Garage

Più dei chatsubo c’erano i garage, è qui che nasceva tutto, i luoghi dove si mettono le macchine.

Gàrage è il garàge di Francesco (c’è anche il mio) il sottobosco per eccellenza, la periferia: il capolinea della sopraelevata. Il luogo dove tra Casoria e Casavatore provavo con le band. Promisi a me stesso di scrivere una canzone che, qualsiasi sia stato il significato, l’avrei chiamata così. L’ho scritta con la tecnica del cut-up, come anche Selb. È divisa in tre momenti: figlia nubile; donna nubile; moglie amabile. Potrebbe essere il percorso di una donna verso il matrimonio: un ragazzo conosce una ragazza (una figlia), gli chiede di seguirlo e lei accetta (perciò donna). Da donna – Moglie. Dura un paio di minuti, è il mio piccolo gioiellino raw, se un giorno registrerò un nuovo brano con una band sarà proprio questo.

“Dimmi cosa vuoi, credimi, non so niente! Figlia nubile, getta via qualsiasi cosa per me.”

Donato Arcella

(foto Agostino D’Amato)

Una storia dell’arte personale

Non più mechanica ma liberalis, non più liberalis ma kósmos.

La metafisica ha dominato tutto il ‘400, con Michelangelo, l’uomo, diventa un nuovo corpo che, assoggettando la scienza, smette di copiare la natura che da metafisica diventa visionaria.

Variazioni psicologiche, infiniti olimpici e corpi estranei i visionari sono coloro che si assoggettano alla bellezza creando una idealtà possibile soltanto con la Figura, che a partire dal 1512, dominerà per sempre la ricerca dell’uomo.

Da un elenco randomico:

Pontormo e Tintoretto; Raffaello e Bronzino; Corbijn e Jonze; Leonardo e Michelangelo; Cilento e Lerici; Brunelleschi, Vasari ed Emmerich; Jason Taylor; Schifano e Weiwei; Banksy; Schinwald; Cosmè Tura…

Non più ordine delle cose, ma Figura: registrativa, visiva, performativa.

L’occhio di Rosso Fiorentino, che è tutto Michelangelo, diventa incubo nella pittura del Tintoretto e, le allucinazioni di quest’ultimo, inventeranno le scene di Füssli: un’indagine inevitabile che possiamo notare in Karma Police, il cui video, paga il contributo noir a David Lynch.

Leonardo inventa il mondo, Raffaello lo perfeziona e Michelangelo lo manda in crisi ma, tra psiche e titanismo, la perfezione diventerà fotografia in Caravaggio e immagine raffaellita in Guido Reni con l’Aurora, oggi, tra gli immaginari arcani di Vincenzo Cacace. È visionario Spike Jonze è visionario Anton Corbijn dove il primo, in California, l’uomo che corre, prende fuoco nella sua normalità e Corbijn, tra U2 e Depeche Mode, con i suoi bn, ci fa vedere la vera realtà delle cose più di Godard e Pasolini.

Le impressioni di Banksy volano innocenti per contaminare un mondo corrotto e pieno di violenza.

Gennaro Cilento e Gianluca Lerici, i punkettoni atomici, hanno respirato la stessa aria, il primo, stava risolvendo Turner, il secondo, ha risolto per sempre Cosmè Tura. Mariangela, figlia di Vincenzo, a soli 22 anni, con la tesi, è stata tutta visionaria, Pino Pascali non c’era più, visiva e performativa, proprio come Angelo e Giovanna con i Gradini a sé, ha saputo organizzare un’estemporanea che non ho mai più visto. Al teatro Lolli di Imola, il teatro fantasma, Silvia Bruni e Greta Tossani, si sono scontrate nel “deserto di Zin” davanti a quel finestrone senza mai conoscersi. Silvia magnifica e Greta, sembrava uscita da un quadro di Michaël Borremans.

Mario Schifano era l’amico di Carmelo Bene, nella sua grafomania alla miniDV, è morto prima della babele registrativa del Web, dove figli, come Ai Weiwei e Domenico Di Caterino, alla Esther Invisigoth, si sarebbero persi per sempre.

Michelangelo ha sconvolto il corpo, Warhol, ha sconvolto le cose.

L’occhio è una volontà tutta visionaria che non si concede al nulla: deve vedere! Ma per fare video ha bisogno di un ordine, un cosmo, non lo possiamo fare da soli. Da soli arriviamo in alto, tocchiamo la luna, ma poi dove andiamo? La Katja di Schinwald è profetica, ma ha lo stesso sguardo di Lucrezia Panciatichi agli Uffizi, perciò, grande è la fuga di Jason deCaires Taylor che in fondo al mar, molto oltre Riace, sospende l’uomo in apnea riassoggettandolo all’ordine del pianeta.

E allora?

