Moira
“Non c’è primo piano di volto. Il primo piano è il volto”.
(Gilles Deleuze)
Negli spazi del Lolli
Moira
“Non c’è primo piano di volto. Il primo piano è il volto”.
(Gilles Deleuze)
Studio di un videoclip mai realizzato.
19 luglio 2006. Qualche giorno prima, a tavola con Carmen e Roberto, conoscerò mia moglie.
Caricando la foto su Flickr è uscita la data di questo scatto. Casoria. Parcheggio della stazione di fronte all’Acciaieria del Sud già archeologia industriale. Io e Stefano saltavamo sul muretto per andare a fare le riprese. Periferia nord di Napoli. Pellicola Kodak. Una F65 della Nikon che comprai da Foto Aminta. Anche se in film, non sapevo che la macchina registrasse la data. In base a questo studio, qualche anno dopo, realizzerò un videoclip per una rock band locale. Ma per capire le cose nacque questo set, sofferente, perché interamente girato tra le 2 e le 3 del pomeriggio a 40°. Un western.
Le foto piacquero a Emmanuele.
La protagonista di questo scatto si chiama Rossella, dei paesi vesuviani, la stessa città di Pinkey. Negli anni dell’Accademia e oltre, è stata tra le protagoniste di punta della posse M.P.A.F., ma non solo: attrice, regista, performer, pittrice, donna colta e bella, oggi madre e didatta, si è sempre mostrata una vera indipendente. All’altezza della situazione, non si è mai preoccupata di piacere a qualcuno o qualcosa, la sua sincerità si è sempre rivolta alla bellezza del fare le cose. Donna solare e laboratoriale. Guida assai bene!
In quel periodo mi appassionai al cinema noir anni ’50, ma tanto! Merito non solo di una ricerca personale ma anche di alcuni videoclip di Jonathan Glazer e Spike Jonze, perciò, in piena estate, mentre lavoravo nella Sorrento di Peppe Aminta, organizzai questo set. Rossella, Toxi, Mimmo, Nello e Pinkey mi accompagnarono nella realizzazione di questo piccolo studio.
Coinvolsi anche Gennaro? Mi sembra che fosse impegnato in un altro video.
All’epoca lavoravo come fotografo da Foto Aminta, facevo il paparazzo, non mi occupavo di scandalistica, quella era roba che trovavi a Milano Marittima, a Sorrento e Positano andava una fotografia più turistica e vacanziera, che ne so: Renzo Arbore al Bar Fauno e Lucio Dalla alla Marina Grande?
Qualcuno si ricorda del bagno di Pamela Prati nella vasca di Nutella alla Gelateria Primavera di Antonio Cafiero? Io ero lì, con Toxi e Mario Wig, a cercare di scattare la foto migliore facendo a gomitate tra fotografi e videomakers di varie testate.
Anita Ekberg, Francesco Paolantoni, Daniele Bossari, Costantino, Kate Moss, Sofia Loren, Eleonora Giorgi e tantissimi altri VIP, noi di Foto Aminta, sguinzagliati sul territorio, li abbiamo beccati tutti. Da Positano arrivavamo fino al Bikini di Vico. Si viveva di notte sugli scooter armati di reflex. Un bel periodo, ho cominciato a vedere qualche soldo. Il mio dilemma erano le discoteche, specialmente il Matilda, le odiavo! Diventai così noto, che quando andai ad Urbino per i primi incarichi come insegnate, alcuni studenti della penisola sorrentina, per strada, mi riconoscevano.
Foto Aminta è “figlio” di Foto Azzurro a Capri, questi ultimi, nella zona della costa, sono stati i pionieri di questo tipo di fotografia, poco dopo, smart e social, hanno creato problemi.
Toxi lavora ancora lì, un grande fotografo!
Casoria-Napoli; Casoria-Sorrento; Casoria-Caserta; Casoria-S. Antimo; Aversa; Frattamaggiore; Afragola; Ottaviano e Positano insieme a treni, stazioni, metro e circumvesuviane erano vissute all’ordine del giorno, cosa intendiamo per giorno? Una vita on the road che finiva alle 6 del mattino. Quel pullman, che partiva da Sorrento alle ore 04:00 e che attraversava tutti i comuni vesuviani nell’interno fino a Napoli, con Segesta nelle orecchie, sembrava di vivere la Scuola di Posillipo.
