Unità didattica sull’arte greca.
“Se c’è un popolo che ha influenzato tutta la storia dell’arte fino ai giorni nostri, quelli sono i Greci.” (Emanuela Pulvirenti)
Donato Arcella
Negli spazi del Lolli
Unità didattica sull’arte greca.
“Se c’è un popolo che ha influenzato tutta la storia dell’arte fino ai giorni nostri, quelli sono i Greci.” (Emanuela Pulvirenti)
Donato Arcella
Le mie fotografie sono strettamente legate al Lolli.
Erano anni che cercavo ambienti, volti, luci e finestroni, e una volta giunti in Romagna, Pinkey, da sempre amante del teatro, trovando la realtà del TILT, mi ha permesso di chiudere per sempre quei mille anni di “preparazione” facendo del Lolli, quasi 10 anni, la mia Firenze: la mia Bologna.
Il TILT è la compagnia teatrale che gestiva il teatro Lolli di Imola all’interno dell’Ospedale Vecchio, nei pressi della Rocca. Prima con Max, poi con Luca, non ricordo di preciso, dopo, chi ne prese le redini ma ho avuto, o meglio mi hanno dato, a partire dal 2012, la possibilità di scattare foto ai “luoghi in-finiti” per eccellenza: i laboratori.
Tanino De Rosa, Randisi&Vetrano, Marco Manchisi, Cristina Gallingani, Massimiliano Buldrini e tantissimi altri… sono stati i registi, gli attori e i performer che hanno affollato questo palcoscenico.
Marco Manchisi. Lo conoscevo già attraverso Rasoi, Sud e Titanic the end, come l’avrei mai conosciuto al N.T.N. di Napoli? Attore e regista di carattere internazionale è stato colui che ha vissuto la contaminazione del contemporaneo nella tradizione, formulando in prima persona quei linguaggi del teatro, interpretativi e alternativi, di una nuova Napoli: “Pupella Maggio” non era più pensabile negli anni ’30, doveva essere ricontestualizzata. Vedendolo fuori al Lolli con sorpresa mi dissi: e questo che ci fa qua? Da qui mi resi conto che al teatro Lolli tutto era possibile. Come possibile è stato fotografare i suoi laboratori. Un personaggio che ti sa trasmettere degli impatti emotivi incredibili con una costruzione scenica senza vuoti. Dietro le quinte è un insegnante di grande generosità.
Cristina Gallingani. Amicissima di Eugenio Barba dell’Odin, è stata maestra di molte intuizioni e capolavori come Me+Dea, dal mito secondo Euripide, dove Giuliana e Stefania erano greche. Abito nella casa dove prima c’era lei.
Tanino De Rosa. Il suo Deserti, negli spazi del Lolli, è stata un’esperienza labirintica, da lui ho imparato che le città, le metropoli e qualsiasi altro luogo o cosa, non hanno una geografia, ma un’Idea. Nelle sue drammaturgie, puoi tranquillamente stare nel mezzo del Sahara e camminare tra le strade Giacarta.
I mari di Randisi&Vetrano. Questi veramente hanno visto le pentecontere, i Nostoi, i drammi del Mediterraneo, tragedie antiche più potenti di questo presente frivolo, insolente e gonfio d’aria.
In queste esperienze tra Carmine, Paolo, Reina e Silvia ho conosciuto Orfeo, il mio attore preferito: non l’ho mai nascosto. Orfeo non aveva bisogno di regie (anche si), faceva tutto da solo, personificava qualsiasi parte. Era preparato, dinamico, spiritoso e compagnone alle volte simpaticamente insolente, pratico (se così possiamo dire). Bizzarro. Insieme a Paolo, Luca e altri, in quei frangenti, facevano una bella combriccola. Era una persona che non si perdeva in chiacchiere, sul palco appariva giovane, vecchio, antipatico e burlone, era legato a Cristina e Giuliana da un’amicizia profondissima.
