Garage

Non seguo più il cinema da quattro millenni e mezzo, poi andai al cinema e scoprì Spider-Man: Un nuovo universo. Wow!!! Mi ha ispirato.

Gentili Signori, buonasera. Come state? (con Luigi mi sono sentito ultimamente. Luca invece non lo sento da un po’).

Arrivo al sodo.

Senza citare i miei precedenti post WA a Luigi, oltre ai recenti e misteriosi “attendete”, vi comunico che mi piacerebbe registrare un singolo. Luca. Io e Luigi abbiamo deciso di venire da te. Batteria, voce e Fender, senza basso e distorsore, magari un RV-6 della Boss (se hai un simulatore nel mixer è perfetto). La chitarra l’attacchiamo direttamente al mixer, gli amplificatori mi hanno scocciato. Volevo fare il tipo analogico ma chissenefrega! Sono due brani: Gàrage (il brano del singolo) e Lila. Un singolo che si rispetti ha sempre due brani. Ne ho parlato con Luigi l’estate scorsa, poi gli ho mandato un WA dove dicevo di voler registrare un EP di cinque/sei brani, ma rimettendomi a tavolino, sia per tempo che per divertimento, il singolo è la scelta migliore.

Opinione contestabile: sappiamo che gli album non servono più a niente.

In un precedente post mi promisi che se avessi registrato un brano con una band sarebbe stato proprio Garage… breve, grezzo, school of alternative e con il testo in cut-up, Lila, il secondo brano, l’accompagna alla grande.

Perché no basso?  

1) Non ho nessuna voglia di trovare un bassista. 2) Non ho nessuna voglia di mettermi a suonare il basso per cercare un dannato giro armonico. 3) Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con bassi e bassisti ma anche no. 4) Mi piacciono i White Stripes. E poi, senza basso e distorsore, la cosa mi dà quel senso RAW che cerco.

(Una chitarra folk l’ho regalata, un’altra l’ho appesa al muro e in più quest’ultima, Rosy, l’ha voluta come arredo per il salotto e non si tocca. Perciò. Per sempre Fender!)

Ragazzi mi aiutate? Non vorrei postarvi la faccina con le lacrime. Poi con Luca parlerò in separata sede.

Con Luigi dovevamo provare, ma poi la cosa non si è fatta, secondo me, a questo punto: se registrassimo direttamente? Effettivamente qualche prova dovremmo farla, Lila, ad esempio, ne avrebbe bisogno. Vabbè, in separata sede parlerò anche con Luigi.

Premetto che i miei brani sono facili, ve li ho postati in fondo all’articolo in versione chitarra e voce.

Luca, ho dato un nome al tuo studio di registrazione: “Aagga Label” che in somalo sta per “zona lido”. Per questo singolo mi piace pensarmi insieme a voi in una casa discografica indie con tanto di produttore. Chissà, magari viene bene e ci scrivo un blog da mandare a qualche webzine. Registreremo in presa diretta chitarra e batteria, la voce la facciamo in overdubbing, ti piace l’idea?

Luca perdonami, se posso, ma… mica ascolti ancora i Simple Minds? Se accettassi di produrre questo singolo mi permetterei di consigliarti di ascoltare: Rolling Stones e White Stripes. Tu mi dirai: Donato! Ma queste band le conosco. Ma certo che le conosci! Ma non sono i Simple Minds. Poi si, si! Ci sarebbero band anche un po’ più recenti, ma nessuna di queste ha le chitarre delle band prima citate, forse Mount Eerie e Wolf Alice.

Mi ha colpito la performance di Bobby Solo al Nuovo Roxy Bar.

“Mi hanno detto che ti sei messo ad ascoltare i Simple Minds da quando hai cominciato a fare colazione con i Crispy McBacon. Vabbè. Certo. Ok!!! Però ricordo che dalle tue parti c’è “Bon Bon” che serve un cappuccino veramente niente male”.

Scherzi a parte!

Il progetto musicale che mi accompagna dal 2017 si chiama “Negli spazi del Lolli” (questo è per Luigi), il “Lolli” è un teatro della provincia di Bologna che il Covid è stato capace di chiudere.

Rosy, la roadie forever di questo progetto, ci farà le foto in bn durante le registrazioni per il booklet in rete. Niente video! Giggì… è roba passata.

Fatemi sapere, è una piccola grande storia on the Road.

A presto. Vostro.

Donato.

