Nei noir americani degli anni ’50 c’erano i “chatsubo”, locali sempre aperti, bar e motel frequentati da personaggi inquieti che in un modo o nell’altro, nella loro eleganza, erano sempre tormentati da un bivio e spesso alcuni di questi non ne uscivano. Rimanevano in un “limbo per sempre”, sospesi in un notturno metafisico tipico dei quadri di Hopper. Eppure, erano gli anni della Scuola di New York, il tempo degli Irascibles, quelli che avevano rifiutato tutto questo. Noir è un brano sulle scelte, il mio chatsubo, il punto limite dove la nottata è già passata e proprio lì, tra le ninfee, vedo Pinkey:
“Amore baciami, guarda in faccia la realtà, siamo qui, io e te, di fronte al bar.”
Poi cerchiamo di organizzarci, intanto ti posto “Lila”, il mio nuovo EP.
Ricordi quando l’anno scorso, al cell, ti dissi che ero in lavorazione ad un nuovo progetto? È questo. Ci sentimmo il giorno dopo che ascoltai il tuo In Vacuo su Spotify, gran bel lavoro, poi l’ho ascoltato bene con le mie sennheiser.
L’idea iniziale era di registrare da Mauro o’ gemello con una band, ma, rimettendomi a sbariare, mi sono accorto che la spesa era complessa. Da tempo, come già sai, registro chitarra e voce; perciò, sono ritornato con piacere in questa modalità, non con le folk, ma con la Fender. Le folk le ho vendute e con il ricavato, e qualche aggiunta, sono andato a registrare in uno studio di Erba (CO). Roba seria.
Metropolitana per Cadorna direzione Canzo-Asso.
Tu mi dirai: ma come sei giunto fino a lì?
Settembre scorso, ad Ascea, ho rincontrato dopo anni Raffaele, un amico metallaro che da un pezzo vive in quelle zone. Gli ho spiegato la situazione e mi ha organizzato la registrazione: grandissimo!!!
Volevo contattarti ma avevamo i tempi strettissimi, abbiamo fatto tutto in un week end di maggio. Mi ha prodotto Riccardo, un giovane fonico che ha lavorato proprio bene.
Quattro pezzi chitarra e voce. Un tot a pezzo.
Mi sono imposto max 2 take a canzone. Bellissimo! Si campa meglio e la cosa viene più spontanea: dimensione happening (insegnamenti di Mario).
Sequenza EP –
“Lila; Noir; Selbstdasterllung; Garage.”
Te ne parlo:
Lila
Lila è Napoli, la mia Napoli, la Napoli di Neiwiller e di Gino Ramaglia. Il Centro Storico: l’Acropoli di Atene dove ho studiato, mi sono innamorato, ho sofferto e abbandonato. Dove ho vissuto grandi amicizie e grandi idee, dove mi sono mangiato le migliori pizze e girato cortometraggi. La metropoli che non si sfolla, una babele fatta di artisti, personaggi e turisti. Le sue strade sono un palcoscenico di storia e contemporaneità, non c’è una sola persona che a Napoli non sappia cantare e nonostante questo, è molto difficile dedicargli una buona canzone, ci è riuscito soltanto Pino Daniele… ma Lila già non sei. Ho voluto cercare altro e altro ho trovato, ho voluto conoscere nuovi luoghi e nuove persone, ho sperimentato nuove difficoltà e nuovi accenti. Ultimamente è stata riconosciuta Capitale europea dei giovani: è sempre stata così! Mi sento un po’ come Gaetano che alla fine del film, nel decidere quale nome dare a suo figlio, conservando tutta la sua napoletanità, proseguì il viaggio.
“Non so dirti che, proprio accanto a me, Lila già non c’è.”
Noir
Di questo brano già conosci una versione in acustico.
Il Noir è un bar che si trova nella zona industriale della provincia di Bologna, è aperto 24 ore su 24 ed è frequentato da tutti, come in un vicolo di Venezia c’è il mondo intero. È molto ben assortito, bei tavoli e un ottimo caffè. Mi ha colpito questa sua mondanità, così mi sono immaginato insieme a Pinkey, davanti al bar, a scegliere cosa prendere prima di affrontare la giornata. Ma ancora, è anche il Nicole Cafè, come anche quello all’entrata della Comet dall’altra parte della strada. I “chatsubo” dei film anni ’50, quelli con Robert Mitchum e Gloria Grahame.