Durante un incontro/lab, Orfeo, con un camicione bianco alla Johnny Depp (lo potete vedere nella foto in alto), si mise a dialogare con un teschio diventando un Amleto sui generis come solo lui sapeva fare, e mischiandosi tra le ombre di Neiwiller, nel mega lenzuolo bianco di Marco, la sua sagoma si adattava come l’acqua all’interno del contesto scenico. Un simpatico “mattacchione” che mai dimenticherò in coppia con Silvia, come anche in quel viso alla Grosz con guanti rossi, per La cantatrice calva di Luigi Tranchini.
Furioso, nel Pollock di Tanino, Orfeo, ha fatto parte anche del progetto Har, il mio progetto, il laboratorio che mi ha regalato il piano sequenza della Hannah/Silvia.
In una pausa, lo ricordo malinconico, pensieroso tra Caterina e Greta.
Avevo in mente una sceneggiatura, un dialogo notturno tra Orfeo Raspanti e Silvia Bruni, ambientata in una notte primaverile alla stazione di San Lazzaro di Savena, un dialogo tra padre e figlia, un’idea silenziosa mai portata a termine.
Poi…
il Lolli non c’era più, come anche Orfeo.
Il Lolli non è stato soltanto un teatro, per me è stato il luogo dove dal finestrone dietro le quinte, entrava il sole del pomeriggio forte e caldo, liquido, come l’ha definito qualcuno.
La morte è una cosa davvero strana. Non è normale. Non mi venite a dire che appartiene alla vita è un’incoerenza in termini, un vuoto dove neanche i ricordi bastano.
Al Teatro dell’Osservanza di Imola (non ho capito quando) la nuova rassegna TILT sarà dedicata proprio a lui: un Attore di razza che il mondo non conosce. Può essere la strada, il palco o qualsiasi altra scena, Orfeo, rimane sempre Orfeo e così, anche in questo ricordo.
Donato Arcella
Cilento
Insegno Arte in un I.C. ad indirizzo musicale in una città metropolitana di Bologna.
Rispetto agli altri istituti del territorio, che al meglio presentano i propri piani, mi permetto di dire che una Scuola ad indirizzo musicale è per sua natura una Factory.
La foto che vedete in alto ritrae Peppe Servillo durante le prove al teatro Ebe Stignani, con i maestri della Innocenzo da Imola Ensemble e gli allievi di indirizzo, per il concerto di beneficenza: “I Bambini suonano per i Bambini”.
La Innocenzo è uno dei plessi compreso in un palazzo storico a patio interno che mi ricorda molto l’Accademia di Belle Arti di Napoli, caratterizzato da un grande scalone, i suoi corridoi sono impensabili senza il sax di Leti e la camminata marziale della Vice.
Domina il Centro, una realtà multietnica in crescita che si concentra proprio in questo istituto. Nella stessa struttura è presente una scuola di danza e, poco distante, alla Rocca Sforzesca, abbiamo L’Accademia Pianistica Internazionale che è tra le più famose al mondo.
C’è tanta Street Art –
La musica, come qualsiasi altra disciplina, non è soltanto solfeggio, il pezzo forte sta proprio nell’unicità di vite espresse. Ogni anno i nostri allievi hanno la possibilità di incontrare diversi artisti con i quali si confrontano, tra cui: Catherine Spaak (che ricordiamo con affetto), Elio Belisari e quest’anno Peppe Servillo.
Incontri ravvicinati.
Peppe Servillo non ha bisogno di presentazioni (basta un click sul Web), oltre agli Avion Travel, osservandolo tra uno scatto e l’altro, “distrattamente” mi sono venuti in mente realtà come Martone, Moscato e Teatri Uniti in quella Napoli indie che dalla metà degli anni ’80, hanno creato nuovi scenari dove lo stesso Peppe, se posso, non ha mancato saggi con Turturro, Wertmüller e Lindo Ferretti fino al Festival di Sanremo ed oggi, anche con la Innocenzo.