L’arte del Quattrocento

Didattica –

“L’arte non è più un’attività manuale o mechanica, sia pure d’alto livello, ma intellettuale o liberalis.” (G. C. Argan)

Secondaria primo grado – pptx

L’uomo al centro dell’universo; L’artista intellettuale; La prospettiva; Le percezioni prospettiche; Filippo Brunelleschi; La questione della cupola; La cupola miracolosa; Non solo arte; Le innovazioni rinascimentali; Leon Battista Alberti; Magna Charta; La città ideale; Donatello; Il David di Donatello; Nella cultura di massa; Masaccio: la prospettiva che inganna; Illusione reale; Piero della Francesca: Flagellazione di Cristo; Pala di Brera; Profili; Una storia di profili; Antonello da Messina; Tre quarti; Andrea Mantegna; Un pozzo verso il cielo; Il corpo in prospettiva; Cosmè Tura; Niccolò dell’Arca; Bramante; L’architettura quale inganno; Un’ispirazione classica; Il modulo armonico; Botticelli; Un mondo incantato; La Venere di Botticelli; Un modello classico; Curiosità; Contemporanea; L’umana poesia; Verso il ‘500; Bibliografia.

(Opera di Piero della Francesca)

Inventiamo una banconota

Gli autori dell’opera che vedete qui sopra sono stati i tre nerd della classe di Valentina.

Un bel giorno, nelle magnifiche ore buca (e non scherzo), dove mai manca una pausa caffè Ai Giardini o al Grillo, scorrendo su Nuvola, mi accorgo delle scadenze prossime dei Fest proposti dalla dirigenza, la cui attuazione progettuale non è più fattibile, tra questi: Inventiamo una Banconota.

Da circa 10 anni la Banca d’Italia propone un concorso a premi, interregionale, dove: coinvolgere studenti, studentesse e insegnanti delle scuole primarie e delle secondarie di primo e secondo grado in un progetto interdisciplinare, integrato nella programmazione didattica, consistente nella realizzazione di un bozzetto di una banconota “immaginaria”… a tema, con tecniche specifiche per ogni ordine e grado e dove, si favoriscono, specialmente per le secondarie, competenze informatiche.

Leggendo la scadenza, dal mio punto di vista, è tardi.

Mi reco in dirigenza, la DS mi riceve e le spiego la situazione. La DS mi guarda dritto negli occhi dicendomi: professore, partecipi al concorso! Cerco di ragionare con la DS, ma la DS ribadisce: professore, partecipi al concorso!

Dentro di me inizia uno stadio di ansia che già conosco e che fino ad ora ho vissuto in altri contesti. La DS, per le competenze informatiche richieste, mi consiglia di chiedere ad Alessia, la Coordinatrice della Terza al secondo piano.

Mentre attraverso lo scalone dell’I.C. il mio stato di ansia diventa sempre più convulso, questa mattina avevo tutt’altro programma. Poco dopo vedo Alessia tra la classe e la sala insegnanti, gli spiego la situazione e, con uno sguardo simile alla DS, mi dice: vai con Canva!

Ma nel caffè latte stamattina era tutto regolare.

Canva è uno strumento di progettazione famoso, lo usano i grafici. Amante della fotografia ed ex fotografo, la grafica no me gusta, nel digitale mi piace tutt’altro. Ma quel “vai con Canva”, Alessia, per come me l’ha “venduto”, è come se avessi sentito un retrogusto dal sapore Inca che, la collega, forse, avendo intuito il mio crescendo stato di cose, con discrezione è come se mi avesse sottinteso: ca’ a’ Madonna te accumpagn! – (traduzione attendibile dell’80% da giggino.com) –

Panico!!!!

Comincio a camminare per i corridoi della scuola in cerca di una soluzione finché al primo piano entro nella prima Terza che trovo. Busso, saluto la/il collega, non ricordo neanche chi era in cattedra e domando agli alunni: chi sono i nerd della classe? I ragazzi tutti in piedi mi indicano Leonardo, Massimo e Yassine. Perfetto! Saluto la/il collega, mi accorgo che manca ancora una mezzoretta, allora ritorno al bar a prendermi un altro caffè, tanto per aumentare i tic.