Poi Toxi con la Kadett di mio padre rivoluzionò tutto.
Nel 2006 la Circumvesuviana era ancora quella degli anni ’80 e in quelle traversate della morte insieme a turisti e odori sulfurei, mi venne in mente questo set, questo laboratorio fotografico di stampo noir senza soggetto. A P.zza De Curtis, tutt surat, chiamai Rossella e così cominciammo le foto. Man mano chiamammo anche gli altri. Tortuga! Tortuga!
Casador –
Nella foto in alto, Rossella, nel silenzio della controra, avanza lentissima sull’asfalto del parcheggio tra le lamiere del sottopasso. Senza indicazioni, si calò in un personaggio che era soltanto nel suo immaginario: un’idea sconosciuta. Metafisica.
I film noir sono tutti periferici: bar, motel, parcheggi e stazioni sono luoghi di transito di natura periferica: di gente che lascia il centro. Almeno questa è la mia visione delle cose. Rossella fu perfetta!
Qualche anno fa venni informato che alcune stampe di questo progetto furono vendute per pochi euro su una bancarella a via Forio. C’è un articolo che parla di questo. Si! Quasi vent’anni fa, alcuni di questi scatti, fecero parte di una collettiva che si tenne alla Facoltà di Ingegneria di Aversa. Poi mai seppi del destino di queste stampe, ma neanche le richiesi. Sono sbucate dal nulla su questa bancarella l’anno scorso e comprate da un gallerista. Incredibile! Una visione sconosciuta.
Questa è la pagina di un diario.
Rossella mi piacerebbe incontrarla, magari in penisola insieme a Pinkey, proprio dove spesso vedo passeggiare l’ingegner Matrone. I paesi vesuviani sono un amore, sempre battuti dal sole, un sole più forte delle periferie limitrofe e più vero del luccichio delle star. Il mare è un’altra periferia, quelle che ci insegnano Pitloo e Duclère, ma per certo, Napoli non è una cartolina e l’essenza di questo scatto vuole raccontare proprio questo. Un altro colore, un altro sapore dove le strade di Troisi e i miti di De Crescenzo non si incontrano.
Donato Arcella
Foto Imma Valdella
Figli del Secondo Novecento.
Napoli non è mai stata o’ pais ro’ sol, è sempre stata a’ città e’ Maradona!
Ammetto che ogni volta che scendo a Napoli mi sento un po’ pirata, ma non come il pirata Morgan, ma come capitan Jack Sparrow.
Sono a Castellammare, nella casa dove è cresciuta mia moglie, non riesco a dormire, insonnia? Non lo so. Il problema è che me ne vado in giro per casa disturbando chi dorme. Allora alle 4 del mattino mi viene una brillante idea! Visto che non vedo Mimmo da circa 13 anni, perché non andarlo a bussare a casa? So che è tornato.
Siamo nell’era degli smartphone.
Così mi vesto ed esco avviandomi pian piano verso Via Nocera per prendere la Circumvesuviana. Lascio Pinkey nel meglio del sonno. Non vado di fretta è presto. C’è un bel silenzio, i bar sono già tutti aperti, ma farò colazione al Mexico di P.zza Garibaldi.
La città di Laurana, quel non so che di post. È incredibile il livello di riflessione che ti possono dare le città silenziose, sono sospese nel nulla, una sospensione che non trovi di notte perché troppo silenziose, impensabile di giorno, allora all’alba, quando le cose stanno per nascere ed è qui che trovi il massimo della lucidità.
Visto che non riesco a dormire, la risolviamo in questa maniera.
Mimmo non lo vedo da 13 anni. Altri tempi. C’era ancora Gennaro, c’erano i Mundu Rua, facevo video e fotografie, non ero ancora sposato, Mtv stava lì lì per morire, mi dividevo tra Pesaro e Napoli e, trentacinquenne, ero ancora un docente precario.
Anche la Circumvesuviana è cambiata. La Sorrento – Napoli faceva tutte le fermate, ora, c’è soltanto il direttissimo (DD). Sono cambiati i treni, abbiamo l’aria condizionata e il viaggio è molto più servito.