I nostri Prof. sono Musicisti che insegnano.
Il divertimento non è mancato come anche qualche tono rigoroso, ma lo spettacolo è stato fantastico! I ragazzi sono fantastici!
Non vi dico la “càvea“.
“Non vi preoccupate, non sono altro che un cantante di piazza” … mai sentito dalla bocca di un jazzista, ma per certo da un uomo di teatro.
I capicomici della Sala Assoli –
Ho chiesto se potessi fare qualche scatto, come facevo al N.T.N. di Napoli o al Lolli, magari per l’archivio della scuola, e mi hanno accontentato. Grandissimi!
Ho perso la mano come il cervello: ma l’odore della scena no! Quello non l’ho perso!
Ancora mi vedo, giovane, tra i laboratori di Manchisi, Sepe e Latella, guatto, a cercare di immortalare il momento migliore… guai a chi fiatava! Merito di Tommaso.
Fidatevi.
Insegnare è un incontro generazionale obbligato, bisogna tenerci molto, ci sono importanti decisioni da prendere. Siamo quello che scegliamo e lo facciamo ogni giorno, ma veniamo da lontano e dobbiamo farci i conti. Solo in questo modo (mio punto di vista) le esperienze ti entrano in circolo e una volta entrate non ti lasciano più.
Donato Arcella
Nei noir americani degli anni ’50 c’erano i “chatsubo”, locali sempre aperti, bar e motel frequentati da personaggi inquieti che in un modo o nell’altro, nella loro eleganza, erano sempre tormentati da un bivio e spesso alcuni di questi non ne uscivano. Rimanevano in un “limbo per sempre”, sospesi in un notturno metafisico tipico dei quadri di Hopper. Eppure, erano gli anni della Scuola di New York, il tempo degli Irascibles, quelli che avevano rifiutato tutto questo. Noir è un brano sulle scelte, il mio chatsubo, il punto limite dove la nottata è già passata e proprio lì, tra le ninfee, vedo Pinkey:
“Amore baciami, guarda in faccia la realtà, siamo qui, io e te, di fronte al bar.”
Donato Arcella
(foto Agostino D’Amato)
Ciao Piero, tutto bene?
Poi cerchiamo di organizzarci, intanto ti posto “Lila”, il mio nuovo EP.
Ricordi quando l’anno scorso, al cell, ti dissi che ero in lavorazione ad un nuovo progetto? È questo. Ci sentimmo il giorno dopo che ascoltai il tuo In Vacuo su Spotify, gran bel lavoro, poi l’ho ascoltato bene con le mie sennheiser.
L’idea iniziale era di registrare da Mauro o’ gemello con una band, ma, rimettendomi a sbariare, mi sono accorto che la spesa era complessa. Da tempo, come già sai, registro chitarra e voce; perciò, sono ritornato con piacere in questa modalità, non con le folk, ma con la Fender. Le folk le ho vendute e con il ricavato, e qualche aggiunta, sono andato a registrare in uno studio di Erba (CO). Roba seria.
Metropolitana per Cadorna direzione Canzo-Asso.
Tu mi dirai: ma come sei giunto fino a lì?
Settembre scorso, ad Ascea, ho rincontrato dopo anni Raffaele, un amico metallaro che da un pezzo vive in quelle zone. Gli ho spiegato la situazione e mi ha organizzato la registrazione: grandissimo!!!
Volevo contattarti ma avevamo i tempi strettissimi, abbiamo fatto tutto in un week end di maggio. Mi ha prodotto Riccardo, un giovane fonico che ha lavorato proprio bene.
Quattro pezzi chitarra e voce. Un tot a pezzo.
Mi sono imposto max 2 take a canzone. Bellissimo! Si campa meglio e la cosa viene più spontanea: dimensione happening (insegnamenti di Mario).
Sequenza EP –
“Lila; Noir; Selbstdasterllung; Garage.”