Entro in classe e chiedo: – Immagino che conosciate Canva. E programmi AI? – Gli alunni in maniera ultronea cominciano ad alzare le mani una dopo l’altra. Ci siamo! Spiego il progetto, mi prendo i tre nerd vicino la cattedra e cominciamo a lavorare. A scuola durante le ore di lezione è severamente vietato usare gli smartphone, ma per la realizzazione di questo progetto sono indispensabili, come una telecamera di sorveglianza li osservo mentre i tre ragazzi si ingegnano.

Nel programma di Arte e Immagine ho inserito Shepard Fairey, Zerocalcare e Shamsia Hassani ma in particolar modo un fumettista che mi ha sempre colpito per il suo carattere grafico: Gianluca Lerici. Un artista di Genova che proviene dal mondo delle fanzine scomparso a soli 43 anni nel 2006. Ho pensato, visto che sulle 100 mila lire c’era un ritratto di Caravaggio realizzato da Ottavio Leoni, sulle 1000 lire c’era un ritratto della Montessori e la Venere di Botticelli sul 10 centesimi di euro, perché su questa banconota non ci mettiamo proprio un personaggio di Lerici? E così è stato.

Non sto qui a raccontarvi tutti i passaggi progettuali che Leonardo, Massimo e Yassine hanno svolto con i loro smart, vi dico soltanto che in così poco tempo hanno dimostrato non solo un grande affiatamento, ma anche una pratica delle competenze informatiche che per certo gli tornerà utile. Luciana mi ha lasciato il testimone.

Nell’acquisizione di queste conoscenze c’è lo zampino del collega?

Magnifici!!! Elaborato pronto!

È sera inoltrata, sono al computer, mi fa compagnia Focus a volume silenziato. Il bando prevede una page dove caricare il file. Prima di caricare, la page mi dà quattro volte error (il mondo è contro di me) poi: avvio corretto. Missione compiuta.

Urca! Come direbbe Marilena.

Notte fonda: doccia fredda a rischio bronchite non prima di aver bevuto un Purgamurex alla ciliegia per smaltire lo stress. Notte fonda: nel palazzo non c’è nessuno, perciò, accendo il Peavey 300, collego la Fender e in power chord comincio a suonare quello che capita a volume 12. Notte fonda: mia moglie dorme.

Con un messaggio WA comunico alla DS l’invio dell’elaborato.

La vita è ritornata a sorridermi. Consegnata l’opera, di quello che sarà, non me ne frega più niente. Comunque. Ottimo spunto per un nuovo incremento didattico favorendo le conoscenze informatiche e il laboratorio. Dopo qualche mese, lasciatomi alle spalle quell’inferno, mi giunge una mail:

Parafrasando…

Gentile prof. le comunico che l’opera della classe Terza ha vinto il primo premio, congratulazioni, gradiremmo gentilmente un IBAN.

Abbiamo stampato l’opera, una targa e sono venuti Fox Mulder e Dana Scully dalla sede della Banca d’Italia per la premiazione (hanno tenuto un interessantissimo seminario sulla storia della banconota). Gli artisti, i tre nerd, supportati dalla classe, hanno spiegato davanti alle Terze come hanno prodotto l’opera e, oltre agli insegnanti e lo staff federale, erano presenti la DS, la DSGA, il Vicesindaco e Antonina, insomma, la notte degli Oscar.

La Vice mi ha detto che sono un secchione… glielo concedo, la collega è bellissima!

Cosa dire: una favola a lieto fine? Anche sì! Come potrò mai dimenticare il Purgamurex alla ciliegia a notte fonda.

Scherzi a parte.

Retorica: non si finisce mai di imparare. Vi sembra una retorica? Alle volte mi domando che cos’è l’esperienza. Gli artisti sono quelli che si studiamo sui libri? Si! Si deve studiare. Ma il talento è un’altra cosa, non è la ricerca o le simpatie di uno storico, è una cosa che appartiene a te, rimane a te e sei tu a coltivarla. C’è una cosa però, bisogna avere fiducia e lavorarci, specialmente oggi, in un tempo dominato da nuove guerre e fake news.

Donato Arcella

Pass

Studio di un videoclip mai realizzato.

19 luglio 2006. Qualche giorno prima, a tavola con Carmen e Roberto, conoscerò mia moglie.

Caricando la foto su Flickr è uscita la data di questo scatto. Casoria. Parcheggio della stazione di fronte all’Acciaieria del Sud già archeologia industriale. Io e Stefano saltavamo sul muretto per andare a fare le riprese. Periferia nord di Napoli. Pellicola Kodak. Una F65 della Nikon che comprai da Foto Aminta. Anche se in film, non sapevo che la macchina registrasse la data. In base a questo studio, qualche anno dopo, realizzerò un videoclip per una rock band locale. Ma per capire le cose nacque questo set, sofferente, perché interamente girato tra le 2 e le 3 del pomeriggio a 40°. Un western.