Arrivo a P.zza Garibaldi alle 07:30 circa, la metropoli è già bella che viva! Mi rendo conto che è ancora presto. Gli esami sono finiti perciò Mimmo è in vacanza, allora facciamo così, lo avverto su WA, quando si sveglia e legge, vediamo cosa dice. Problema! Avendo cambiato lo smart, mi accorgo che il numero che mi diede Gennaro non si è registrato, allora niente! Faccio colazione al Mexico, prendo la metro e mi avvio verso casa sua.
Ore 08:30, busso al citofono e risponde la madre: – Pronto! – Signora buongiorno, mi scusi non la volevo disturbare, c’è Mimmo? – Si! Chi lo cerca? – Sono Donato –
Passano 10 minuti e non si sente nessuno. Aspetto qualche altro minuto e ancora silenzio. Intanto gli inquilini del palazzo entrano ed escono dal portone vedendomi azzeccato al citofono.
Penso: non avrà gradito.
Chiamo Rossella sperando di non svegliare anche lei, mi risponde più sveglia che mai! Ci salutiamo, parliamo al cell felici di sentirci e poi gli chiedo il numero di Mimmo. Rossella negli anni ’90 è stata tra le figure di spicco del M.P.A.F., era un po’ che non la sentivo; infatti, siamo rimasti per un prossimo incontro, magari in penisola.
Mi dà il numero di Mimmo.
Mi avvio verso il Centro Storico, precisamente a P.zza Dante, mando a Mimmo un messaggio WA: Buongiorno Mimmo, hai fatto colazione? Poco dopo ci incontriamo! Mi confessa che la mia sveglia l’ha vissuta come una doccia fredda e’ prima mattina, domandandomi: ma è ancora tua abitudine andare a svegliare la gente? Andiamo al bar Mexico di P.zza Dante e ci prendiamo un bel caffè.
Mimmo si porta che è una meraviglia!
Chi è Mimmo?
Mimmo è stato colui che mi ha insegnato la parola Underground, la sentivo, ma non l’avevo mai vissuta, mai a pensare che il mondo indie fosse reale. Mi ha fatto rendere conto che per strada le cose sono vere, è stato colui che mi ha fatto “uscire fuori” dalle accademie facendomi notare di avere a “disposizione un’intera città”. Nell’Arte niente è facile! Mi ha portato a Tortuga, proprio come Jack Sparrow portò Will Turner e un po’ come Enzo portò me e Mario a teatro.
Artista indipendente, critico indipendente, curatore, pittore, scultore, documentarista e smartmaker. A metà anni ’90 era l’unico a Napoli che girava cortometraggi nel bel mezzo del Centro con il suo Mario Pesce a Fore sotto gli occhi di tutti: un performer! È stato il primo artista che conosco ad avere avuto un atteggiamento registrativo del tutto invasivo specialmente con l’avvento degli smart (gli oggetti oggi più importanti del pianeta). Sostenitore della cultura posse è stato il fondatore dell’unica galleria indie che abbia mai avuto Officina, al terzo piano dello SKA, poco giù P.zza del Gesù Nuovo.
Poi tutto Web, forse anche prima di Weiwei.
Non sempre siamo stati d’accordo, Mimmo, molto con i piedi per terra del tutto on the road, io invece, ars gratia artis legato a Giani, Musuraca e Neiwiller. Con il tempo poi ho cominciato a capire i chatsubo* e a togliermi di dosso tutta quella attrezzatura e a vivere le cose portandomi dietro semplicemente un diario, una penna e uno smartphone, perciò, sorrisi e canzoni!
Non è più un fatto estetico, ma etico, di indagine. Non è più soltanto un’osservazione, ma una riflessione, un’idea. Semplicemente la mia idea. Così ho abbandonato qualsiasi preoccupazione grammaticale, anzi, in grammatica avevo 4 e me lo tengo caro caro!!!
*Il Chatsubo è un bar immaginario che troviamo in Neuromante, frequentato da soli espatriati, mi fa pensare al “Rick’s Café Américain” in Casablanca, quello gestito da Humphrey Bogard.
Andiamo da Gino Ramaglia.
Enzo non lo vedevo da un po’, che piacere!!!