Te ne parlo:
Lila
Lila è Napoli, la mia Napoli, la Napoli di Neiwiller e di Gino Ramaglia. Il Centro Storico: l’Acropoli di Atene dove ho studiato, mi sono innamorato, ho sofferto e abbandonato. Dove ho vissuto grandi amicizie e grandi idee, dove mi sono mangiato le migliori pizze e girato cortometraggi. La metropoli che non si sfolla, una babele fatta di artisti, personaggi e turisti. Le sue strade sono un palcoscenico di storia e contemporaneità, non c’è una sola persona che a Napoli non sappia cantare e nonostante questo, è molto difficile dedicargli una buona canzone, ci è riuscito soltanto Pino Daniele… ma Lila già non sei. Ho voluto cercare altro e altro ho trovato, ho voluto conoscere nuovi luoghi e nuove persone, ho sperimentato nuove difficoltà e nuovi accenti. Ultimamente è stata riconosciuta Capitale europea dei giovani: è sempre stata così! Mi sento un po’ come Gaetano che alla fine del film, nel decidere quale nome dare a suo figlio, conservando tutta la sua napoletanità, proseguì il viaggio.
“Non so dirti che, proprio accanto a me, Lila già non c’è.”
Noir
Di questo brano già conosci una versione in acustico.
Il Noir è un bar che si trova nella zona industriale della provincia di Bologna, è aperto 24 ore su 24 ed è frequentato da tutti, come in un vicolo di Venezia c’è il mondo intero. È molto ben assortito, bei tavoli e un ottimo caffè. Mi ha colpito questa sua mondanità, così mi sono immaginato insieme a Pinkey, davanti al bar, a scegliere cosa prendere prima di affrontare la giornata. Ma ancora, è anche il Nicole Cafè, come anche quello all’entrata della Comet dall’altra parte della strada. I “chatsubo” dei film anni ’50, quelli con Robert Mitchum e Gloria Grahame.
È una canzone notturna.
“Amore baciami, guarda in faccia la realtà, siamo qui, io e te, di fronte al bar.”
Selbstdarstellung
Selbstdarstellung in tedesco significa “autopresentazione”. Una parola che ho trovato in “Ultime Tendenze” di Dorfles. Il capitolo comincia: “Forse, in un futuro non troppo lontano, lo storico dell’arte farà una distinzione molto netta […] tra arte pre-concettuale e post-concettuale…”
Sono dell’opinione che a partire dalle grotte di Chauvet, l’Arte, sia una cosa soltanto concettuale. Selb è un brano sulle coscienze e sul fatto che qualsiasi cosa facciamo ci rappresenta. Vi invito a porvi questa domanda: “Se il cuore dell’uomo è ingannevole, esiste qualcuno che potrebbe educare le nostre coscienze? C’è da ragionarci.”
“Ti prego amore proprio adesso, non ho creduto a quello che, dovrebbe essere il successo, di una coscienza e il suo perché.”
Garage
Gàrage è il garàge di Francesco (c’è anche il mio) il sottobosco per eccellenza, la periferia: il capolinea della sopraelevata. Il luogo dove tra Casoria e Casavatore provavo con le band. Promisi a me stesso di scrivere una canzone che, qualsiasi sia stato il significato, l’avrei chiamata così. L’ho scritta con la tecnica del cut-up, come anche Selb. È divisa in tre momenti: figlia nubile; donna nubile; moglie amabile. Potrebbe essere il percorso di una donna verso il matrimonio: un ragazzo conosce una ragazza (una figlia), gli chiede di seguirlo e lei accetta (perciò donna). Da donna – Moglie. Dura un paio di minuti, è il mio piccolo gioiellino raw, se un giorno registrerò un nuovo brano con una band sarà proprio questo.
“Dimmi cosa vuoi, credimi, non so niente! Figlia nubile, getta via qualsiasi cosa per me.”