Le foto piacquero a Emmanuele.

La protagonista di questo scatto si chiama Rossella, dei paesi vesuviani, la stessa città di Pinkey. Negli anni dell’Accademia e oltre, è stata tra le protagoniste di punta della posse M.P.A.F., ma non solo: attrice, regista, performer, pittrice, donna colta e bella, oggi madre e didatta, si è sempre mostrata una vera indipendente. All’altezza della situazione, non si è mai preoccupata di piacere a qualcuno o qualcosa, la sua sincerità si è sempre rivolta alla bellezza del fare le cose. Donna solare e laboratoriale. Guida assai bene!

In quel periodo mi appassionai al cinema noir anni ’50, ma tanto! Merito non solo di una ricerca personale ma anche di alcuni videoclip di Jonathan Glazer e Spike Jonze, perciò, in piena estate, mentre lavoravo nella Sorrento di Peppe Aminta, organizzai questo set. Rossella, Toxi, Mimmo, Nello e Pinkey mi accompagnarono nella realizzazione di questo piccolo studio.

Coinvolsi anche Gennaro? Mi sembra che fosse impegnato in un altro video.

All’epoca lavoravo come fotografo da Foto Aminta, facevo il paparazzo, non mi occupavo di scandalistica, quella era roba che trovavi a Milano Marittima, a Sorrento e Positano andava una fotografia più turistica e vacanziera, che ne so: Renzo Arbore al Bar Fauno e Lucio Dalla alla Marina Grande?

Qualcuno si ricorda del bagno di Pamela Prati nella vasca di Nutella alla Gelateria Primavera di Antonio Cafiero? Io ero lì, con Toxi e Mario Wig, a cercare di scattare la foto migliore facendo a gomitate tra fotografi e videomakers di varie testate.

Anita Ekberg, Francesco Paolantoni, Daniele Bossari, Costantino, Kate Moss, Sofia Loren, Eleonora Giorgi e tantissimi altri VIP, noi di Foto Aminta, sguinzagliati sul territorio, li abbiamo beccati tutti. Da Positano arrivavamo fino al Bikini di Vico. Si viveva di notte sugli scooter armati di reflex. Un bel periodo, ho cominciato a vedere qualche soldo. Il mio dilemma erano le discoteche, specialmente il Matilda, le odiavo! Diventai così noto, che quando andai ad Urbino per i primi incarichi come insegnate, alcuni studenti della penisola sorrentina, per strada, mi riconoscevano.

Foto Aminta è “figlio” di Foto Azzurro a Capri, questi ultimi, nella zona della costa, sono stati i pionieri di questo tipo di fotografia, poco dopo, smart e social, hanno creato problemi.

Toxi lavora ancora lì, un grande fotografo!

Casoria-Napoli; Casoria-Sorrento; Casoria-Caserta; Casoria-S. Antimo; Aversa; Frattamaggiore; Afragola; Ottaviano e Positano insieme a treni, stazioni, metro e circumvesuviane erano vissute all’ordine del giorno, cosa intendiamo per giorno? Una vita on the road che finiva alle 6 del mattino. Quel pullman, che partiva da Sorrento alle ore 04:00 e che attraversava tutti i comuni vesuviani nell’interno fino a Napoli, con Segesta nelle orecchie, sembrava di vivere la Scuola di Posillipo.

Poi Toxi con la Kadett di mio padre rivoluzionò tutto.

Nel 2006 la Circumvesuviana era ancora quella degli anni ’80 e in quelle traversate della morte insieme a turisti e odori sulfurei, mi venne in mente questo set, questo laboratorio fotografico di stampo noir senza soggetto. A P.zza De Curtis, tutt surat, chiamai Rossella e così cominciammo le foto. Man mano chiamammo anche gli altri. Tortuga! Tortuga!

Casador –

Nella foto in alto, Rossella, nel silenzio della controra, avanza lentissima sull’asfalto del parcheggio tra le lamiere del sottopasso. Senza indicazioni, si calò in un personaggio che era soltanto nel suo immaginario: un’idea sconosciuta. Metafisica.