È una canzone notturna.
“Amore baciami, guarda in faccia la realtà, siamo qui, io e te, di fronte al bar.”
Selbstdarstellung
Selbstdarstellung in tedesco significa “autopresentazione”. Una parola che ho trovato in “Ultime Tendenze” di Dorfles. Il capitolo comincia: “Forse, in un futuro non troppo lontano, lo storico dell’arte farà una distinzione molto netta […] tra arte pre-concettuale e post-concettuale…”
Sono dell’opinione che a partire dalle grotte di Chauvet, l’Arte, sia una cosa soltanto concettuale. Selb è un brano sulle coscienze e sul fatto che qualsiasi cosa facciamo ci rappresenta. Vi invito a porvi questa domanda: “Se il cuore dell’uomo è ingannevole, esiste qualcuno che potrebbe educare le nostre coscienze? C’è da ragionarci.”
“Ti prego amore proprio adesso, non ho creduto a quello che, dovrebbe essere il successo, di una coscienza e il suo perché.”
Garage
Gàrage è il garàge di Francesco (c’è anche il mio) il sottobosco per eccellenza, la periferia: il capolinea della sopraelevata. Il luogo dove tra Casoria e Casavatore provavo con le band. Promisi a me stesso di scrivere una canzone che, qualsiasi sia stato il significato, l’avrei chiamata così. L’ho scritta con la tecnica del cut-up, come anche Selb. È divisa in tre momenti: figlia nubile; donna nubile; moglie amabile. Potrebbe essere il percorso di una donna verso il matrimonio: un ragazzo conosce una ragazza (una figlia), gli chiede di seguirlo e lei accetta (perciò donna). Da donna – Moglie. Dura un paio di minuti, è il mio piccolo gioiellino raw, se un giorno registrerò un nuovo brano con una band sarà proprio questo.
“Dimmi cosa vuoi, credimi, non so niente! Figlia nubile, getta via qualsiasi cosa per me.”
Abbiamo registrato in sovraincisioni: sentirai due chitarre che fanno la stessa cosa e la voce (senza click). Oltre all’ultima capitale del rock, Seattle, mi sono ispirato anche a Nek, Grignani e Chris Isaak.
Blue Hotel è un capolavoro!
Agostino è il fotografo che ha realizzato la cover dell’EP, la puoi vedere sopra, sono nel mio garage.
Lila non lo stamperò, mi risparmio un delirio, è tutto in rete.
Concludo.
Caro Piero, il progetto Negli spazi del Lolli si è ampliato in questo blog e le canzoni che scrivo sono un diario di appunti chitarra e voce. Nei diari è così, si scrive di getto e le cose nascono nude.
Al momento l’ho pubblicato su SoundCloud e postato qui, poi vedrò di pubblicarlo su YouTube e magari su Spotify.
(La rete si mangia i millisecondi)
In particolar modo ringrazio Rosy, la mia roadie forever (miss pazienza). Ti prego apprezza lo sforzo, è stata una bella avventura.
Brano catartico, un dialogo. Una distorsione di 7’ che si prolunga in un ascolto al loop. Pezzo live dalla ritmica essenziale. Una dichiarazione d’amore forte e appassionata. Non sono pochi i riferimenti, ma enorme è il suono, la bellezza, la voce. La plettrata, la performance, il gesto. Il Blues.
È soltanto un particolare ma è la stessa scena, me ne sono accorto mentre leggevo un testo di Sgarbi. È come se Deckard avanzasse nelle stanze di un re antico immerso in una luce figlia del deserto. Quella ziqqurrat all’orizzonte è la torre di Babele. Un torpore imperiale, latente di un inconscio indisturbato, lontano: un altro gioco.
Sono esistiti uomini di grande ingegno. Attraverso loro abbiamo toccato i vertici, gli incanti, l’ideale come anche le ossessioni. I volti botticelliani, ad esempio, erano Simonetta per sempre. Il mondo antico così si è avvicinato di 500 anni, avevano raggiunto l’idealtà, dove l’umano smetteva di essere carne ed essere quello che veramente è: pensiero.