“Sono un solo popolo e hanno una sola lingua… Scendiamo, dunque, e confondiamo la loro lingua, così che non capiscano più l’uno la lingua dell’altro”. (Genesi 11: 6, 7)

Donato Arcella

(Opera di Agnolo Bronzino)

Dai miei diari: Fiore e i poeti cilentani

UN PICCOLO UOMO (Segreto di poeta)

Un piccolo uomo
ha abbracciato
l’età e il dolore
del mondo
Un piccolo uomo
non si sa come
che si stupisce delle stagioni
e indossa il cuore di tutti
perché egli lo sa portare
C’erano scoppi di rissa
intorno
e torrenti d’ira
e arcani rancori
Il piccolo uomo
danzava nelle valli senza un eco
Era curioso d’amore
riavvicinava distanze
e correva, immobile
da dietro i vetri
del suo sogno
Il piccolo uomo
non conosceva altro
che la paura degli altri
di non arrivare
quando li vedeva passare
rimestati dal loro stesso scettro
che un mago burlone
dispensava dalle mille
cime della terra da scalare.

da Agenda 95 – fioravante Serraino

(foto Donato Arcella)

Dai miei diari: La tempesta di Ehrensvärd

Se più in là oltre non sia.

Guarderai distante oramai.
Oltre di più quanta follia.

Guarda vai lontano oramai.
Se ancora lì tra i limiti

di una via. Certo non sia!
Nelle realtà più lenta va
sempre sia quell’amara agonia?
Forse mai più sentirai, quel grido oramai.
Corsara sia quell’ironia

tra bugie, in preda alle arpie.
Se ancora vuoi illuderti,

perché sia quell’amara follia
lontano andrai. Senz’altro ormai.

Nave vai. Se mai tornerai.

Donato Arcella

(Opera di Carl August Ehrensvärd, artista svedese del Settecento)

Dai miei diari: Tu Ragazza

Tu ragazza cosa sei?
40 anni non ti hanno ancora trasformata nella donna che ora sei.
Tra le foglie il vento ha già quel tono rosso / argento.
Donna e madre sai cos’è.
Una voce che combatti dentro un’esperienza.
Chissà che cosa mi dirai?
Fiera di quel vanto che rivela ciò che pensi.

Tu turutu turutu…

Intanto il cielo è sempre blu.
Laddove c’è un incanto non c’è nome non c’è santo.
Non so che cosa mi dirai.
Tra le mani ciò che passa sai non tornerà mai più.

Tu turutu turutu…

Sai non posso più illudermi.
Non conosco i tuoi discorsi.
Già si avvertono i contrasti.
Contraddirmi non ne posso proprio più.

Tu turutu turutu…

Donato Arcella

Un ricordo giovanile di mia madre.

(foto di Luca Uguccioni)

Dai miei diari: Nonna Lina

Lina la nonnina.
Piccoletta ed arzilla, con le mani sempre impegnate.
Tra pane e freselle, cavatielli e fusilli, la sua allegria trasmetteva a tutti noi.
Un esempio del passato: sveglia, arguta e insistente.
Lina tutto fare, Lina chiacchierona, Lina nonna Lina.

Rosangela Martino

Dai miei diari: The Irascibles

Un “ordine” michelangiolesco.

Mi è sempre piaciuta la Scuola di New York, la scuola dell’improvvisazione, il principio dei venti d’Oltreoceano. Il Contemporaneo! È negli anni ’50 che si abbandona il Romanticismo, è in questi anni che muore la natura per dare spazio al concettuale. Muore Parigi per le metropoli del mondo. I sentimenti vengono gettati sulla tela e i progetti diventano sempre più fitti, si diventa registrativi, non più visivi. Diaristici e non più epici. Abbiamo così conosciuto le intenzioni di Dean, come quelle di Kerouac e Pollock. La sfida di Kennedy, l’Empire di Warhol fino alle “Urn” di Weiwei e la tragedia di Palmira. Una lunga rete registrativa che si tesse nel cuore della notte. Non è soltanto il suono di una canzone, ma anche l’abbandono di un tempo nichilista, il risultato di un atto unico, una citazione. L’antologia contemporanea. Il tempo di azzerare la storia.

Donato Arcella

Da, modi di

Italoooo, tutto bene?

Finalmente ho un po’ di tempo.

Per prima cosa ti ringrazio delle belle immagini che mi spedisci su WhatsApp, le foto della bella casa che ti stai costruendo in quella magnifica terra che è il Cilento. Un progetto che stai curando passo dopo passo e mi ha fatto assai piacere esserti stato utile nella “realizzazione” di quell’angolo di giardino.

È da un pezzo che ci scambiamo idee e ricerche che non solo fanno parte delle bellissime estati d’entroterra, ma senza perderci di vista, condividiamo anche da lontano sentendoci in chat e questo, se posso, è frutto di una grande e reciproca stima. Chissà perché in questo momento sto pensando a Fiore, forse perché vi ho conosciuto nello stesso periodo. Anche sì. Tu con il cinema e lui con la poesia, oltre ad argomenti che toccava in maniera randomica che variavano dalla musica al cibo, dalle arti al folclore, dall’attualità ad Aushwitz. Tutti racchiusi, chissà, nel suo libro che, con grande rammarico, non ricordo dove l’ho messo.