I film noir sono tutti periferici: bar, motel, parcheggi e stazioni sono luoghi di transito di natura periferica: di gente che lascia il centro. Almeno questa è la mia visione delle cose. Rossella fu perfetta!

Qualche anno fa venni informato che alcune stampe di questo progetto furono vendute per pochi euro su una bancarella a via Forio. C’è un articolo che parla di questo. Si! Quasi vent’anni fa, alcuni di questi scatti, fecero parte di una collettiva che si tenne alla Facoltà di Ingegneria di Aversa. Poi mai seppi del destino di queste stampe, ma neanche le richiesi. Sono sbucate dal nulla su questa bancarella l’anno scorso e comprate da un gallerista. Incredibile! Una visione sconosciuta.

Questa è la pagina di un diario.

Rossella mi piacerebbe incontrarla, magari in penisola insieme a Pinkey, proprio dove spesso vedo passeggiare l’ingegner Matrone. I paesi vesuviani sono un amore, sempre battuti dal sole, un sole più forte delle periferie limitrofe e più vero del luccichio delle star. Il mare è un’altra periferia, quelle che ci insegnano Pitloo e Duclère, ma per certo, Napoli non è una cartolina e l’essenza di questo scatto vuole raccontare proprio questo. Un altro colore, un altro sapore dove le strade di Troisi e i miti di De Crescenzo non si incontrano.

Donato Arcella

Tortuga

Figli del Secondo Novecento.

Napoli non è mai stata o’ pais ro’ sol, è sempre stata a’ città e’ Maradona!

Ammetto che ogni volta che scendo a Napoli mi sento un po’ pirata, ma non come il pirata Morgan, ma come capitan Jack Sparrow.

Sono a Castellammare, nella casa dove è cresciuta mia moglie, non riesco a dormire, insonnia? Non lo so. Il problema è che me ne vado in giro per casa disturbando chi dorme. Allora alle 4 del mattino mi viene una brillante idea! Visto che non vedo Mimmo da circa 13 anni, perché non andarlo a bussare a casa? So che è tornato.

Siamo nell’era degli smartphone.

Così mi vesto ed esco avviandomi pian piano verso Via Nocera per prendere la Circumvesuviana. Lascio Pinkey nel meglio del sonno. Non vado di fretta è presto. C’è un bel silenzio, i bar sono già tutti aperti, ma farò colazione al Mexico di P.zza Garibaldi.

La città di Laurana, quel non so che di post. È incredibile il livello di riflessione che ti possono dare le città silenziose, sono sospese nel nulla, una sospensione che non trovi di notte perché troppo silenziose, impensabile di giorno, allora all’alba, quando le cose stanno per nascere ed è qui che trovi il massimo della lucidità.

Visto che non riesco a dormire, la risolviamo in questa maniera.

Mimmo non lo vedo da 13 anni. Altri tempi. C’era ancora Gennaro, c’erano i Mundu Rua, facevo video e fotografie, non ero ancora sposato, Mtv stava lì lì per morire, mi dividevo tra Pesaro e Napoli e, trentacinquenne, ero ancora un docente precario.

Anche la Circumvesuviana è cambiata. La Sorrento – Napoli faceva tutte le fermate, ora, c’è soltanto il direttissimo (DD). Sono cambiati i treni, abbiamo l’aria condizionata e il viaggio è molto più servito.

Arrivo a P.zza Garibaldi alle 07:30 circa, la metropoli è già bella che viva! Mi rendo conto che è ancora presto. Gli esami sono finiti perciò Mimmo è in vacanza, allora facciamo così, lo avverto su WA, quando si sveglia e legge, vediamo cosa dice. Problema! Avendo cambiato lo smart, mi accorgo che il numero che mi diede Gennaro non si è registrato, allora niente! Faccio colazione al Mexico, prendo la metro e mi avvio verso casa sua.

Ore 08:30, busso al citofono e risponde la madre: – Pronto! – Signora buongiorno, mi scusi non la volevo disturbare, c’è Mimmo? – Si! Chi lo cerca? – Sono Donato –

Passano 10 minuti e non si sente nessuno. Aspetto qualche altro minuto e ancora silenzio. Intanto gli inquilini del palazzo entrano ed escono dal portone vedendomi azzeccato al citofono.

Penso: non avrà gradito.

