Nessun rumore

C’era il Teatro Lolli, il luogo dei mille desideri.

Nell’esperienza e nella passione di Cristina e Giuliana… con Carmine parlavo sempre di Alternative.

Da un finestrone dietro le quinte, quando spostavo la tenda, il sole che batteva tutto il pomeriggio, trasformava l’ambiente in uno scenario metafisico. Anche se di taglio, sembrava di stare nella quiete di Piero della Francesca.

Nessun rumore –

Un piccolo teatro “periferico” pieno di storia e laboratori:

le ombre di Marco Manchisi; il delirium di Tanino De Rosa; la coralità di Randisi e Vetrano; la commedia di Max Buldrini.

Ha visto me, che con la Fender mi dimenavo davanti all’obiettivo e ha visto Luca, che con tanta pazienza mi aiutava con il mixer, ha visto Silvia volare sul palcoscenico, ha visto Paolo che alzava intere scene con un solo braccio.

In una delle tante prove chiesi a Pinkey se volesse suonare la chitarra, un po’ quello che gli pareva (ad ogni musa il suo momento) così, mentre suonava, mi allontanai dal microfono e gli scattai questa foto.

Proprio quel finestrone, quella luce, quel momento inevitabile, in un film di 1/60 di secondo.

Donato Arcella

Un fotografo

Dieci anni fa, alla stessa mostra all’Acqua ‘ra maronn di Castellammare, dove parteciparono Carmen e Rossella, oltre ai pittori c’erano anche i fotografi. Scambiai quattro chiacchiere con questo signore. Un fotografo che aveva vissuto la Napoli di Jodice e Donato, che aveva vissuto il bianco e nero della pellicola e delle reflex manuali, quelle indistruttibili. Infatti, ricordo che parlava del digitale con non troppa simpatia. Mi disse che aveva collaborato con diversi fotografi partenopei che già all’epoca erano nomi.

Purtroppo, non ricordo in nome di questo fotografo, ma ha un volto! La grandezza della fotografia sta proprio nel suo atto registrativo il quale non mente. Comunque. Casomai lo riconosceste, vi prego, scrivetemi in Lascia un commento.

Grazie

Donato Arcella

Lu munaciello

Lu munaciello era figlio di Stefano Mariconda e Caterina Frezza, è stata una grave storia di bullismo accaduta a Napoli, al tempo di Alfonso V D’Aragona.

Catarinella era una bella ragazza, figlia di un mercante di panni, si innamorò di Stefano un giovane garzone, il quale, ricambiava questo amore. Ma al papà di Caterina la cosa non piaceva, perciò, questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai. Allora Stefano e Catarinella cominciano a vedersi di nascosto. Quasi ogni sera, Stefano, saltella i tetti di Napoli per giungere sul terrazzino dell’amata. Ma i Frezza lo scoprono, che dallo sdegno, scaraventano il povero Stefano in basso lasciandolo senza vita.

Caterina fuggì di casa pazza dal dolore, fu ricoverata in un monastero di monachelle lontana da tutto e tutti. Gli incontri tra Stefano e Caterina erano espressioni d’amore, perciò, Catarinella rimase incinta. Quando giunse il tempo dette alla luce un maschio.

Non ho trovato il nome di questo figlio eppure, conosciamo il padre e la madre, e siccome amiamo la fantasia, mi sono permesso di dargli un nome. Nato in un convento e frutto di un amore infranto, visto che il patrono di Napoli è san Gennaro, possiamo pensare che la povera Caterina, per buon augurio, gli abbia dato proprio il nome del santo: Gennareniello Mariconda.

Gennareniello era piccino, pallido e dagli occhi sgomentati, era nano. Testa e occhi grandi. Mamma Caterina gli cuce a regola d’arte una tonaca con cappuccio stile domenicano. Gennaro è amato da mamma Caterina e dalle monache, ma tra le strade di Napoli appare strano. Gliene dicono di ogni, lo cacciano, lo ingiuriano e gli fanno sgarbi. Lo sfottono. Fa paura. Lo chiamano: ‘o munaciello.

