Lettera

L’albero arancione

Questa è una lettera surrealista! Niente è più surreale di una lettera. Una lettera è una cosa fisica, perciò: opera d’arte. Il “pensiero parlato”, l’automatismo trascritto. La lettera è una cosa del tempo, cosa sia il tempo nessuno lo sa e allora: opera d’arte.

Scoperta, come in un’epifania leonardesca, in una giornata piovosa dalle suggestioni di un parquet.” (Max Ernst?)

Donato Arcella

The Jam

Il cinema si vede come la musica si ascolta, ma è da tempo che il rock mi piace più leggerlo che ascoltarlo. Quando un’avanguardia diventa Storia, cominciamo ad interessarci ai fatti che hanno portato movimenti e grandi band. In questo modo ti affezioni agli storici, coloro che si sono messi con la capa e il pensiero a ricercare eventi e periodi. Ezio Guaitamacchi, l’autore di testi come La storia del Rock (prima e seconda edizione), Rock & Arte e curatore di tante altre collane di settore, è la mia rockstar preferita! Lo seguo su ‘The Jam’ (YouTube) dove intervista artisti e insegna argomenti, interventi da Red Ronnie e concerti in giro per lo stivale.

Autore, curatore, giornalista, musicista e viaggiatore, lo stesso Ronnie lo definisce un esploratore della musica contemporanea. L’ho incontrato quest’anno al MEI di Faenza alla presentazione di un nuovo progetto editoriale dove, dopo l’intervento di Tony Esposito, ho avuto il piacere di scambiarci quattro chiacchiere e una foto insieme.

Aperto al dialogo mi ha firmato una copia della seconda ediz. de ‘La storia del Rock’ ampliata con argomenti e immagini, abbiamo dialogato su ‘Rock & Arte’ e mi sono dimenticato di fargli una domanda, ma non importa. Ha ribadito il piacere di essere dato del tu quando mi ero permesso di chiamarlo prof.

Un bel pomeriggio di ottobre, una bella giornata rockettara tra libri, vinili e artisti. Il Rock: l’avanguardia che ha dato il nome a tutti i movimenti alternativi della nostra modernità.

Donato Arcella

(Foto di Rosangela Martino)

La fotografia

La fotografia e il film saranno la sola forma di pubblicazione in uso, e i poeti avranno una libertà fino ad allora sconosciuta. (Guillaume Apollinaire)

La fotografia è un’ombra.

È quando la luce che, colpendo un corpo, proietta quest’ultimo su una superficie ottenendo un’immagine. La fotocamera non fa altro che registrare tale proiezione, infatti, fotografia da phôs e graphè significa: scrivere con la luce. Oltre questo, è registrazione del tempo, è il binomio registrativo tra tempo e luce, quest’ultima veicolo del tempo. Sappiamo che cos’è la luce, ma non sappiamo cosa sia il tempo.

La fotografia è verità, e il cinema è verità 24 volte al secondo. (Jean-Luc Godard)

Ad ombra –

In un passo della Genesi, primo libro dell’Antico Testamento, è scritto: “E Dio creò l’uomo a sua immagine”, ad ombra, a sua somiglianza. Immagine, dal greco mimèomai significa “idea“. Perciò, Dio creò l’uomo a sua idea e proiezione. Ad ombra! Pensiamo al cinema. Oggi la pellicola nei cinematografi non è più in uso, ma un tempo, nelle sale, c’era la pellicola che scorreva davanti al proiettore, da questa, si aveva la proiezione sul grande schermo: l’ombra della pellicola in movimento. La luce che proveniva dal proiettore colpiva il corpo pellicola frame per frame, e l’ombra di questa, scorreva davanti a noi spettatori: il movimento diventava racconto di un tempo immortalato su 35mm. Questa è la fotografia! Non è un caso che le fotografie dei grandi fotografi sono film di 1/60 di secondo.

È verità, quella citata prima da Godard. Verità del fatto che la fotocamera è una penna e il fotografo, quale scrittore del tempo e della luce, registra immagini.

Non è pittura! Non può essere pittura!

Nella fotografia, come anche nel cinema, il ritratto non esiste, esiste il primo piano. E i p.p. di Dreyer, come quelli di Godard, ma anche quelli di Leone, Corbijn e Kar-way non sono pittura, ma verità, la realtà del tempo e della luce in un’azione registrativa.

Tutte le fotografie che imitano la pittura hanno qualcosa di artificioso, di ridicolo, sono un rimando se non un’offesa alla pittura e alla fotografia stessa.