Chiamo Rossella sperando di non svegliare anche lei, mi risponde più sveglia che mai! Ci salutiamo, parliamo al cell felici di sentirci e poi gli chiedo il numero di Mimmo. Rossella negli anni ’90 è stata tra le figure di spicco del M.P.A.F., era un po’ che non la sentivo; infatti, siamo rimasti per un prossimo incontro, magari in penisola.

Mi dà il numero di Mimmo.

Mi avvio verso il Centro Storico, precisamente a P.zza Dante, mando a Mimmo un messaggio WA: Buongiorno Mimmo, hai fatto colazione? Poco dopo ci incontriamo! Mi confessa che la mia sveglia l’ha vissuta come una doccia fredda e’ prima mattina, domandandomi: ma è ancora tua abitudine andare a svegliare la gente? Andiamo al bar Mexico di P.zza Dante e ci prendiamo un bel caffè.

Mimmo si porta che è una meraviglia!

Chi è Mimmo?

Mimmo è stato colui che mi ha insegnato la parola Underground, la sentivo, ma non l’avevo mai vissuta, mai a pensare che il mondo indie fosse reale. Mi ha fatto rendere conto che per strada le cose sono vere, è stato colui che mi ha fatto “uscire fuori” dalle accademie facendomi notare di avere a “disposizione un’intera città”. Nell’Arte niente è facile! Mi ha portato a Tortuga, proprio come Jack Sparrow portò Will Turner e un po’ come Enzo portò me e Mario a teatro.

Artista indipendente, critico indipendente, curatore, pittore, scultore, documentarista e smartmaker. A metà anni ’90 era l’unico a Napoli che girava cortometraggi nel bel mezzo del Centro con il suo Mario Pesce a Fore sotto gli occhi di tutti: un performer! È stato il primo artista che conosco ad avere avuto un atteggiamento registrativo del tutto invasivo specialmente con l’avvento degli smart (gli oggetti oggi più importanti del pianeta). Sostenitore della cultura posse è stato il fondatore dell’unica galleria indie che abbia mai avuto Officina, al terzo piano dello SKA, poco giù P.zza del Gesù Nuovo.

Poi tutto Web, forse anche prima di Weiwei.

Non sempre siamo stati d’accordo, Mimmo, molto con i piedi per terra del tutto on the road, io invece, ars gratia artis legato a Giani, Musuraca e Neiwiller. Con il tempo poi ho cominciato a capire i chatsubo* e a togliermi di dosso tutta quella attrezzatura e a vivere le cose portandomi dietro semplicemente un diario, una penna e uno smartphone, perciò, sorrisi e canzoni!

Non è più un fatto estetico, ma etico, di indagine. Non è più soltanto un’osservazione, ma una riflessione, un’idea. Semplicemente la mia idea. Così ho abbandonato qualsiasi preoccupazione grammaticale, anzi, in grammatica avevo 4 e me lo tengo caro caro!!!

*Il Chatsubo è un bar immaginario che troviamo in Neuromante, frequentato da soli espatriati, mi fa pensare al “Rick’s Café Américain” in Casablanca, quello gestito da Humphrey Bogard.

Andiamo da Gino Ramaglia.

Enzo non lo vedevo da un po’, che piacere!!!

Gino Ramaglia è la più singolare e significativa realtà indipendente che Napoli possa avere, situato nei pressi dell’Accademia di Belle Arti, da anni promuove artisti attraverso la performance art. Mister Gino, cominciando l’attività di colorista sotto l’ala di Emilio Notte, ha visto passare nel suo negozio grandi personalità dell’arte contemporanea come Antonio Capuano, Gianni Pisani, Mimmo Iodice, Giovanni Valdelli e tantissimi altri fino ad oggi. Dopo la sua scomparsa, i figli, Enzo e Marco, oltre a portare avanti l’attività, l’hanno rivoluzionata in una realtà espositiva come “Artisti in Vetrina. Geniali!

Mimmo sta collaborando con loro.

Mi hanno offerto un altro caffè, stiamo andando avanti a caffè, ma a Napoli è così. La foto che vedete sopra ci ritrae proprio nel retro di Ramaglia insieme ad una delle opere fluo di Gennaro Cilento e, tra un discorso e l’altro, tra ricordi, nostoi e progetti riemerge il nome di Davide, un vecchio compagno di liceo di cui non sentivo parlare da tanto, citato come morto. Ma se posso, perdonatemi, i conti non mi tornano.