Gennareniello se la prende, torna a casa da mamma Caterina triste e melanconico, così lei se lo prende e per calmarlo, insieme, recitano le orazioni. Ma la voce si è sparsa, lu munaciello dagli occhi grandi e inquieti è il figlio di Catarinella e questa cosa ai Frezza non piace. Il tempo passa e mamma Caterina muore, non può più consolare Gennareniello. A Napoli lu munaciello non piace e un bel giorno scompare.

Le cronache riportano che poco tempo dopo, furono ritrovate certe ossa piccine e un teschio grande e chissà, se proprio i Frezza, morta Caterina, hanno voluto estinguere la vergogna di Stefano e di suo figlio Gennaro.

Ma la colpa è grande e questo il popolo lo sa: qual era la colpa di Gennareniello e quale la colpa di Stefano e Catarinella? Così cominciano a vedere lu munaciello un po’ ovunque, ma non nei quartieri illuminati dal sole e baciati dalla brezza, ma per i vicoli, per le tetre vie dove il mare non bagna Napoli.

“Questa borghesia che non conosce se stessa, quadrata, piatta, scialba, grassa, pesante, gonfia di vanità, gonfia di nullaggine; questa borghesia che non ha, non può avere, non avrà mai il dono celeste della fantasia, ha il suo folletto.” (Matilde Serao)

I fantasmi non esistono, esistono i rimorsi, questi mordono a tal punto da farti avere le visioni e così, vedi Gennareniello che ti fa i dispetti, Gennareniello che ti compare in piena notte, Gennareniello che ti spinge per le scale, lu munaciello che ti porta i soldi perché gli sei simpatico, ma effettivamente, da copione, non è che i fantasmi, i dèmoni, siamo noi?

E allora il piccolo Gennareniello lo voglio immaginare così, ritratto da Antonio Mancini, felice e scugnizzo nella sua tonaca di prevetariello, con gli occhi vivi di chi sta imparando in fretta, magari fermo, con difficoltà, davanti al pittore, con accanto Stefano e Catarinella.

Donato Arcella

Volto di nessuno

Discorso contemporaneo –

Così, Ulisse, attraverso Euriclea ed Argo, smette di essere un guerriero o l’eroe che conosciamo, e comincia a camminare nel mondo degli umani, perché gli uomini sono umili, non sono fatti per tutte queste pene. Sono troppe e niente torna, perché tutto muore. Infatti, Dio, a chi vuole dare la Terra? Agli umili, agli uomini, non agli eroi. E non per un giorno, ma per sempre.

Donato Arcella

Aniello

Oggi Nello è uno chef esperto, quasi quarantenne, ha una sua attività a Napoli dove conduce una ricerca culinaria molto apprezzata. Ma prima di questo è stato uno dei più grandi video performer dei primi anni 2000. Versatile, veloce, intuitivo e fotogenico senza di lui non credo che avremmo realizzato quei pochi video in miniDV. Video che ci hanno portato belle soddisfazioni a fest come Archeo Doc Fest e O’Curt. Le ragazze lo amavano. Alcune intuizioni registiche sono state suggerite proprio da lui. Pianista, chitarrista e cantante ha sempre avuto una mega cultura musicale e già da giovanissimo: una grande passione per la cucina. Un creativo. Non era poi soltanto Nello, ero legato anche a don Antonio e famiglia, praticamente stavo sempre a casa sua, poi, ognuno ha preso la propria strada. Qualche anno fa sono stato a mangiare al suo ristorante, sia io che Rosy, siamo rimasti contentissimi!!! Ci ritorneremo.

A quell’altezza, dalla città, si vere tutto o’cyberpunk!

Donato Arcella

Il medioevo ellenico

Se esiste un film che ha descritto per certo il medioevo ellenico, è l’Edipo re di Pasolini.