Abbiamo registrato in sovraincisioni: sentirai due chitarre che fanno la stessa cosa e la voce (senza click). Oltre all’ultima capitale del rock, Seattle, mi sono ispirato anche a Nek, Grignani e Chris Isaak.
Blue Hotel è un capolavoro!
Agostino è il fotografo che ha realizzato la cover dell’EP, la puoi vedere sopra, sono nel mio garage.
Lila non lo stamperò, mi risparmio un delirio, è tutto in rete.
Concludo.
Caro Piero, il progetto Negli spazi del Lolli si è ampliato in questo blog e le canzoni che scrivo sono un diario di appunti chitarra e voce. Nei diari è così, si scrive di getto e le cose nascono nude.
Al momento l’ho pubblicato su SoundCloud e postato qui, poi vedrò di pubblicarlo su YouTube e magari su Spotify.
(La rete si mangia i millisecondi)
In particolar modo ringrazio Rosy, la mia roadie forever (miss pazienza). Ti prego apprezza lo sforzo, è stata una bella avventura.
Buon ascolto e a presto.
Donato
(foto Agostino D’Amato)
Sorrento. “Piazza Giovanni Battista De Curtis”. Opera di Jorit.
Brano catartico, un dialogo. Una distorsione di 7’ che si prolunga in un ascolto al loop. Pezzo live dalla ritmica essenziale. Una dichiarazione d’amore forte e appassionata. Non sono pochi i riferimenti, ma enorme è il suono, la bellezza, la voce. La plettrata, la performance, il gesto. Il Blues.
Donato Arcella
È soltanto un particolare ma è la stessa scena, me ne sono accorto mentre leggevo un testo di Sgarbi. È come se Deckard avanzasse nelle stanze di un re antico immerso in una luce figlia del deserto. Quella ziqqurrat all’orizzonte è la torre di Babele. Un torpore imperiale, latente di un inconscio indisturbato, lontano: un altro gioco.
Matematico, artefatto, paranoico.
Donato arcella
(opera di Ercole de’ Roberti)
Imàginem – mimèomai – idea
Sono esistiti uomini di grande ingegno. Attraverso loro abbiamo toccato i vertici, gli incanti, l’ideale come anche le ossessioni. I volti botticelliani, ad esempio, erano Simonetta per sempre. Il mondo antico così si è avvicinato di 500 anni, avevano raggiunto l’idealtà, dove l’umano smetteva di essere carne ed essere quello che veramente è: pensiero.
Poco più di 500 anni fa c’è stata un’Età dell’oro.
Non sappiamo poi cosa sia accaduto, non ci spieghiamo perché una tale era non sia più sorta, almeno dalle nostre parti. L’ideale è scomparso perdendo man mano il suo incanto e l’uomo, scavando, non ha fatto altro che trovare solo sé stesso.
Monna Lisa, Artemisia, Ofelia, Marilyn, Naomi, Kate, la Ragazza con il palloncino… ma l’idea poi ha perso la Bellezza? (forse in quella di Banksy no)
La Nascita di Venere è un disegno assoluto dove i mondi smettono di essere mentali per essere ideali, ma in qualche modo ancora disegno: carne. Raffaello, nella Scuola di Atene, dimentica il disegno, e sotto le gigantesche volte che lungo l’asse prospettico corrono verso l’infinito, il disegno svanisce per manifestare una Idealtà: una realtà dove l’uomo è scienza, filosofia, saggistica, storia. Non c’è sesso, non c’è inganno, né sofferenza ma pensiero: Bellezza.
Simonetta ora è assolutamente umana!
Poi il canto cominciò a farsi sempre più lontano, una Eco di tanto tempo fa. Dalla degenerazione dell’argento, del bronzo e del ferro, Simonetta non c’era più e la crisi, si fa oscena dove Procri, senza tempo, muore.
Donato Arcella
(Opera “Nascita di Venere” di Botticelli)