Poco più di 500 anni fa c’è stata un’Età dell’oro.
Non sappiamo poi cosa sia accaduto, non ci spieghiamo perché una tale era non sia più sorta, almeno dalle nostre parti. L’ideale è scomparso perdendo man mano il suo incanto e l’uomo, scavando, non ha fatto altro che trovare solo sé stesso.
Monna Lisa, Artemisia, Ofelia, Marilyn, Naomi, Kate, la Ragazza con il palloncino… ma l’idea poi ha perso la Bellezza? (forse in quella di Banksy no)
La Nascita di Venere è un disegno assoluto dove i mondi smettono di essere mentali per essere ideali, ma in qualche modo ancora disegno: carne. Raffaello, nella Scuola di Atene, dimentica il disegno, e sotto le gigantesche volte che lungo l’asse prospettico corrono verso l’infinito, il disegno svanisce per manifestare una Idealtà: una realtà dove l’uomo è scienza, filosofia, saggistica, storia. Non c’è sesso, non c’è inganno, né sofferenza ma pensiero: Bellezza.
Simonetta ora è assolutamente umana!
Poi il canto cominciò a farsi sempre più lontano, una Eco di tanto tempo fa. Dalla degenerazione dell’argento, del bronzo e del ferro, Simonetta non c’era più e la crisi, si fa oscena dove Procri, senza tempo, muore.
“Siete pronti a iniziare un viaggio dove la vostra unica guida sarà solo la musica rock più bella di sempre? Allora Virgin Radio Motel è quello che stai cercando. Dalla domenica al giovedi dalle 23.00 alle 02.00 la musica ‘on the road’ è solo su Virgin Radioinsieme a Johnny J. Douglas! E’ lui l’anima dell’hotel sperduto nel deserto della Death Valley, 30 stanze dalle mura ingiallite, un ascensore che non funziona e le pale sul soffitto che girano lente… mentre i pensieri corrono veloci, come le auto che passano lontane lungo la highway.”
La fotografia è verità e il cinema è verità 24 volte al secondo. Questo diceva Godard. Con il cinema abbiamo i sogni, le illusioni, i mondi, le culture e tanta gente. Abbiamo i miti. Ma questi esistono perché c’è qualcuno che dice: c’era una volta. Ma se un mito lo si clona, dov’è il ricordo di un eroe? Se un giorno Harrison Ford non sarà più Harrison Ford ma un altro nexus, quale sarà la verità del cinema? È possibile che tanta innovazione potrebbe essere la morte dei racconti? Più umano dell’umano, ma fino a che punto? Calipso gli offrì l’immortalità, ma Odisseo preferì raggiungere Penelope, capì che quell’eternità era possibile soltanto sull’isola di Ogigia, così ha voluto raccontare i miti. Se i Nexus collezionavano ricordi, perché mai dovremmo prolungare un personaggio oltre reale? Il ricordo è un grande sogno, ma possiamo raccontarlo soltanto se vissuto.
Nessuna macchina potrà mai raggiungere l’originalità dell’atto umano e nessun umano potrà mai creare o potenziare un’intelligenza pari a sé stesso. La macchina è pro-grammatica, l’umano è progettuale: la matematica è una Creazione assoluta.
Come abbiamo avuto la camera obscura, la fotografia e poi il cinema, oggi abbiamo i software.
È un piccolo punto di vista, il mio. Gentili maestri non ve la prendete, davanti a Wenders si è ragazzi. Sono contentissimo di averlo visto ora e non prima. È un film che dovrebbero vederlo tutti: poeti, scrittori, musicisti, videomaker, smartmaker, fotografi… uomini di intelletto. È un film rock, road movie, americano, europeo. È un film che viaggia per l’America e per i sentimenti, un film periferico ed esteso. Non capivo i tempi di Wenders ed ora li ho capiti perché per i sentimenti ci vuole tempo. Magnifico! Purtroppo non si trova facilmente, su internet costa un sacco di soldi. Don’t come knocking è un film girato nel 2005, poco dopo l’età Alternative, ma va oltre. È una narrazione visiva, non solo visiva. È un LP.