Gino Ramaglia è la più singolare e significativa realtà indipendente che Napoli possa avere, situato nei pressi dell’Accademia di Belle Arti, da anni promuove artisti attraverso la performance art. Mister Gino, cominciando l’attività di colorista sotto l’ala di Emilio Notte, ha visto passare nel suo negozio grandi personalità dell’arte contemporanea come Antonio Capuano, Gianni Pisani, Mimmo Iodice, Giovanni Valdelli e tantissimi altri fino ad oggi. Dopo la sua scomparsa, i figli, Enzo e Marco, oltre a portare avanti l’attività, l’hanno rivoluzionata in una realtà espositiva come “Artisti in Vetrina“. Geniali!
Mimmo sta collaborando con loro.
Mi hanno offerto un altro caffè, stiamo andando avanti a caffè, ma a Napoli è così. La foto che vedete sopra ci ritrae proprio nel retro di Ramaglia insieme ad una delle opere fluo di Gennaro Cilento e, tra un discorso e l’altro, tra ricordi, nostoi e progetti riemerge il nome di Davide, un vecchio compagno di liceo di cui non sentivo parlare da tanto, citato come morto. Ma se posso, perdonatemi, i conti non mi tornano.
Davide lo ricordo quando nei corridoi dell’Accademia, per averlo salutato senza il benché minimo interesse (avevo litigato con una fidanzatina dell’epoca), mi spinse scaraventandomi addosso ad una studentessa che arrivava nel senso opposto. Gliene dissi di ogni. Però mi fece riflettere!
Napoli è stradaiola, incredibilmente stradaiola. Metropoli europea! Uomini, donne e qualsiasi altra cosa che si muove attraversano la strada senza guardare e fidatevi; non si è mai fatto male nessuno. Certo non mancano le complicazioni. Non esiste napoletano che non cerchi Napoli: Lila è sempre lì. Però, si cambiano i metodi e questo è sinonimo di crescita, non dimentichiamo che nel Mediterraneo sono successe un sacco di cose.
Ora sono qui al Nicole Cafè, il mio chatsubo, non è il Rick’s Americain di Bogie, ma mi accontento volentieri. In quel di Bologna fa caldo, ma Napoli non è lontana!
Donato Arcella
Una poesia che ha narrato la vita del Secondo Novecento. Stradaiola, sentimentale, tra i motel e le tournée, nei rapporti umani, nei tour bus e in mondi technicolor. Progressive e new wave. Indie e alternative. Una poesia blues e digitale che parla di storie: di padri e di madri, di emozioni e adolescenti, di donne, di uomini e di Dio.
Con il Rock scompaiono i libri, le canzoni si respirano. Hey Hey My My è un saggio di storia del rock: l’unico saggio possibile. Con il rock le cover diventano canzoni proprie perché vengono rivoluzionate non da chi le scrive, ma da chi le interpreta: Because the Night non è mai stata di Springsteen, The Man Who Sold the World non sarà mai più di David Bowie. With a Little Help from My Friends ha la voce di Cocker e The Mercy Seat non è un brano di Nick Cave, ma una cover di Johnny Cash.
Con la cover di Jolene, i White Stripes, chiudono per sempre la Storia del rock.
Elvis Presley ’56 Special è un capolavoro!
Il rock è solo sentimento, non è un’abilità professionale, non ha mai avuto bisogno di accademie: ci hanno provato, ma hanno sempre fallito! Il Rock è figlio del blues non delle orchestre, è frutto di un atteggiamento e non di una dottrina, è sola esperienza e per fare esperienza ci vuole tempo. Per questo alcuni di loro ci hanno lasciati giovani.
Con Are You Experienced, Jimi Hendrix, ha spiegato la volta della Cappella Sistina.
Il rock “è stato” (vi prego di non fraintendermi) narrativo, non poteva essere altrimenti, ha risolto gli aedi. Ci sono state le chitarre elettriche e folk, ci sono stati i falò e i poeti con e senza rime. È l’unica cultura del Novecento ad aver avuto un sottobosco che ha determinato e interessato gli sconosciuti.
Chi è puro di cuore (voce e chitarra) scrive le canzoni alla Coop.
Nel rock non c’è voce che non abbia stonature, sapete perché? Perché è un’estemporanea. Gli ingegneri, in questo genere di cose, sono un’angoscia, è una passione mal vista dai pragmatici, mi dispiace per loro, ma senza di loro non avremmo avuto The Dark Side of the Moon e Ok Computer.