Davide lo ricordo quando nei corridoi dell’Accademia, per averlo salutato senza il benché minimo interesse (avevo litigato con una fidanzatina dell’epoca), mi spinse scaraventandomi addosso ad una studentessa che arrivava nel senso opposto. Gliene dissi di ogni. Però mi fece riflettere!

Napoli è stradaiola, incredibilmente stradaiola. Metropoli europea! Uomini, donne e qualsiasi altra cosa che si muove attraversano la strada senza guardare e fidatevi; non si è mai fatto male nessuno. Certo non mancano le complicazioni. Non esiste napoletano che non cerchi Napoli: Lila è sempre lì. Però, si cambiano i metodi e questo è sinonimo di crescita, non dimentichiamo che nel Mediterraneo sono successe un sacco di cose.

Ora sono qui al Nicole Cafè, il mio chatsubo, non è il Rick’s Americain di Bogie, ma mi accontento volentieri. In quel di Bologna fa caldo, ma Napoli non è lontana!

Donato Arcella

La grande storia del Rock

Una poesia che ha narrato la vita del Secondo Novecento. Stradaiola, sentimentale, tra i motel e le tournée, nei rapporti umani, nei tour bus e in mondi technicolor. Progressive e new wave. Indie e alternative. Una poesia blues e digitale che parla di storie: di padri e di madri, di emozioni e adolescenti, di donne, di uomini e di Dio.

Con il Rock scompaiono i libri, le canzoni si respirano. Hey Hey My My è un saggio di storia del rock: l’unico saggio possibile. Con il rock le cover diventano canzoni proprie perché vengono rivoluzionate non da chi le scrive, ma da chi le interpreta: Because the Night non è mai stata di Springsteen, The Man Who Sold the World non sarà mai più di David Bowie. With a Little Help from My Friends ha la voce di Cocker e The Mercy Seat non è un brano di Nick Cave, ma una cover di Johnny Cash.

Con la cover di Jolene, i White Stripes, chiudono per sempre la Storia del rock.

Elvis Presley ’56 Special è un capolavoro!

Il rock è solo sentimento, non è un’abilità professionale, non ha mai avuto bisogno di accademie: ci hanno provato, ma hanno sempre fallito! Il Rock è figlio del blues non delle orchestre, è frutto di un atteggiamento e non di una dottrina, è sola esperienza e per fare esperienza ci vuole tempo. Per questo alcuni di loro ci hanno lasciati giovani.

Con Are You Experienced, Jimi Hendrix, ha spiegato la volta della Cappella Sistina.

Il rock “è stato” (vi prego di non fraintendermi) narrativo, non poteva essere altrimenti, ha risolto gli aedi. Ci sono state le chitarre elettriche e folk, ci sono stati i falò e i poeti con e senza rime. È l’unica cultura del Novecento ad aver avuto un sottobosco che ha determinato e interessato gli sconosciuti.

Chi è puro di cuore (voce e chitarra) scrive le canzoni alla Coop.

Nel rock non c’è voce che non abbia stonature, sapete perché? Perché è un’estemporanea. Gli ingegneri, in questo genere di cose, sono un’angoscia, è una passione mal vista dai pragmatici, mi dispiace per loro, ma senza di loro non avremmo avuto The Dark Side of the Moon e Ok Computer.

Tolgo le parentesi: il rock non è morto! Ma perché mai dovrebbe? Nightmare Air e Mount Eerie vanno alla grande. Il rock non ha bisogno di incoraggiamenti ce lo insegnano i Radiohead che, dopo Karma Police, hanno cambiato genere.

Si! Il Rock non incontra più le generazioni, sono altri i generi che la incontrano.

Quindi esiste ancora il rock? Sì, non muore mai, vive in mille ipotesi differenti… (Assante)

La musica si ascolta, come i film si vedono e il rock è una gran bella storia, chissà, potreste imparare a conoscere meglio i vostri genitori come anche i nonni o le nonne che sono bellissime!!! E di come le cose cambiano. Le generazioni cambiano. È la storia di un “genere” di cui saremo per sempre figli, la cui narrazione non ha bisogno di pettegolezzi, ma semplicemente di canzoni.

L’inferno è dove si trova il cuore, abbi cura dei tuoi ricordi, vieni come sei, i giorni di San Francisco, blu hotel, sonica, amore o confusione, rockeggiando, dieci, galassia di melassa, mille uomini, garage… canzoni! Le belle melodie di un racconto personale, le melodie per sempre.

Donato Arcella

Un affettuoso saluto al Prof. Ernesto Assante.