Di immagini ottenute con la camera oscura si ha notizia dal tardo Rinascimento. (Beaumont Newhall)

Donato Arcella

(Frame da Chungking Express di Wong Kar-way)

Cyber

La scrittura dei romanzi cyberpunk è sovraccarica, è un tipo di scrittura che deve rappresentare quel sovraccarico sensoriale che gli hacker, i cyberpunk, vivono nella rete. Perciò non è una narrativa di facile lettura, ma un’esperienza urbana, megalopolitana, un pastice di sentimenti e caos che determina paranoie e visioni noir. È una trasformazione non un viaggio, dove la città è fondamentale e dove il corpo si abbandona ad un cervello psichedelico. Non ci sono più le droghe ma le dipendenze dei collegamenti caricati dal SimStim*.

Cyber sta per cibernetico, ma viene anche da una radice greca, kiber, κυβερντης, che significa timone. L’hacker è un timoniere, una persona che ti conduce a sé, uno stalker nell’ambiente del cyberspazio.

“Il cyberspazio è una “allucinazione consensuale”, una esperienza governata dal computer e a volte fatale che esiste all’interno della mente umana… nessun tecnico ha mai davvero costruito una tecnologia simile, che forse non esisterà mai.” (Sterling)

Non è postumanesimo o meglio postumanità, ma fantascienza nel senso più overdrive del termine. Andare in giro per la città e registrare immagini con il proprio smartphone e poi postare tutto sui social, collegarsi a Google Maps perché ti sei perso in un quartiere malfamato o perdere quello stesso smart sul treno e cadere totalmente in panico perché paranoico: è un atteggiamento cyberpunk. Ma è anche la grandezza di costruirsi e gestire la propria rete con i mezzi della contemporaneità.

È fantascienza, perché quello che raccontavano Gibson, Sterling, Cadigan e tutti quelli della Mirrorshades generation è un po’ meno pastice di quello che stiamo vivendo.

È fantascienza, perché proprio questi scrittori, forse, hanno previsto le radicali dipendenze dell’oggi che formano le nuove generazioni: collegamenti, social, messaggi e hardcore. Peccato! In quanto smartmakers avremmo la sostanziale possibilità di poter essere tutti registi, comunicatori e turisti.

Chiba City Blues – – –

Monna Lisa Cyberpunk, Mona Lisa Overdrive (Molly Millions), quel quadro dal Louvre non lo toccherà mai nessuno!

Donato Arcella

*(SimStim: una tecnologia che registra e trasmette le esperienze e gli input sensoriali di una persona per condividerli)

L’arte tra il Settecento e l’Ottocento

Unità didattica sul Neoclassicismo e il Romanticismo. Cattedra di Arte e Immagine.

(Opera di Felice Giani)

Made in Italy

Every artist is a cannibal, every poet is a thief” (U2)

Nella storia del Rock made in Italy, due sono stati i decenni formidabili: gli anni 1970 con il Progressive e gli anni 1990 con l’Alternative. Di quest’ultimo ne stenderò un commento.

È inutile far risalire le origini attraverso fastidiosi e intricati collegamenti, tutto comincia con lo scoppio del grunge, e i concerti al Bloom di Mezzago come al Kryptonite di Baricella, fecero da spartiacque.

I Novanta li ho ribattezzati Età sonica”, non so se questa espressione è mia, forse sì, per certo “le chitarre elettriche erano ovunque“: Marlene Kuntz, C.S.I., Timoria, Ritmo Tribale, Üstmamò, Afterhours, Amici di Roland, Litfiba, 99 Posse, Almamegretta, Bluvertigo, Subsonica, Carmen Consoli e tantissimi ancora affollavano centri sociali, classifiche, programmi televisivi, Videomusic e Mtv. Le derivazioni erano evidenti (il noise dei Marlene, le citazioni Spandau dei Bluvertigo), ma tutto era captato e prodotto con grande originalità. Nessuna delle band ha mai nascosto la propria genesi.

Catartica, Viaggio senza vento, Microchip emozionale, Animamigrante e Tabula Rasa ti lasciavano nello sgomento.

I garage erano affollatissimi, Morgan era invitato a Quelli del Calcio e un festival conservatore come Sanremo lanciava Carmen Consoli con la sua Telecaster. Le star contemporanee, finalmente, non erano più soltanto straniere, ma anche nostrane perciò vissute alla prima ora del giorno.