Tolgo le parentesi: il rock non è morto! Ma perché mai dovrebbe? Nightmare Air e Mount Eerie vanno alla grande. Il rock non ha bisogno di incoraggiamenti ce lo insegnano i Radiohead che, dopo Karma Police, hanno cambiato genere.
Si! Il Rock non incontra più le generazioni, sono altri i generi che la incontrano.
Quindi esiste ancora il rock? Sì, non muore mai, vive in mille ipotesi differenti… (Assante)
La musica si ascolta, come i film si vedono e il rock è una gran bella storia, chissà, potreste imparare a conoscere meglio i vostri genitori come anche i nonni o le nonne che sono bellissime!!! E di come le cose cambiano. Le generazioni cambiano. È la storia di un “genere” di cui saremo per sempre figli, la cui narrazione non ha bisogno di pettegolezzi, ma semplicemente di canzoni.
L’inferno è dove si trova il cuore, abbi cura dei tuoi ricordi, vieni come sei, i giorni di San Francisco, blu hotel, sonica, amore o confusione, rockeggiando, dieci, galassia di melassa, mille uomini, garage… canzoni! Le belle melodie di un racconto personale, le melodie per sempre.
Donato Arcella
Un affettuoso saluto al Prof. Ernesto Assante.
Più dei chatsubo c’erano i garage, è qui che nasceva tutto, i luoghi dove si mettono le macchine.
Gàrage è il garàge di Francesco, il sottobosco per eccellenza, la periferia: il capolinea della sopraelevata. Il luogo dove tra Casoria e Casavatore provavo con le band. Promisi a me stesso di scrivere una canzone che, qualsiasi sia stato il significato, l’avrei chiamata così. L’ho scritta con la tecnica del cut-up, come anche Selb. È divisa in tre momenti: figlia nubile; donna nubile; moglie amabile. Potrebbe essere il percorso di una donna verso il matrimonio: un ragazzo conosce una ragazza (una figlia), gli chiede di seguirlo e lei accetta (perciò donna). Da donna – Moglie. Dura un paio di minuti, è il mio piccolo gioiellino raw, se un giorno registrerò un nuovo brano con una band sarà proprio questo.
“Dimmi cosa vuoi, credimi, non so niente! Figlia nubile, getta via qualsiasi cosa per me.”
Donato Arcella
(foto Agostino D’Amato)
Non più mechanica ma liberalis, non più liberalis ma kósmos.
La metafisica ha dominato tutto il ‘400, con Michelangelo, l’uomo, diventa un nuovo corpo che, assoggettando la scienza, smette di copiare la natura che da metafisica diventa visionaria.
Variazioni psicologiche, infiniti olimpici e corpi estranei i visionari sono coloro che si assoggettano alla bellezza creando una idealtà possibile soltanto con la Figura, che a partire dal 1512, dominerà per sempre la ricerca dell’uomo.
Da un elenco randomico:
Pontormo e Tintoretto; Raffaello e Bronzino; Corbijn e Jonze; Leonardo e Michelangelo; Cilento e Lerici; Brunelleschi, Vasari ed Emmerich; Jason Taylor; Schifano e Weiwei; Banksy; Schinwald; Cosmè Tura…
Non più ordine delle cose, ma Figura: registrativa, visiva, performativa.
L’occhio di Rosso Fiorentino, che è tutto Michelangelo, diventa incubo nella pittura del Tintoretto e, le allucinazioni di quest’ultimo, inventeranno le scene di Füssli: un’indagine inevitabile che possiamo notare in Karma Police, il cui video, paga il contributo noir a David Lynch.
Leonardo inventa il mondo, Raffaello lo perfeziona e Michelangelo lo manda in crisi ma, tra psiche e titanismo, la perfezione diventerà fotografia in Caravaggio e immagine raffaellita in Guido Reni con l’Aurora, oggi, tra gli immaginari arcani di Vincenzo Cacace. È visionario Spike Jonze è visionario Anton Corbijn dove il primo, in California, l’uomo che corre, prende fuoco nella sua normalità e Corbijn, tra U2 e Depeche Mode, con i suoi bn, ci fa vedere la vera realtà delle cose più di Godard e Pasolini.
Le impressioni di Banksy volano innocenti per contaminare un mondo corrotto e pieno di violenza.