Il tempo descritto nel mito, probabilmente, si riferisce alla prima metà di un periodo che intercorre tra il crollo della civiltà micenea e IX secolo a.C., le uniche informazioni di questo tempo, non sono di cronisti, ma di poeti in età arcaica. Nessuno poteva stabilire la durata della così detta età buia.

Il mondo epico di Agamennone e Ulisse è ambientato in un mondo in cui, nella Grecia che conosciamo, si perse la scrittura, le guerre tribali erano croniche e i re facevano a gara a chi aveva il gregge più grande.

Non c’era apparato burocratico, né alcun sistema ufficiale di leggi e nessun sistema costituzionale. L’equilibrio del potere era delicatissimo.” (M. Finley)

Il sistema religioso era fatto di oracoli e riti magici.

C’era il palazzo del re e una netta distinzione tra nobili e non nobili, dove non mancavano cerimonie e esercizi di potere, ma al di sopra e al di sotto di questa linea, le condizioni sociali erano incerte.

Tra le schiere achee non tutti avevano l’armatura.

Il mondo dei grandi miti greci era letteralmente, e non simbolicamente, il far west! Un mondo dove ti potevi affidare alla sola autorità del “re/pecoraio” o agli dèi, che nel mito, sono descritti come volubili, prepotenti e violenti e, se proiezioni di quel tempo, anche analfabeti.

Eppure, alcuni di questi racconti parlano di labirinti e grandi architetti, un chiaro riferimento ad una civiltà preellenica di cui l’archeologia sta facendo sempre più luce e che, a detta di Gombrich, influenzò anche l’Egitto. Platone, memore di una catastrofe non ignota agli antichi, Thera, si ispirò a narrare l’ideale di una città immaginaria.

Donato Arcella

Aulòs

Discorso contemporaneo –

Era da un po’ che non andavamo a Paestum. Mattinata inoltrata, sulla costa del Cilento, ci fermiamo ai templi. Camminando lungo il perimetro della piana, sento il suono di un flauto, mi affaccio e vedo questo suonatore.

E qui sorge un altro mistero: quanti occhi aveva Polifemo? Tutti diamo per scontato che ne avesse uno solo, ma in verità il poeta non lo dice mai. In nessuno dei versi dell’Odissea si fa riferimento all’unico occhio del Ciclope” (Luciano De Crescenzo)

Donato Arcella

No grazie…!

Film del 1982. Soggetto di Massimo Troisi sceneggiato da Lello Arena, con Troisi nella parte di sé stesso e Maddalena Crippa che affianca un Arena azzeccatissimo. Una brillante commedia girata nella Napoli Power di Pino Daniele, James Senese e Tony Esposito. Si muovevano quelle forze che diventeranno Teatri Uniti. Eduardo era ancora vivo, Totò riemergeva con l’home video e poco dopo avremo avuto Maradona. Arena e Troisi, non ancora trentenni, uscivano dal successo di “Ricomincio da tre”, un capolavoro generazionale figlio dell’Odissea dove Gaetano, farà morire per sempre il luogo comune del meridionale, ripristinando l’uomo viaggiatore e temerario del Mar Grande. Lo associo a Nostos di Franco Piavoli, dove i ritorni non sono per sempre. Ma Massimo da quale isola scappava e perché? Scappava da quell’isola che qualche anno dopo “documenterà” magistralmente Luciano De Crescenzo con Così parlò Bellavista, che in “No grazie…” , è tenacemente difesa da Funiculì Funiculà. Si! Ulisse tornò ad Itaca, ma ripartì proseguendo il viaggio, così come anche Gaetano insieme ad Ugo, Ciro e Massimiliano.

Donato Arcella

I pittori di Stabiae

Dieci anni fa. Castellammare di Stabia. Una mostra collettiva all’Acqua ‘ra maronn. Da quello che ricordo, tutti pittori.

Inverno. Come di consueto, io e Noise, da Bologna, facciamo una capatina giù, i nostri amati nostoi. Veniamo a sapere che Carmen e Rossella avevano organizzato una mostra, così ci andiamo. Carmen è quella tutta pimpante con il saluto indie rock, Rossella è seduta giusto al centro. I figurativi. Così me li immagino. Anche se contemporanei, nei colori di quelle opere, dominava la luce del Tirreno, la luce di quella baia che si affaccia sull’altra faccia del Vesuvio.