Spero di non averlo dimenticato in Magna Grecia.

Caro Italo, anche questa volta ti rendo partecipe di un bello spettacolo che mi sono perso. Nelle mie letture appassionate ho conosciuto Michelangelo Buonarroti.

Le ricerche sono difficili!

Mi potresti dire: Donato, ma, non lo conoscevi già? Si, ma… ho conosciuto un artista che, nonostante sia inevitabile nel percorso di uno studente d’arte, come nella didattica di un insegnante, io, da sempre dedito all’Arte contemporanea, con i risvolti dell’ultima saggistica, ho voluto conoscere meglio questo artista e capire che l’arte contemporanea non è iniziata nel 1917 né negli anni ’50 del ‘900 né nel 1981 come recita Panorama Globale, ma nel 1512, quando Michelangelo conclude la volta della Cappella Sistina.

Letture personali.

Ma il professor Sgarbi scriverà mai un libro sull’arte del XXI secolo? Credo che con Rumore e paura l’abbia fatto.

Esiste un’anima che attraversa le Arti Visive degli ultimi 500 anni e che non permette assolutamente di definire antichi gli artisti che attraversa. Questo spirito è Michelangelo. Scorrendo la storia, questo “gentile” signore, lo troviamo già in Raffaello che ha perfezionato come nessuno le ricerche quattrocentesche. Lo troviamo in Pontormo che è la causa della videoarte di Bill Viola. Lo troviamo nell’itinerante braccio pendulo che da Caravaggio passa a David e prosegue in Lady Gaga. Lo ritroviamo nel Vittoriale come nella compiuta indeterminatezza di Medardo Rosso e Pollock. Lo ritroviamo in Metallo non Metallo dei Bluvertigo, nel Sogno di Jan Fabre e nella Sistina di Cattelan allo Yuz di Shangai. Insomma. Michelangelo è il tema della Storia dell’arte contemporanea, una storia che si fonda sul paradigma della sua maniera.

Rodin è stato un suo garzone 400 anni dopo.

A detta del Vasari “scorticava” i morti, perciò, sedotto dagli stessi studi di Leonardo, non rimaneva nella filosofia, ma realizzava inventando corpi, Michelangelo ha inventato un nuovo corpo: ha rivelato lo studio di Dio. Non è possibile essere sovrumani e per certo non-umani, ma avendo capito la perfezione, la Sua idea, l’unico modo per andare “oltre” è essere postumani (termine novecentesco). L’uomo è la perfetta geometria di Dio, l’Immagine, l’idea per eccellenza creata a Sua proiezione, la massima perfezione progettuale quale sintesi: l’Uomo Vitruviano.

“L’idea in quanto atto compiuto”

Tale perfezione, invalicabile, dove nessuno può prenderne ispirazione, la si può soltanto copiare, e per divenirne imitatori, c’è bisogno di un altro corpo.

La scienza ci ha dato la possibilità di scoprire Dio e per questo imitarlo: da, modi di.

Michelangelo è l’inventore di un nuovo corpo, migliore dei corpi del XXI secolo. La nostra estetica è contaminata da troppa vanità: abbiamo dimenticato la Bellezza. Quest’ultima è una morale che non appartiene agli uomini. L’imitazione di Michelangelo era ragionata non sulla vanità. Se esiste o esisterà una singolarità alternativa alla figura umana, sarà possibile soltanto con la moralità di Dio: il creatore dello studio. Perché di tale scienza ne ha favorito le basi e non può esistere studio senza un ordine.

Se nel ‘400 l’artista diventa libero pensatore, con Michelangelo diventa cosmo, proprio perché imitatore dell’ordine di Dio. La bellezza è un talento, ma in quanto tale ha bisogno di originalità, non di vanità. Dalla vanità possiamo avere soltanto copie.

Nel ‘900 si diceva che Dio fosse morto, oggi invece viviamo il tempo della post-verità, ma non credi che stiamo facendo un po’ di confusione? Se ci mettessimo l’uno davanti all’altro ci renderemmo conto, come credo si sia reso conto Michelangelo, che tale perfezione, tale progetto, è compiuto e non può essere altro che una verità assoluta.

Pensieri personali. Contestabili? Per certo condivisibili. E mi fermo qui.

Caro Italo.

Aspetto la realizzazione della tua Villa degli Artisti, con vista sull’Uomo che Dorme, dove passano i cinghiali. Mi piacerebbe condividerti una nuova ricerca o magari ampliare la ricerca che ti ho postato in questo blog. Però nella sistina che stai realizzando, magari in compagnia di quell’acqua fresca e sorgiva che esce dalla Mercantella, che ad agosto, è un Capolavoro!

Donato Arcella

(Foto dell’autore)