Gennaro Cilento e Gianluca Lerici, i punkettoni atomici, hanno respirato la stessa aria, il primo, stava risolvendo Turner, il secondo, ha risolto per sempre Cosmè Tura. Mariangela, figlia di Vincenzo, a soli 22 anni, con la tesi, è stata tutta visionaria, Pino Pascali non c’era più, visiva e performativa, proprio come Angelo e Giovanna con i Gradini a sé, ha saputo organizzare un’estemporanea che non ho mai più visto. Al teatro Lolli di Imola, il teatro fantasma, Silvia Bruni e Greta Tossani, si sono scontrate nel “deserto di Zin” davanti a quel finestrone senza mai conoscersi. Silvia magnifica e Greta, sembrava uscita da un quadro di Michaël Borremans.
Mario Schifano era l’amico di Carmelo Bene, nella sua grafomania alla miniDV, è morto prima della babele registrativa del Web, dove figli, come Ai Weiwei e Domenico Di Caterino, alla Esther Invisigoth, si sarebbero persi per sempre.
Michelangelo ha sconvolto il corpo, Warhol, ha sconvolto le cose.
L’occhio è una volontà tutta visionaria che non si concede al nulla: deve vedere! Ma per fare video ha bisogno di un ordine, un cosmo, non lo possiamo fare da soli. Da soli arriviamo in alto, tocchiamo la luna, ma poi dove andiamo? La Katja di Schinwald è profetica, ma ha lo stesso sguardo di Lucrezia Panciatichi agli Uffizi, perciò, grande è la fuga di Jason deCaires Taylor che in fondo al mar, molto oltre Riace, sospende l’uomo in apnea riassoggettandolo all’ordine del pianeta.
E allora?
“Sono un solo popolo e hanno una sola lingua… Scendiamo, dunque, e confondiamo la loro lingua, così che non capiscano più l’uno la lingua dell’altro”. (Genesi 11: 6, 7)
Donato Arcella
(Opera di Agnolo Bronzino)
UN PICCOLO UOMO (Segreto di poeta)
Un piccolo uomo
da Agenda 95 – fioravante Serraino
ha abbracciato
l’età e il dolore
del mondo
Un piccolo uomo
non si sa come
che si stupisce delle stagioni
e indossa il cuore di tutti
perché egli lo sa portare
C’erano scoppi di rissa
intorno
e torrenti d’ira
e arcani rancori
Il piccolo uomo
danzava nelle valli senza un eco
Era curioso d’amore
riavvicinava distanze
e correva, immobile
da dietro i vetri
del suo sogno
Il piccolo uomo
non conosceva altro
che la paura degli altri
di non arrivare
quando li vedeva passare
rimestati dal loro stesso scettro
che un mago burlone
dispensava dalle mille
cime della terra da scalare.
(foto Donato Arcella)
Se più in là oltre non sia.
Guarderai distante oramai.
Oltre di più quanta follia.
Guarda vai lontano oramai.
Se ancora lì tra i limiti
di una via. Certo non sia!
Nelle realtà più lenta va
sempre sia quell’amara agonia?
Forse mai più sentirai, quel grido oramai.
Corsara sia quell’ironia
tra bugie, in preda alle arpie.
Se ancora vuoi illuderti,
perché sia quell’amara follia
lontano andrai. Senz’altro ormai.
Nave vai. Se mai tornerai.
Donato Arcella
(Opera di Carl August Ehrensvärd, artista svedese del Settecento)
Tu ragazza cosa sei?
40 anni non ti hanno ancora trasformata nella donna che ora sei.
Tra le foglie il vento ha già quel tono rosso / argento.
Donna e madre sai cos’è.
Una voce che combatti dentro un’esperienza.
Chissà che cosa mi dirai?
Fiera di quel vanto che rivela ciò che pensi.
Tu turutu turutu…
Intanto il cielo è sempre blu.
Laddove c’è un incanto non c’è nome non c’è santo.
Non so che cosa mi dirai.
Tra le mani ciò che passa sai non tornerà mai più.
Tu turutu turutu…
Sai non posso più illudermi.
Non conosco i tuoi discorsi.
Già si avvertono i contrasti.
Contraddirmi non ne posso proprio più.
Tu turutu turutu…
Donato Arcella
Un ricordo giovanile di mia madre.
(foto di Luca Uguccioni)