È da tempo che sono assai restio, se non oppositivo, all’internazionalità delle cose. Si! Mi piace Weiwei, ma sono sempre più proiettato su una contemporaneità più locale, non per forza folklorica, ma in questo modo, non affacciandomi troppo lontano, mi sono accorto dei Mundu Rua, di pittori come Mario e Gennaro e di grandi realtà espositive come Artisti in Vetrina e, il ricordo di questa Collettiva, tutta moderna, che neanche ricordo il nome e che non voglio sapere.

Un’indipendenza di quartiere che propone una certa artigianalità anche se tutta moderna, che vede una territorialità che non si cura del turismo, ma che se facesse turismo, non ci dispiacerebbe. Carmen dice che tutti i rapporti sono difficili e non ha torto, il futuro è difficile, forse perché abbiamo perso la collettività.

La formazione di questi Stabiesi è tutta contemporanea, metropolitana, ma nelle loro figurazioni, anche se alla luce dei lampioni di strada, ricordano lava e sabbia nera. Rossi “pompeiani”, tratti espressionisti e sguardi crudi. Non sono artisti nascosti, alcuni di loro non si sono fermati a Napoli, ma sono andati oltre, conoscono bene il mondo. Continuano a fare ricerca, ma ritornano a Stabiae. Da Castellammare inizia la Penisola, siamo sulla via di Ercolano, Oplontis e Pompei: la Napoli romana, la Napoli di Tiberio e Poppea. La linea interna che da Partenope finisce alla Marina Grande di Sorrento che, nonostante localini e ristoranti, ci sono ancora i pescatori. Poco più avanti, Capri, è come se ci venisse addosso.

I pittori con le pentecontere di Nostos, coloro che si spingono verso Pithecusa, oltre l’isola di Vivara, alle falde immaginarie del Monte Epomeo, che proprio qui, da millenni, giacciono Tifeo e Aulice. È la contemporaneità delle antiche anfore che raffigurano polpi, leggende, sguardi, viaggi e passioni, una pittura che non dimentica tra mìmesis e memoria, storie e città.

La tradizione culturale è materia viva, che si rimpolpa, si trasforma, si rinnova. Tali sono, ad esempio, le “leggende metropolitane”, cioè quei racconti inverosimili che sono ambientati nel concreto scenario metropolitano e contemporaneo”. (Dario Fo)

No grazie, il caffè mi rende nervoso –

Donato Arcella

Frammenti

La donna che vedete in questi “frammenti” si chiama Flavia.

Installazione fotografica di 21 pezzi (20X30).

La mia ricerca è di stampo diaristico, identitaria, dove non faccio altro che prendere dalla mia formazione in maniera frammentaria. Cresciuto con Mtv, i film che mi piacciono, letture e gli artisti che mi hanno influenzato e, attingendo a frammenti, come se questi fossero dei “frames” estrapolati da sequenze, formulo il mio percorso fatto di luoghi, volti e storia. Importante punto di riferimento è la Storia dell’arte, in particolar modo il Novecento. Mi divido tra fotografia (smartphone), lettere e presentazioni PowerPoint, quest’ultimo a sfondo didattico che esporto in PDF o MPEG. Credo che la didattica sia un fondamento informativo, la quale ricerca storico artistica diventa il frammento di un proprio atto autoriale, un discorso. E non cerco altre storie, cerco la mia storia e la Storia dell’arte, per spiegarla in classe.

Per questo mi sono scelto Gennà, un personaggio immaginario che incontra domande, luoghi e persone.

Il “frammento” è un documento, il quale immaginario diventa lontano, onirico. È l’immaginazione che domina il soggetto, perché da un frammento si intuisce l’esistenza di un percorso. Il quale, decontestualizzato, assume un nuovo significato.

Donato Arcella