Mtv Italia forgiava miti attraverso Victoria Cabello, Enrico Silvestrin, Andrea Pezzi e Paola Maugeri: veejay al pari dei musicisti. Il tubo catodico, su reteA (storia ante Web), ci faceva vedere la controcultura. Le generazioni facevano Agorà scambiandosi idee, demo tape e CD. Non c’erano soltanto le band, riemergevano in ogni luogo dello stivale i Merry Pranksters: comitive di amici uniti semplicemente dall’ascolto e lo stile dei musicisti diventando veri e propri Collettivi.

Gli incontri non erano settari, ma spontanei, il dialogo passava da una band all’altra, da una canzone all’altra, da un videoclip all’altro. Sonic, Hot, Select e Brand:New erano seguitissimi, le ultime uscite erano della massima attenzione! Sgomento per Karma Police, sgomento per Forma e Sostanza. La cultura DIY forgiava i fanzinari: le fotocopie facevano informazione. Emergeva la Scuola di Bristol, la scena in cui è cresciuto Banksy. In Karmacoma, Robert Del Naja, tolse Trichy e mise Raiz rivoluzionando e internazionalizzando i suoni del Mediterraneo (ricordo che Wong Kar-way usò la versione cinese di questo brano per un suo noir).

Mi innamorai dei Litfiba, li avevo sempre associati agli anni ’80, Mondi Sommersi e Infinito li ascolto ancora oggi. I Timoria, con Sole Spento, descrissero al meglio la generazione X targato Italia chiudendo il secolo.

In precedenti post ho già parlato di questo argomento e in rete se ne parla alla grande anche in maniera più specifica approfondendo band ed ellepì. C’è qualche vj che lo disprezza. Opinioni che non sempre servono. Ma perché un ulteriore commento di un decennio esploso la bellezza di 30 anni fa? A cosa serve? È Storia! Nel mio piccolo sto facendo ricerca: un’unità didattica. Poi. Si! Anche un po’ di nostalgia, infatti parlandone mi dà quiete.

Non sono un giovane, e ricercando ascolti (non mi sono fermato), non trovo un eguale livello. Ho l’orecchio viziato? Pregiudizi? Non lo so. Per certo non sono il primo a lamentare un abbassamento di grado, ma non stiamo qui a giudicare, i Savana Funk, ad esempio, sono bravissimi.

La cultura è una cosa gravosamente personale (l’ho già detta questa), perciò, ogni ascolto ed ogni suono è un linguaggio che deve essere vissuto nella propria esperienza e non per forza nel paragone anche se, è inevitabile, in quanto tale quell’età si sospende in un sovrappensiero.

Donato Arcella

(Foto dal Web, Marlene in concerto)

L’arte contemporanea

Didattica sull’arte contemporanea: dalla Scuola di New York alla globalizzazione.

Non sono un pittore, né un poeta, né uno sportivo, né un cineasta, né un filosofo, ma un espositore.”  (Arnulf Rainer)

Donato Arcella

Street art

Didattica – Secondaria di primo grado. Laboratorio di Street art: dalle origini alla Trip art.

L’arte non si può esprimere a parole, l’arte deve essere sentita.” (Shamsia Hassani)

Ulteriori accorgimenti:

La “Trip art“di Gianluca Lerici e Gennaro Cilento, anche se non esposta sui muri, è un’arte radicalmente metropolitana e la Street art è metropoli! Nei fumetti di Lerici, come nei quadri di Cilento, abbiamo tutto quello che possiamo trovare nella cultura pop, nel graffitismo, nella musica contemporanea e nei media. Se la Street art è un’arte metropolitana, alla stessa maniera è l’arte di Cilento e Lerici, e se la Città è il senso della loro opera, in quanto tale, è stradaiola. Il discorso fantascientifico (spesso di stampo cyberpunk in tutte le sue evoluzioni e varianti contemporanee) caratterizza il complesso e intricato mondo dei due artisti. La Street art è un’arte mescolata, un pastice, Lerici e Cilento, nella loro ricerca hanno, forse, evoluto ulteriormente se non definitivamente questa analisi.

Donato Arcella

La storia del Rock

Insegno Arte e Immagine nella Secondaria di primo grado. Quando sono in classe non mi piace limitarmi al programma, mi piace spaziare tra gli argomenti e un bel giorno, spontaneamente, emerge un dibattito su quale periodo storico fossero vissuti i Beatles. Non è stato facile. La presente ricerca nasce come unità didattica per chiarire ai ragazzi, il contesto storico in cui hanno operato i Fab Four, ma anche di spiegare cosa sia stata la Storia del Rock nei suoi primi venti anni di vita, un incredibile periodo che ha determinato la nostra modernità.

Donato Arcella