondo.

È verità, quella citata prima da Godard. Verità del fatto che la fotocamera è una penna e il fotografo, quale scrittore del tempo e della luce, registra immagini.

Non è pittura! Non può essere pittura!

Nella fotografia, come anche nel cinema, il ritratto non esiste, esiste il primo piano. E i p.p. di Dreyer, come quelli di Godard, ma anche quelli di Leone, Corbijn e Kar-way non sono pittura, ma verità, la realtà del tempo e della luce in un’azione registrativa.

Tutte le fotografie che imitano la pittura hanno qualcosa di artificioso, di ridicolo, sono un rimando se non un’offesa alla fotografia e alla pittura stessa.

Di immagini ottenute con la camera oscura si ha notizia dal tardo Rinascimento. (Beaumont Newhall)

Donato Arcella

(Frame da Hong Kong Express di Wong Kar-way)